Missionari sequestrati in Camerun: costruttori di pace rispettosi dell’islam

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Foto: Gianantonio Allegri

Si chiamano Giampaolo Marta Gianantonio Allegri i due sacerdoti di Vicenza sequestrati nella notte tra venerdì e sabato da uomini armati nel nord del Camerun. Con loro vittima del rapimento una suora canadese di 80 anni dell’ordine della Divina Volontà. Lo conferma la Farnesina precisando che l'Unità di crisi è già al lavoro sul caso in coordinamento con l'ambasciata italiana a Yaoundè.

Il Camerun è uno dei Paesi più poveri dell'Africa Occidentale, con una popolazione di circa 15 milioni di abitanti sparsi su un territorio di 500 mila chilometri quadrati. I cattolici sono il 20% di una popolazione che stenta a trovare il minimo necessario per la sussistenza. Dal 1987 (la missione fu inaugurata da monsignor Arnoldo Onisto al termine del Sinodo diocesano) i preti vicentini impegnati nell'evangelizzazione e nella promozione umana in Camerun sono stati complessivamente 14; al loro lavoro si è affiancato nel tempo il servizio di volontari laici, giovani e famiglie, suore, appunto dell’ordine della Divina Volontà.

Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che hanno già rapito alcuni stranieri nel nord del Camerun. Ricordiamo che l’area dove si trova la diocesi è da tempo al centro di un vasto traffico di esseri umani, e in particolare di bambini. La Chiesa cattolica ha promosso diverse iniziative per far fronte a questo fenomeno e soccorrere le vittime, come affermava in un’intervista all’Agenzia Fides, il Vescovo del luogo, Sua Ecc. Mons. Philippe Stevens. Questa zona sta diventando una terra di nessuno dove il terrorismo africano - la “vera insidia della nuova eversione del terzo millennio” come ammoniscono gli esperti - si sta espandendo.  Un triangolo di terra camerunense incuneato tra l’Est della Nigeria (dove Boko Haram ha le sue basi spesso attaccate dall’esercito di Abuja) e il Sudovest del Ciad, dove operano altre formazioni qaediste. Una regione di “confluenza” tra movimenti che si ispirano al jihad e che da tempo hanno stretto forti legami: è ormai, infatti, provato il punto di congiunzione tra Boko haram, al-Qaeda per il Maghreb islamico (che opera più a nord) e i fondamentalisti somali di al-Shabaab, come riporta Avvenire.

Sul rapimento, il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, ha detto all'Adnkrons: “Preghiamo per i nostri confratelli, la situazione è già complicata, non complichiamola ulteriormente”. Monsignor Pizziol non nasconde tutta la sua preoccupazione: “Non complichiamo i problemi”. Don Giampaolo è nato a Thiene l'1 gennaio del '67, è originario di Melina di Malo, don Gianantonio è nato a Schio il 10 novembre del '57: è stato parroco a Magrè di Schio e a Monte di Magrè. Era tornato in Africa dopo dieci anni di servizio nel Vicentino: “In questo momento non c’erano confratelli pronti, che avessero, cioè, compiuto il percorso di preparazione che comporta almeno un anno di formazione - aveva detto don Allegri in un'intervista - così il Vescovo Beniamino ha ritenuto di chiedere il mio impegno”.

"La situazione di insicurezza del territorio non è cambiata". Così scriveva il sacerdote 12 marzo scorso in una ‘lettera dalla missione’. "Sappiamo - continua il religioso - le forze dell’ordine e l’esercito sono impegnati ad assicurare che non ci siano infiltrazioni e il Governatore della regione ha chiesto che se gli europei presenti qui per vari motivi, si spostano in gruppo, devono farsi scortare dalla polizia. Comunque state tranquilli, noi siamo sereni e confidiamo in quel Padre che annunciamo, misericordioso e grande nell’amore”. E dopo la liberazione di un altro religioso, francese, rapito lo scorso anno, a gennaio scriveva: “Qui la situazione di sicurezza si è un po’ allentata dopo la liberazione del prete francese Georges Vandenbeusch l’ultimo giorno dell’anno. Ma ci dicono di essere prudenti comunque…l’esercito nigeriano sembra aver riconquistato le tre province del nord Nigeria, ma i fondamentalisti non sono stati debellati…alcuni, sappiamo, sono fuggiti in Cameroun, alcuni sono stati arrestati, ma sembra programmassero anche il reclutamento in Cameroun. Le forze dell’ordine sono sempre all’erta e le parrocchie sul confine sono sempre presidiate di notte dall’esercito camerunese. C’è anche una specie di coprifuoco là sul confine: le moto (mezzo privilegiato per muoversi agilmente) non possono circolare dalle 18 di sera fino alle 6 di mattina”.

Ricordo il forte messaggio di Gianantonio Allegri che, alla vigilia della sua partenza per la diocesi africana di Maroua, aveva avuto modo di spiegare le ragioni della sua missione: “La prima urgenza resta quella di dare solidità alla fede. L’evangelizzazione - aveva spiegato ancora il missionario - si sta ulteriormente spingendo verso le montagne, tra le popolazioni Mofu, dove il culto è animista: un bel traguardo in quei luoghi così legati alla tradizione. La Chiesa locale punta sul binomio “Vangelo e sviluppo” ed in tal senso noi ci stiamo muovendo, senza forzature e con rispetto, promuovendo il ruolo dei laici e del clero locale”.  

Il missionario era rientrato in Africa da un anno dopo un lungo percorso di pace nella Diocesi di Vicenza, dove aveva nel 1986 co-fondato il Movimento ecclesiale dei Beati Costruttori di pace, famoso per aver lanciato per primo l’obiezione di coscienza alle spese militari. Negli anni ’90 aveva lavorato nella Commissione Giustizia e Pace a livello diocesano e con la Parrocchia San Clemente di Valdagno, caratterizzandosi all’epoca per la difesa dell’Amazzonia e dei contadini brasiliani senza-terra, appoggiando il suo confratello Egidio Bisol, recentemente nominato vescovo della Diocesi di Afogados da Ingazeira, sulle orme di dom Helder Camara.

L’ultimo decennio di párroco a Magre (Schio) ha continuato il suo impegno per una Chiesa dei Poveri, per il protagonismo dei laici e delle donne nella Chiesa, applicando quel Vangelo della Perifieria tanto caro a Papa Francesco.

Cristiano Morsolin

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