Camerun: contese per l'oro nero

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Oil field

Si è aperta in questi giorni in Camerun, nella capitale Yaounde, la quinta sessione di consultazioni della Commissione bilaterale mista costituita da rappresentanti camerunensi e nigeriani impegnati a discutere sull'assegnazione alla Corte Internazionale di Giustizia della gestione della crisi di confine che vede scontrarsi i due paesi africani.

Oggetto della contesa è stata negli ultimi anni la penisola di Bakassi, una zona ricca di giacimenti petroliferi meta privilegiata delle multinazionali del petrolio.

Crescono le proteste della popolazione del villaggio rurale Lom II dopo la rimozione di un ponte costruito durante l'edificazione di un condotto petrolifero tra il Chad e il Camerun il cui progetto ha coinvolto la COTCO (Cameroon Oil Transportation Company), posseduta da ExxonMobil e dai suoi partner ChevronTexaco e Petronas. Gli abitanti del villaggio, tradizionalmente separati dal resto del mondo dal fiume Lom, avevano cominciato a beneficiare della presenza del ponte che facilitava i loro trasporti e commerci, pur esponendo al rischio di sfruttamento le foreste Pangar et Gjerem e Deng-Deng finora incontaminate.

Nelle ultime settimane si sono svolte manifestazioni di protesta in quasi tutte le grandi città del Paese africano a causa delle frequenti interruzioni di energia elettrica a cui la popolazione è stata sottoposta dall'inizio dell'anno da parte dell'ente nazionale per l'elettricità Aes-Sonel, privatizzata circa due anni fa e acquistata dal gruppo americano Aes Sirocco Ltd. È vero che quest'anno c'è stata una grande siccità in Camerun e le strumentazioni idroelettriche ne hanno risentito, ma l'opinione pubblica resta convinta che i nuovi dirigenti non siano stati in grado di fare previsioni azzeccate sulla quantità di acqua di cui avrebbero potuto disporre.

La situazione sanitaria del Camerun è particolarmente difficile. La crisi economica iniziata nel 1991 a causa della svalutazione della moneta locale del 50 per cento ha causato una perdita del potere d'acquisto delle famiglie e le spese per l'alimentazione sono scese del 30 per cento tra il 1983 ed il 1993; l'interesse sul debito estero ha fatto il resto e la spesa sanitaria pro-capite all'anno dello Stato è di 3 dollari. La conseguenza è che le prestazioni sanitarie sono a carico totale del cittadino che spesso non riesce ad affrontarle. Da qualche tempo si stanno moltiplicando le pressioni da parte dell'opinione pubblica e di vari organismi attivi nel campo della solidarietà, sui governi, sull'Organizzazione Mondiale del Commercio e sulle multinazionali farmaceutiche.

Fonti: Allafrica, UN Integrated Regional Information Networks, Misna, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo.

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