Angola: ricostruzione e rischi umanitari

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L'agenzia Misna riporta che gli abitanti di Gungue in Angola non benficiano di alcuna assistenza alimentare, la popolazione è costretta a recarsi nella vicina cittadina di Caconda a circa 50 Km di distanza per trovare il necessario per sopravvivere e la la situazione alimentare della piccola comunità è a rischio.

L'appello delle Ong che operano nella zona in favore degli abitanti avviene nel momento in cui centinaia di sfollati stanno facendo ritorno alle proprie terre di origine nelle zone interne delle regioni meridionali.

Più di 25 mila rifugiati sono rientrati in Angola dalla proclamazione della fine della guerra civile, ne sono previsti altri 75 mila nel corso di quest'anno. I rientri sono gestiti nell'ambito dei programmi dell'UNHCR che dovrebbero garantire aiuti economici ed umanitari nelle fasi di reinsediamento.

Intanto l'Angola sta attraversando un cruciale momento di passaggio nella ricostruzione del paese devastato da 25 anni di guerra civile. Il reddito pro capite è fra i più bassi del mondo, le attività agricole sono ostacolate dalla presenza di mine sul territorio ed il paese è dipendente dalle importazioni alimentari dall'estero. L'Agricoltura continua, comunque, ad essere l'attività per l'85% della popolazione mentre il petrolio rappresenta il 45%del PIL ed il 90% delle esportazioni. Il paese rimane poverissimo a fronte delle notevoli risorse naturali (oro, diamanti, petrolio,legno,pesca) che lo rendono potenzialmente il paese uno dei più ricchi dell'Africa sub-sahariana.

Il progresso delle condizioni economiche passa però innanzitutto attraverso alcuni passaggi politici, in particolare due questioni sembrano fondamentali: da un lato la modernizzazione e l'inserimento istituzionale del partito UNITA, l'opposizione armata che per 25 anni ha combattuto contro il partito di governo l'MLPA, che dovrebbe permettere lo sviluppo della convivenza pacifica nel paese, dall'altro la risoluzione del problema legato alla regione di Cabinda. La regione, ricchissima di petrolio (60% della produzione angolana), protettorato portoghese indipendente fino all'annessione all'Angola al momento dell'indipendenza nel 1975, rivendica la propria autonomia ed indipendenza. Dal momento dell'annessione la regione è stata teatro di una sanguinosa lotta separatista che ha provocato più di 30 mila morti.

Grava poi sull'Angola un debito estero pari a 10,8 miliardi di dollari. E' di questi giorni la notizia che la Polonia ha ridotto del 60% il suo debito con l'Angola e rilancerà scambi commerciali e di cooperazione volti alla ricostruzione del Paese.

Altre fonti: Equilibri, O Apsotolado.

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