Bosnia-Erzegovina, la povertà invisibile

Stampa

Poveri a Sarajevo - Foto: EstOvest

La povertà della Bosnia si nasconde dentro gli appartamenti e le case di proprietà garantite dal sistema socialista, nell'agricoltura di sostentamento delle campagne e dietro il glamour di eventi mondani come il Sarajevo Film Festival. E' una povertà strisciante che fa da contrasto ai cantieri edili delle principali città che sfornano centri commerciali brillanti e ricchi di ogni tipo di merce. Una povertà che si intuisce dagli autobus inter-cittadini che si rompono lungo la strada, da una moltitudine silenziosa di anziani che si lasciano morire.

Come riconoscere se un paese è povero o ricco? Nella lista DAC (Commissione per l'aiuto allo sviluppo), Commissione dell'OCSE che definisce i paesi destinatari di aiuti pubblici allo sviluppo (APS), la Bosnia è definita paese a basso-medio reddito insieme a Macedonia, Albania e Kosovo con un reddito annuale oscillante fra i 717-2839 euro equivalenti, mentre Serbia, Croazia e Montenegro sono definite ad alto-medio reddito. Come nelle migliori famiglie, i balcani rappresentano i parenti poveri, un ramo della grande famiglia Europa caduto in disgrazia ed in attesa di una riabilitazione morale e materiale.

In questo paese i/le povere sono più della metà e sopravvivono di lavori precari e di un'elemosina di stato pensata per creare dipendenza. Una forma di droga legale che in 15 anni di dopoguerra è riuscita a trasformare la popolazione della resistenza e della diversità in un popolo ombra che non sogna domani e vive consumandosi di nazionalismo e delle memorie sfocate di un passato di fratellanza celebrato durante le olimpiadi invernali dell'84.

Fra questo popolo in costante oscillazione tra la sopravvivenza di oggi e la povertà di domani ci sono circa 170mila bambini dichiaratamente e terribilmente poveri. Sono, prevalentemente, i figli e le figlie della popolazione di sfollati generati dalla guerra '92-'95 e rom. All'interno di questi gruppi, in una spirale di ingiustizia e discriminazione, che si appoggia su una tradizione patriarcale, le bambine pagano prezzi di esclusione più alti dei loro coetanii maschi.

La Bosnia Erzegovina, per chi la attraversa, è un paese ricco di calore umano, di buona rakjia (brandy di prugna), cevapi, agnello e maialino allo spiedo e di immancabili pite. Un paese che ha nella domaća kafa (caffè turco) il suo rito principe di accoglienza, che richiede di essere sorseggiato lentamente mentre si parla del più e del meno. Un paese dove ogni città, villaggio, campagna ha la sua banda di cani randagi. Aquartierati nei vagoni abbandonati su un binario morto a Sarajevo o nella periferia di Trebinje, sono amici e nemici. Sfamati, coccolati ma anche braccati e tormentati a seconda della fortuna e dell'umore dato che i canili pubblici sono inesistenti e vengono sostituiti dalle pallottole di bonifica dei cacciatori.

Questo paese che splende per alcune notti all'anno sotto i riflettori internazionali di due o tre eventi vive come il resto d'europa di reality show che in maniera posticcia ricreano l'atmosfera della ex-SFRJ rinchiudendo star, starlette ed illustri sconosciute/i nei format dell'isola dei famosi, la fattoria, il grande fratello. Ed è allo specchio di questo surrogato di ex-paese che si forgiano i sogni dei e delle giovani, vite leggere, estrada, cocktail, droghe e stampa scandalistica al ritmo di un turbo folk pervasivo e onnipresente.

Questo paese che dal 1992 non sa di preciso quanti abitanti abbia, quanti siano espatriati, reintrati, morti e dispersi, che aspetta un censimento osteggiato dai partiti politici, ospita una pletora di esperti ed esperte internazionali addette alla sua bonifica, sviluppo e democrazia. Questa affascinante popolazione locale ed internazionale di ricche e ricchi, prigioniera di stipendi la cui media oscilla dai 1500 ai 4000 euro mensili, si impegna per una media di 8 ore al giorno, a diffondere costanti appelli alla popolazione ed a quante/i lavorano nel sociale affinché la giustizia trionfi, affinché la gente affolli le urne (quest'anno il 3 ottobre la Bosnia Erzegovina va alle urne per scegliere il governo dei prossimi 4 anni!), affinché si denunci la corruzione.

Questa affascinante popolazione è parte integrante del mito della Bosnia Erzegovina e della sua decandenza e corruzione. Stipendiati da fondi pubblici: bosniaco-erzegovesi, europei e resto del mondo, aspettano che la popolazione locale si riscuota dal torpore, rinunci all'elemosina di stato, all'indigenza e alla povertà e porti il paese in europa.

Valentina Pellizzer
(inviata di Unimondo a Sarajevo)

Ultime notizie

L'Algeria e la meglio gioventù

19 Aprile 2019
In Algeria è caduta la prima B (dal nome dell’ex presidente Bouteflika), la gente si aspetta il ritiro delle altre due B che hanno segnato il potere degli ultimi 20 anni. (Ferrccio Bellcini)

Ce li stiamo mangiando tutti!

18 Aprile 2019
Oggi la “megafauna” della Terra, se si escludono alcune balene che non se la passano sempre benissimo, sta letteralmente scomparendo. Come mai? (Alessandro Graziadei)

Una scuola per la sostenibilità ambientale creativa

18 Aprile 2019
Negli ultimi anni all'Itet Fontana si è fatto un grosso lavoro di analisi sui programmi delle diverse discipline insegnate per individuare dove poter dare spazio alla sostenibilità ambientale, coll...

Una chiamata alla coscienza ambientale

17 Aprile 2019
Nessuno si dimenticherà dei tragici giorni di fine ottobre 2018, quando la catastrofe si abbatté sul Trentino e su tutto il Nord-Est italiano. (Paolo Poda)

Quel che “Vaia” ci insegna *

17 Aprile 2019
La tempesta di acqua e vento che nell'ottobre scorso ha spazzato via 41.491 ettari di bosco ci parla del cambiamento climatico e della nostra insostenibilità. Di un clima sempre più segnato da even...