Africa: una ferita sempre più infetta

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Coltivazione di cotone

Forse il momento di svolta nel mandato di Tony Blair è stato il discorso tenuto alla Labour Party Conference nell'ottobre 2001. Nel giugno di quell'anno, il suo partito era tornato al governo con una maggioranza monumentale. In settembre, due aeroplani si sono schiantati contro il World Trade Center di New York. Il discorso parve segnare la sua metamorfosi da insicuro fanatico dei sondaggi del primo mandato a visionario uomo di stato, determinato a cambiare il mondo.

Il passaggio più memorabile di quel discorso fu quello riguardante l'Africa. "Lo stato in cui versa l'Africa," dichiarò, "è una ferita sulla coscienza del mondo. Ma se noi, comunità mondiale, ci concentrassimo su di essa, la potremmo guarire. Se non lo facessimo, diventerebbe ogni giorno più profonda e infetta." E dunque, chiedo rispettosamente al nostro visionario primo ministro di spiegare cosa diavolo pensa di stare facendo in Francia.

Qualche settimana fa, il presidente Chirac ha fatto qualcosa che non ha precedenti. Il capo dello stato che in passato ha impedito ogni vero cambiamento al regime europeo dei sussidi agricoli si è improvvisamente arreso. Voleva dimostrare che la riunione del G8 di Evian - conclusasi oggi - poteva essere qualcosa di più del solito spettacolo dei ricchi e potenti che decidono come diventare ancora più ricchi e potenti. Ha preso contatti con l'amministrazione americana lasciando intendere che l'Europa potrebbe smettere di sussidiare le proprie esportazioni di generi alimentari verso l'Africa se gli Stati Uniti facessero altrettanto.

Un'offerta significativa, non solo perché rappresenta un importante rivolgimento politico per la Francia, ma anche perché offre l'opportunità di abbandonare l'ormai annosa corsa all'armamento agricolo fra Unione Europea e Stati Uniti, nella quale ciascuno dei due contendenti vuole superare l'altro con sussidi sempre più massicci

I nostri sussidi agricoli, come Tony Blair ha evidenziato, sono un disastro per il mondo sottosviluppato e, particolarmente, per l'Africa. L'agricoltura conta per circa il 70 per cento dell'occupazione del continente africano, e la maggior parte degli agricoltori sono disperatamente poveri. La ragione è, in parte, dovuta al fatto che i loro mercati sono sommersi di prodotti sussidiati esportati da Stati Uniti e Unione Europea. La proposta di Chirac risponde solo in parte al problema, ma avrebbe potuto avviare il processo di smantellamento di un sistema che danneggia le nostre tasche, l'ambiente e la vita di alcuni fra i popoli più vulnerabili del mondo

Così, avremmo potuto aspettarci che Tony Blair - che lo scorso anno causò un grave incidente diplomatico per aver giustamente maltrattato uno Chirac che rifiutava il cambiamento - accogliesse a braccia aperte il figliol prodigo e prodigalmente sussidiato nella famiglia del libero mercato: ma il nostro primo ministro, invece, tutto solo, è riuscito a vanificare l'iniziativa francese. Le ragioni saranno presto note. Gorge Bush, che riceve un sostanziale sostegno politico dall'agro-industria americana, dagli esportatori di cereali e dai produttori di fitofarmaci, non era pronto a fare le concessioni necessarie per controbilanciare l'offerta di Chirac. Se l'Unione Europea, e in particolare il paese che dice di agire da ponte con l'altra sponda dell'Atlantico, avesse supportato la Francia, per Bush sarebbe stato difficile opporre resistenza alla pressione morale. Ma è bastato che Blair lasciasse chiaramente capire di non appoggiare l'iniziativa di Chirac per far naufragare il piano.

Così, grazie alla coscienza ferita del nostro primo ministro, e al suo atteggiamento da vero uomo di stato che fa tutto ciò che Bush gli chiede di fare, l'Africa è bella e servita. Tutte le distorsioni al libero scambio che Blair aveva promesso di correggere rimangono ferme al loro posto. E molte delle crisi alimentari di cui il continente soffre saranno esacerbate dalla precarietà dei suoi stessi agricoltori.

