Anatomia delle guerre ambientali

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Dalle zone di guerra ai centri commerciali: nuove ricerche rivelano lo stretto collegamento esistente tra i consumi occidentali e le guerre per le risorse combattute nel Terzo mondo.La richiesta illimitata di telefoni cellulari e di altri beni di consumo di lusso alimenta conflitti violenti con l'uccisione di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Le guerre brutali combattute per le risorse naturali come il coltan - un minerale necessario per il funzionamento dei telefoni cellulari e di tutte le apparecchiature elettroniche -, i diamanti, il legname tropicale, e altre materie prime pregiate, hanno ucciso o delocalizzato più di 20 milioni di persone negli ultimi anni e hanno dato un reddito di almeno 12 miliardi di dollari l'anno ai ribelli, ai signori della guerra, ai governi reazionari e ad altri gruppi di predoni sparsi in tutto il mondo.

Dalla Colombia all'Angola all'Afghanistan, ogni giorno la gente muore perché le società consumistiche importano e usano le loro materie prime senza neanche pensare da dove provengano. Quando si compra un telefono cellulare, ad esempio, si paga un prezzo che serve per a alimentare la guerra nella Repubblica Democratico del Congo, dove eserciti rivali lottano per il controllo delle miniere di coltan, una merce che appena dieci anni fa non aveva alcun valore commerciale e che oggi è indispensabile per il milione e passa di cellulari in funzione.

L'aumento vertiginoso del commercio estero mondiale, insieme al lassismo e alla corruzione degli addetti alle dogane, ha reso abbastanza facile per i gruppi in lotta, l'accesso ai mercati chiave. Le imprese e i paesi ricchi, che traggono vantaggio dal basso prezzo delle materie prime, fanno finta da sempre di non vedere la distruzione delle risorse, mentre i consumatori di norma non si rendono neanche conto che molti dei loro acquisti abituali portano l'impronta invisibile della violenza.
La maggior parte della violenza nei conflitti legati alle risorse ricade sulle popolazioni civili. Pratiche inaccettabili come la mutilazione dei prigionieri servono a terrorizzare le popolazioni locali costringendole a subire, o battersi. I ragazzini sono trasformati in baby soldati, le ragazzine in schiave del sesso per i soldati adulti, oppure sono usati entrambi come forza lavoro a buon mercato per estrarre le risorse. Nel decennio 1990, i rifugiati nei paesi limitrofi sono stati 5-6 milioni, e gli espulsi dalle loro case e quindi rifugiati all'interno del paese, tra 11 e 15 milioni.

Oltre al tributo umano che queste guerre comportano, c'è il fatto che molti conflitti legati alle risorse sono agiti in aree di grande valore ambientale, accelerando la deforestazione o decimando i gorilla, gli elefanti e altre specie selvatiche. I conflitti sulle risorse rivelano i limiti del mantenimento della pace a scala internazionale e delle capacità di risoluzione dei conflitti. Per eliminare le guerre per le risorse e informare i consumatori sulla vera natura dei loro acquisti, bisognerebbe fare molte cose tra cui:

Sviluppare sistemi globali e stringenti di certificazione dei diamanti, del legno e delle altre risorse, per rintracciare l'origine delle stesse e sottrarre al commercio quelle prodotte e vendute in modo illecito nelle aree in conflitto. Migliorare la capacità delle organizzazioni internazionali e dei governi a monitorare il mancato rispetto degli embarghi sulle merci all'origine dei conflitti, e ad infliggere sanzioni affinché i trafficanti sappiano che non resteranno impuniti.

Sviluppare codici di condotta delle multinazionali attive nell'estrazione delle risorse, sostenere le campagne delle ong (organizzazioni non governative) che "rivelano e condannano" i nomi delle imprese, al fine di convincerle ad operare in modo più responsabile, accrescere la loro trasparenza e responsabilità (ad esempio convincendole a comunicare ai governi ospitanti tutte le tasse, i pedaggi e gli altri pagamenti fatti, come condizione per avere il permesso di operare sul mercato dei capitali e su quello finanziario.

Ridurre la disponibilità delle piccole armi, che sono quelle scelte in molti conflitti, con criteri più restrittivi per le esportazioni e regole più restrittive per i trafficanti, tenendo liste dettagliate delle armi prodotte e vendute, e monitorando la gestione delle armi in sovrappiù. Promuovere la democratizzazione, la giustizia e maggiore rispetto per i diritti umani, eliminare l'impunità grazie alla quale alcuni governi e gruppi di ribelli si sentono incoraggiati ad essere il più violenti possibile.

Favorire la diversificazione dell'economia evitandone la forte dipendenza dalle materie prime. Per fare questo, occorre investire in sviluppo umano, migliorare i settori della salute e dell'istruzione, creare buoni posti di lavoro e opportunità di avanzamento sociale ed economico onde ridurre il rischio che la dotazione di risorse naturali di un paese diventi causa della sua distruzione.

di Michael Renner
Fonte: CNS Ecologiapolitica

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