Algeria: 5 candidati per una poltrona che scotta

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L’ autunno medio-orientale è segnato da rivolte di piazza, che intonano “bella ciao” come denominatore comune canoro.  Manifestazioni in molte parti del mondo, in Libano e in Iran, che seguono quelle sud-americane (Venezuela, Bolivia e Cile), senza dimenticare l’asiatica Hong Kong, che hanno oscurato, mediaticamente, la “questione” algerina, con il suo movimento popolare (Hirak) che, ogni venerdì, dallo scorso febbraio, scende in massa nelle strade delle 48 Wilayat (Province) del Paese nord-africano.

Così come le manifestazioni altrettanto assordanti, ma ordinate, degli studenti che, ogni martedi, hanno invaso, e invadono, a loro volta, le strade delle città per manifestare il dissenso di una generazione, la loro, maggioranza nel Paese, ma con poche prospettive per il futuro.

Lontano dai riflettori, ma sempre più contro un regime nei cui centri di potere aleggia lo spirito “gattopardesco” del “bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”.

Un appassionato del lotto potrebbe giocarsi il terno secco, 39 – 12 – 5, sulla ruota di Algeri: 

39, come le settimane trascorse dalla prima contestazione di piazza contro il regime dell’allora Presidente Abdelaziz Bouteflika che ha portato alla sua rinuncia a candidarsi per un quinto mandato presidenziale e dato il via al lungo braccio di ferro fra una popolazione stanca di sentirsi emarginata ed un regime che dall’indipendenza del Paese nel 1962 perpetua il proprio potere.

Anche nell’ultimo venerdì di protesta, i manifestanti, in massa, hanno espresso il loro rifiuto a partecipare alle annunciate elezioni presidenziali del mese di dicembre.

Sia ad Algeri che in altre wilayat (Province), l'enorme mobilitazione dei cittadini non è diminuita.

Nelle strade della capitale, migliaia di persone, in una folla compatta, la maggior parte giunta da lontano, nonostante i molteplici controlli di sicurezza per ridurre l'afflusso di automobili ad Algeri e il blocco totale del traffico ferroviario, hanno marciato sotto una pioggia battente: bambini, anziani, intere famiglie.

“Djeich chaab khawa, khawa e Gaïd Salah maa el khwana”, (“l'esercito e il popolo sono fratelli, Gaïd Salah con i traditori”). Gli slogan sono potenti e ribadiscono la grande impopolarità del Viceministro della difesa e Capo di stato maggiore Gaïd Salah, che continua, imperterrito, a dettare la sua agenda;

12, come il giorno del prossimo dicembre nel quale sono state indette le elezioni presidenziali, annunciate dal Presidente dell'Autorità elettorale nazionale indipendente, Mohamed Charfi, durante una conferenza stampa tenutasi presso la sede dell'Autorità.

Su un totale di 143 candidati che hanno ritirato i moduli di richiesta, solo 23 hanno presentato i loro fascicoli a livello ANIE e solo 5 sono riusciti a raccogliere le 50.000 firme di sostenitori , necessarie per completare il proprio dossier di candidatura.

L’annuncio è arrivato il giorno dopo il 37° venerdì della contestazione popolare, in coincidenza con la commemorazione del 65° anniversario del 1° novembre 1954, data dello scoppio della guerra di liberazione nazionale contro il colonizzatore francese.

Come promemoria: le elezioni presidenziali erano previste per il 18 aprile 2019. Sono state quindi cancellate in seguito alle dimissioni di Abdelaziz Bouteflika. Dopo che Abdelkader Bensalah è salito al potere come Presidente ad interim, il voto è stato riprogrammato per il 4 luglio 2019. A luglio, il Consiglio costituzionale ha invalidato la candidatura degli unici due postulanti alle elezioni presidenziali. Il voto è stato quindi annullato una seconda volta;

5, come i candidati giudicati aventi i requisiti necessari per poter concorrere all’elezione della carica di Presidente, che, chi più chi meno, sono tutti figli dell’attuale sistema di potere, così tenacemente contestato da quasi 10 mesi:Abdelmadjid Tebboune, Ali Benflis, Azzedine Mihoubi, Abdelkader Bengrina e Abdelaziz Belaid.