Il problema sottostante è che le nazioni ricche stabiliscono le regole del commercio internazionale. Gli accordi di libero scambio attuali sono stati stilati in modo da impedire a Stati Uniti e Unione Europea di sussidiare le proprie esportazioni verso i paesi in via di sviluppo. Ma come ha denunciato Oxfam - un'agenzia per lo sviluppo - gli accordi contengono tali e tante scappatoie da permettere ai due maggiori attori del commercio internazionale di continuare a sussidiare le proprie esportazioni limitandosi a cambiare nome ai sussidi.

Per esempio, l'UE ha, in molti settori agricoli, smesso di corrispondere sussidi agli agricoltori sulla base dei volumi attuali di produzione (che la World Trade Organization considera sussidi "distorsivi del commercio"), ma solo per cominciare a corrispondere incentivi diretti, basati sulla quantità di terra posseduta o sui volumi passati di produzione. L'effetto sui prezzi dei prodotti agricoli è sostanzialmente identico, ma i nuovi sussidi sono classificati come "non distorsivi".

Gli Stati Uniti hanno applicato la medesima formula, e aggiunto un paio di trucchetti di loro invenzione. Uno di questi si chiama "credito di esportazione": lo stato riduce il costo delle esportazioni agricole americane offrendo assicurazioni a buon prezzo agli esportatori. Questi "crediti", contro i quali Chirac sperava di barattare i sussidi UE, valgono qualcosa come 7,7 miliardi di dollari per i cerealicoltori americani. In combinazione con altri sotterfugi, questo provvedimento garantisce che gli esportatori americani riescano a ribassare il prezzo mondiale di mais e frumento in misura compresa fra il 10 e il 16 per cento, e quello del cotone di circa il 40 per cento.

Ma il peggiore di tutti i sussidi camuffati all'esportazione è l'uso degli aiuti umanitari per penetrare i mercati dei paesi più poveri: mentre tutti gli altri maggiori donatori forniscono gli aiuti alimentari in forma di denaro che il World Food Programme può utilizzare per acquistare prodotti agricoli sui mercati locali - aiutando simultaneamente gli agricoltori indigeni e chi muore di fame - gli Stati Uniti insistono nel donare i propri prodotti. Questo programma, dichiara il governo americano con stupefacente franchezza, è "pensato per sviluppare ed espandere gli sbocchi commerciali per i prodotti agricoli americani."

Il risultato è che i maggiori beneficiati non sono le nazioni più bisognose, ma quelle che - ancora nelle dichiarazioni del ministero dell'agricoltura degli Stati Uniti - "dimostrano il potenziale per diventare mercati commerciali" per i prodotti agricoli americani. Ecco perché, per esempio, attualmente le Filippine ricevono più aiuti alimentari americani della somma di Mozambico, Malawi, Zambia e Zimbabwe che pure - diversamente dalle Filippine - stanno attraversando una grave carestia. In una certa misura, per l'Africa è una benedizione: se gli Stati Uniti sommergessero di prodotti alimentari anche i paesi che ne hanno bisogno, oltre a quelli che non ne hanno, ne distruggerebbero la fragile economia agricola.

Ma la politica americana garantisce anche che gli aiuti alimentari giungano quando meno sono necessari. Oxfam ha ridotto in un grafico la quantità di cereali distribuiti dal governo degli Stati Uniti ai paesi in via di sviluppo, in rapporto all'andamento del prezzo del frumento. Quando il prezzo diminuisce (in altre parole, quando c'è un surplus a livello globale e le nazioni povere possono rifornirsi a buon mercato) il volume degli "aiuti" aumenta. Quindi, il programma che dovrebbe aiutare i poveri ha, in realtà, l'effetto di danneggiarli. Questo lancia una luce interessante sulla stupefacente dichiarazione di Bob Geldof che, la scorsa settimana, ha definito Bush il difensore dei poveri.

Così, di fronte alla scelta fra salvare l'Africa e salvare Gorge Bush da un lieve imbarazzo diplomatico, Blair ha - come avremmo potuto facilmente prevedere - fatto gli interessi del suo capo:la ferita nella coscienza del mondo si è fatta più profonda e infetta.

di Gorge Monbiot
Fonte: ZNet Italy

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