Burundi: ancora violenti scontri a Bujumbura

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Il fronte delle forze coinvolte nei combattimenti si è allargato a pochi giorni dalla ripresa dei violenti scontri a Bujumbura, capitale del Burundi. Il Ministro della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che alle Fnl (Forze per la liberazione nazionale, hutu), si sono unite le Cndd-Fdd (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia - Forze per la Difesa della Democrazia), che all'inizio non avevano partecipato ai combattimenti.

Fonti diplomatiche occidentali interpellate da Misna a Bujumbura ritengono che l'offensiva delle Fnl sarebbe una ‘risposta militare' alle intenzioni espresse di recente dal nuovo presidente burundese Domitien Ndayizeye, un hutu subentrato al tutsi Pierre Buyoya
due mesi fa in base all'alternanza prevista dall'accordo del governo di transizione. Il capo di Stato ha detto che se la ribellione non accetta il dialogo, l'esercito, a maggioranza tutsi, avrà a disposizione tutti i mezzi per usare la forza.

Secondo fonti Misna, non è escluso che per fermare l'offensiva delle Fnl l'esercito burundese abbia chiesto l'aiuto del contingente sudafricano, presente in Burundi per l'operazione di mantenimento della pace voluta dall'Unione Africana (Ua). Le Fnl hanno chiesto le dimissioni del presidente Domitien Ndayizeye, che avrebbe dovuto portare il paese a pacifiche elezioni in programma tra 18 mesi.

Ora Cndd-Fdd e Fnl hanno ripreso la lotta e la fanno insieme, sottolinea Nigrizia, per ricordare al governo che i problemi restano tutti in piedi, anche se un presidente hutu si trova al potere. Sembra, quindi, che per ora sia tramontata definitivamente la speranza di pace che era sorta in questa decennale guerra tra maggioranza hutu e minoranza tutsi (che detiene il potere), un conflitto che ha provocato finora 300mila morti, a cui si aggiungono le vittime di questi giorni.

Migliaia di profughi stanno scappando dalle periferie di Bujumbura. Alcuni organismi come l'Ocha (Coordinamento per gli Affari Umanitari dell'ONU), il Wfp (World Food Programme dell'Onu), la Croce Rossa Internazionale e Médecins sans Frontières stanno intervenendo a sostegno della popolazione. C'è urgente bisogno di acqua, materiale per costruire ripari per gli sfollati, sapone e medicine per i feriti; rimangono chiusi negozi, mercati, banche ed uffici pubblici. La Lega per i Diritti Umani in Burundi (Iteka) ha lanciato un appello alle Fnl affinchè cessino i combattimenti e comincino le trattative con il governo ed, intanto, vengano aperti dei corridoi umanitari per i civili bloccati nei sobborghi nel rispetto delle leggi umanitarie internazionali.

Fonti: Warnews, Misna, Nigrizia;

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