Abdelmadjid Tebboune, è considerato uno stretto collaboratore del Capo di stato maggiore e uomo forte dell’attuale fase politica post Bouteflika, Ahmed Gaïd Salah. Ha iniziato la sua carriera politica nel 1975, fino al 1989 con ruoli amministrativi (Governatore di province), poi dal 1991 all’inizio del 2017 Ministro in diversi dicasteri e da maggio ad agosto 2017 Primo ministro;

Ali Benflis, dopo essere stato magistrato è stato nominato Ministro della Giustizia il 9 novembre 1988, fino al 1991. Torna sulla scena politica come membro del Fronte di liberazione nazionale (FLN) durante le elezioni del 1997. Due anni dopo ha guidato la campagna elettorale di Abdelaziz Bouteflika per le elezioni presidenziali. Successivamente ha ricoperto le cariche di Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, quindi Direttore di Gabinetto della Presidenza e Capo di Governo. Il 19 settembre 2001, è stato eletto Segretario generale del FLN. Nel 2004 e nel 2014 è stato candidato alle elezioni presidenziali, arrivando in entrambe le occasioni secondo, alle spalle del Presidente Bouteflika, dal quale era stato messo in un angolo per il timore che la popolarità da lui raggiunta gli facesse ombra;

Azzedine Mihoubi, ha iniziato la sua carriera come giornalista nel 1986. Nel 1996 è nominato Redattore capo per la televisione algerina, per poi diventarne Direttore generale nel 2006. E’ stato anche Direttore generale della radio algerina dal 2006 al 2008 e, nel 2010, è stato nominato Direttore della Biblioteca Nazionale d'Algeria. Ha ricoperto la carica di Presidente della Radio algerina, dell’ Unione degli scrittori algerini e Presidente dell'Unione Generale degli uomini arabi di lettere. Dal 2015 al 2017 ha ricoperto il ruolo di Ministro della cultura;

Abdelkader Bengrina è un politico del Movimento islamista algerino del quale è stato anche Segretario generale. Membro del Consiglio nazionale di transizione (1994-1997), Ministro del turismo e dell’artigianato (1997-1999) e deputato dal 2002 al 2007;

Abdelaziz Belaid, dopo essere stato membro del Fonte di liberazione nazionale (FLN) e deputato per dieci anni, si è separato per fondare il suo partito, Front El Moustakbal. Ha partecipato come candidato alle elezioni presidenziali del 2014. Durante la sua giovinezza, è stato membro degli Scout musulmani algerini, diventandone rapidamente un leader nazionale. Ha diretto l'Unione Nazionale degli Studenti Algerini ed eletto Segretario generale dell'Unione nazionale giovanile algerina (UNJA), una formazione satellitare al partito FLN. 

Né il ”bastone” utilizzato ultimamente dal regime per cercare di smorzare gli entusiasmi popolari, con arresti arbitrari e blocco degli ingressi di Algeri e delle altre città, nei venerdì delle contestazioni, né la “carota”, sottoforma di contentino, con arresti eccellenti di ex sodali politici e uomini d’affari contigui, sono riusciti a smorzare la forte mobilitazione popolare.

Negli ambienti giornalistici e diplomatici si sottolinea il salto nel buio che il Paese si sta preparando a fare.

Con la persistenza dell'Hirak che non ha perso minimamente la sua determinazione, quasi dieci mesi dopo la sua apparizione sulla scena politica, con il forte intento di boicottare le elezioni presidenziali e di chiedere la fine di un regime ormai obsoleto ed incartocciato su se stesso, i cinque candidati in corsa probabilmente non avranno una missione di tutto riposo.

Hanno reso pubblici i loro programmi, così come i loro slogan della campagna, solamente sui canali delle TV private. Ma finora nessun candidato ha mai osato mettere il suo ritratto nelle piazze pubbliche, mentre in passato le effigi dei candidati alla presidenza erano allineate sui muri diversi giorni prima dell'inizio della campagna elettorale.

È lo stesso per i programmi delle riunioni elettorali e, fino ad ora, solo il candidato Ali Benflis ne ha reso pubblica la pianificazione che per lui, come per gli altri candidati si terranno esclusivamente a porte chiuse, in teatri o altri locali, ben sorvegliati dalle forze di sicurezza.

Dal canto suo il potere in carica, coadiuvato dalla TV pubblica, ha messo in campo la propria campagna di sensibilizzazione e propaganda, mostrando marce di sostegno alle elezioni presidenziali e all’esercito, di qualche centinaia di aderenti, soprattutto nel sud e nelle lontane periferie del Paese, dove si moltiplicano gli aiuti alimentari e sanitari portati dai militari.

Oltre alle manifestazioni di massa settimanali, l'Algeria è scossa da una ripresa degli scioperi in numerosi settori chiave come quelli degli avvocati, della magistratura e dei lavoratori del settore energetico.

In questa atmosfera sono molti gli osservatori che si chiedono se alla fine le elezioni del 12 dicembre saranno cancellate o se il regime persevererà nella testardaggine di voler imporre ad una maggioranza della popolazione un’elezione che rischia di essere boicottata in massa, delegittimando così il prossimo Presidente e rischiando di far cadere l’Algeria in un nuovo periodo di incertezza e instabilità, politica, sociale ed economica.

Resta il rammarico che una contestazione popolare, civile, pacifica e unitaria non sia riuscita ad eprimere uno o più candidati presidenziali.

Ferruccio Bellicini

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