Aree protette, una ricchezza per l’Europa

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Foto: Europarc.org

Federparchi Europarc Italia, Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, ha rilasciato lo scorso aprile un documento molto interessante che mette in luce l’importanza fondamentale e necessaria delle aree protette per l’Europa del presente e del futuro.

Nata nel 1989, da allora l’associazione di categoria che riunisce ad oggi 160 organismi e rappresenta gli Enti gestori delle aree protette naturali italiane non ha smesso di lavorare costantemente per la costruzione e il rafforzamento di un sistema nazionale delle aree protette improntato a criteri di partecipazione e democrazia, dedicandosi apolitiche e azioni di coordinamento, integrazionee conservazione, favorendo lo scambio e la condivisione di conoscenze, esperienze e buone pratiche tra i parchi.

Per obiettivi e per vocazione, Federparchi guarda con estrema attenzione al panorama internazionale delle aree protette e della biodiversità ambientale e culturalee proprio dalla combinazione tra sensibilità ed esperienza nasce anche il policy paper dello scorso aprile, che in poche pagine esprime chiaramente la propria posizione per la difesa del patrimonio naturale e delle aree protette, strumenti che contribuiscono non solo a tutelare la diversità, ma anche a promuovere un’economia sostenibile e ad affrontare i cambiamenti climatici.

Le aree protette coprono circa il 25% del territorio dell’UE, coinvolgono più di un quarto della popolazione e sono punti di riferimento per milioni di visitatori ogni anno: se ne contano oltre 400, in 38 Paesi europei. Il documento è una chiamata all’azione dei Gruppi Politici Europei dei Partiti nazionali e dei singoli candidati al Parlamento Europeo, che va nella direzione di: riconoscere il ruolo delle Aree Protette come laboratori per lo Sviluppo Sostenibile in tutti i Fondi Strutturali Europei; includere la conservazione e il ripristino della biodiversità in tutte le principali Politiche Europee; incrementare i programmi e i fondi dedicati; riconoscere alle Aree Protette il ruolo di attori chiave per implementare queste politiche sul territorio, senza dimenticare gli incentivi a chi su quei territori lavora in collaborazione, predisponendo misure e fondi adeguati.

L’Europa ha bisogno di uno sviluppo economico sostenibile. Le Aree Protette non sono solo essenziali per la conservazione della biodiversità e del paesaggio, sono anche autentici laboratori per promuovere un modello socialmente più inclusivo, più sano dal punto di vista ambientale ed economicamente sostenibile per la società. Impediscono l’abbandono rurale attuale, promuovono il coinvolgimento delle comunità e sostengono i lavori verdi. Creano destinazioni turistiche sostenibili, incoraggiano pratiche agricole sostenibili e partnership tra agricoltori e enti gestori delle Aree Protette. Valorizzano la natura come una risorsa essenziale per la salute e il benessere.” Questo si legge nel documento, esemplare sintesi del valore delle aree protette non solo per la natura e l’ambiente, ma anche per il territorio e le comunità che ne condividono spazi e benefici. Perché l’Europa ha bisogno di ecosistemi sani, resilienti, che forniscono habitat per animali e piante e svolgono un ruolo importante nella regolazione del clima, garantendo biodiversità, protezione del suolo e servizi ambientali. E tutto questo non è possibile senza leadership giovani, in grado di aiutare ad aprire la strada verso un futuro sostenibile, che tenga in primo piano la necessità di azioni a favore del clima.

Scritto prima delle ultime elezioni europee, questo documento riassume magistralmente il mandato che i cittadini danno alle istituzioni, mandato di fatto confermato anche dai risultatielettorali che hanno visto una crescita significativa della componente politica dei Verdi. Negli anni l’Unione Europea ha compiuto passi fondamentali per affrontare queste sfide e ha attualmente una buona legislazione, pur migliorabile: ulteriori progressi e un’attuazione più efficace sono e devono essere gli obiettivi primari per i prossimi anni, in cui il Parlamento Europeo dovrà rispondere alle grandi aspettative dei suoi cittadini, che finalmente sembrano considerare la tutela ambientale, in tutta la sua complessità, una priorità.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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