Arnett, Cook, Smucker, Rivera.. ma non è una squadra di calcio! - di Mariano Benni

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Possiamo stare subito tutti più tranquilli: poche ore dopo essere stato licenziato in tronco a Baghdad da due "padroni" americani, il neozelandese Peter Arnett, che già aveva detto di voler andare a nuotare in un'isoletta sperduta in un oceano, ha un nuovo editore inglese, il "Daily Mirror", uno dei rari quotidiani totalmente schierati contro la guerra. Insignito di un prestigioso premio Pulitzer al tempo della guerra in Vietnam e divenuto famoso nel 1991 alle dipendenze della Cnn per i suoi servizi da Baghad sulla guerra del Golfo, Arnett deve rinviare i suoi progetti di vacanza al mare ed è diventato in qualche modo collega dell'ex -ministro degli esteri inglese Robin Cook, dimessosi il mese scorso da leader della Camera per protesta contro il conflitto e la linea del primo ministro Tony Blair. Il Sunday Mirror, edizione domenicale del tabloid, il 30 marzo aveva infatti in prima pagina una foto delle bare dei primi dieci soldati inglesi morti in Iraq e all'interno pubblicava un articolo di fuoco di Cook intitolato "Mandiamo invece al fronte Rumsfeld e i suoi falchi". Dopo la copertina di lunedì sull'inespugnabile Bassora, ieri, primo aprile (e non era un classico "pesce"), oltre alla scritta cubitale "Massacro" riferita alle donne e ai bambini uccisi dai soldati americani a un posto di blocco, aveva un foto di Arnett e la scritta: " Licenziato dagli americani per aver detto la verità e assunto dal Daily Mirror perchè possa continuare a dirla". Cook e Arnett non sono tanto colleghi in giornalismo quanto in persecuzione da parte di coloro che detestano la loro decisa posizione contro la guerra: entrambi sono stati e di sicuro saranno ancora oggetto di violenti attacchi e livide calunnie da parte di quei politici e giornalisti dei loro Paesi evidentemente poco convinti della necessità della pace. Sia Arnett, con una franca intervista alla televisione irachena, sia Cook sul Mirror sono solo responsabili di aver espresso il proprio punto di vista di osservatori qualificati, criticando l'andamento della prima fase del conflitto che era stato annunciato dal presidente americano Bush e da Blair come un blitz di pochi giorni e che si è invece fatto duro e chissà quanto lungo, con grandi perdite umane su entrambi i fronti. Il licenziamento e la levata di scudi contro il giornalista e la campagna scatenata da Blair contro Cook, pur non essendo bombe o missili cruenti come quei diecimila circa già usati in Iraq, costituiscono pur sempre un tremendo e inatteso botto liberticida; e per di più non in un territorio da sempre, diciamo così, "possibilista" come può purtroppo essere l'Italia, ma proprio nei due Paesi in cui, grazie a un'antica e rigorosa tradizione, la libertà d'espressione appariva fino a ieri un bene inviolabile. In America, la faccenda rischia di aggravarsi presto oltre misura. Già venerdì scorso, Phil Smucker, inviato dello storico e stimato quotidiano "Christian Science Monitor", era stato riaccompagnato in Kuwait dai Marines che lo avevano accusato di non attenersi alle regole di una corrispondenza corretta.Tra ieri e oggi, incerte sono diventate anche le sorti di Geraldo Rivera, altro celebre giornalista televisivo e inviato di guerra in Iraq. Al seguito delle truppe come uno dei 600 'embedded' (inclusi) - l'unico che permette di seguire da vicino i movimenti dei soldati angloamericani in Iraq - e quindi assoggettato ai filtri ( qualche maligno dice censure) predisposti dai comandi militari, Rivera sarebbe costretto stato costretto a rinunciare al suo incarico per un'accusa che va oltre il ridicolo: aver disegnato con le dita e un legnetto nella sabbia, sotto l'occhio di una telecamera in collegamento diretto, una grossolana mappa della zona d'operazioni in cui si trovava. Divulgazione di segreto militare? Spionaggio? Tradimento? Il baffuto e spavaldo inviato ispano-americano, noto per il suo stile vivace e talvolta aggressivo, forse non rischia la corte marziale ma potrebbe essere costretto a passare dallo stato di incluso a quello di "escluso". Davvero un gran male? Forse da escluso sarà anche più libero. E se anche lui dovesse per questo finire licenziato, potrà comunque campare con la sua sola 'firma'. Intesa non come metafora della sua celebrità di giornalista ma alla lettera: in Internet si vendono già sue foto baffute , sorridenti e autografate a partire da oltre cento euro l'una.

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