Migliorare l'accessibilità: un marchio ed un corso per creare nuove professionalità

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C'è tempo fino al 30 settembre per iscriversi alla nuova iniziativa dell'Accademia della Montagna, il corso di formazione per le figure professionali previste dalle linee guida della Provincia Autonoma di Trento per la diffusione dei marchi Open. Il corso si svolgerà dal 17 al 26 ottobre 2016, e prevede 3 livelli di certificazione: consulenti, esperti, e valutatori. Ne abbiamo parlato con Matteo Bonazza (Progetto Turismo) e Graziella Anesi (cooperativa Handicrea), che hanno accompagnato il percorso che ha portato alla loro creazione.

 Come nascono i marchi?

Matteo: I marchi nascono dal progetto "Montagna Accessibile" lanciato da Accademia della Montagna per fare del Trentino una destinazione turistica per tutti. L'iniziativa si basa sull'esperienza dell'associazione Sportabili di Predazzo che da vent'anni propone attività outdoor per persone disabili. Nel 2012 siamo quindi partiti, anche per via dell'esigenza della Valle di Fiemme di garantire l'accessibilità a tutti in occasione dei Mondiali di Sci Nordico. Ci siamo trovati con il desiderio di avere una certificazione ma questa non esisteva. Ci siamo confrontati, ed abbiamo creato un marchio di qualità che è di proprietà dell'ente pubblico - uno degli elementi che lo contraddistingue. Lo abbiamo costruito con diverse declinazioni: Open, che include l'accessibilità per le manifestazioni e le organizzazioni (alberghi, ristoranti, ecc.); Open Area, che si riferisce ai territori, e la sua declinazione Open City, per le città. Infine gli Open Event, da cui eravamo partiti. Il marchio che ha avuto più successo è quest'ultimo, grazie anche al traino del mondiale; poi sono arrivate le strutture. C'è una grande potenzialità: il progetto complessivo di accessibilità per il Trentino all'interno del quale sono compresi i marchi è stato incluso tra le 15 best practice a livello europeo.

Graziella: Sì, qualche anno fa l'Accademia della Montagna ci ha proposto di entrare in un gruppo per sviluppare il progetto Marchio Open. L'Accademia voleva favorire il miglioramento delle strutture e lo sviluppo di una conoscenza più sicura di come queste erano. All'interno del comitato abbiamo cominciato a fare delle rilevazioni che sono in linea con quelle che già facevamo (come cooperativa, ndr), ma abbiamo raffinato molto di più i dati che rileviamo. La cooperativa è nata nel 1995 e da subito ha avuto due filoni; il primo, dare informazioni alle persone con disabilità rispetto ai loro diritti e alle procedure che dovevano attraversare per avere qualche aiuto, alle soluzioni per allestire un'abitazione; e poi fornire delle informazioni rispetto alla mobilità.

 Come si differenzia il Marchio Open?

Graziella: Le schede del marchio Open hanno delle caratteristiche diverse. Ad esempio, io sono l'albergatrice, ti dico di venire a fare la rilevazione da me. Chi viene non solo misura la struttura, ma segnala se le gambe dei tavoli impediscono alle carrozzine di entrare, ad esempio. Se l'albergatrice rientra in una serie di criteri che il consiglio Open ha stabilito può avere il marchio bronzo, argento, oro. Quindi c'è la possibilità che le strutture mirino al miglioramento: se noi arriviamo in un albergo e vediamo che per avere il marchio bronzo manca soltanto qualche tavolo adattato, nella relazione che diamo possiamo segnalarlo.

 Avete avuto dei feedback da parte degli utilizzatori di questi rilevamenti?

Graziella: Come cooperativa ne abbiamo costantemente, ci chiamano quando c'è un evento, ci chiedono come fare ad accedere ai nostri dati e molto spesso poi ci fanno sapere che sono stati preziosi. Per il marchio Open il feedback ce l'ha dato anche un'albergatrice, che ci ha detto che dopo aver migliorato la struttura ha avuto più ospiti anche in periodi dove di solito erano vuoti. Dobbiamo anche dire che non abbiamo avuto un exploit di richieste per il marchio. Ma questo è forse perché non è ancora molto conosciuto e quindi non c'è ancora la consapevolezza che potrebbe essere una molla anche di interesse economico per gli albergatori o per i comuni.

Matteo: I marchi hanno potenzialità perché se guardiamo all'imprenditorialità, avere un certificato o un marchio è importante perché vuol dire che quella struttura o evento è potenzialmente in grado di ospitare un taglio di clientela che diventa molto interessante. Ad esempio, una persona con disabilità in genere viaggia con due accompagnatori. Immaginate un albergo: ti arriva un pullman da 9, 10, 20 posti, perché oltre alle persone con disabilità hai anche gli accompagnatori. Al là dell'inclusione sociale è nata una chiave di lettura di business. Se teniamo conto solo la chiave sociale, il marchio avrà valenza fino a un certo punto.

 Ed ora un corso di formazione, creando nuove professionalità.

Matteo: Sì, se abbiamo una persona sensibile al mondo dell'accessibilità, perché non mettere a frutto questa passione cercando magari di generare un'entrata? Facciamo in modo che all'interno dei vari territori ci siano dei soggetti in grado di applicare un metodo comune. Perché il problema era anche questo: c'erano tantissimi progetti sull'accessibilità, ma ognuno lavorava in modo diverso. Per cui avevamo la mappatura di alcuni edifici dove messi a tavolo i diversi soggetti vedevi che ognuno applicava un metodo diverso. I corsi vogliono trasferire un metodo di lavoro, di mappatura, di certificazione affinché si creino delle figure in grado di diffondere questo metodo. Se poi a questo facciamo seguire la commercializzazione i risultati arrivano: tutti gli eventi dove lo abbiamo fatto hanno sempre registrato sold out dal punto di vista delle persone con disabilità. L'utente finale si trova ad avere una possiblità che prima che non aveva.

Graziella: Le iniziative dell'Accademia adesso si sono focalizzate su un corso di formazione in modo che ci sia un patrimonio di persone preparate: non puoi mandare chiunque a fare le rilevazioni. Ci vuole una preparazione forte, persone che sappiano individuare gli ostacoli non solo per chi è in carrozzina, ma anche per chi ha difficoltà visive, o difficoltà di movimento ma può fare qualche gradino.

 Graziella, un pensiero al futuro?

Sarebbe bello che il marchio fosse sentito perché può portare a una ricchezza dal punto di vista sociale ma anche economico. Questo si acquisisce quando le persone le vedi in giro, quando possono partecipare. Ci sono state delle persone che recentemente sono state in Puglia e dicevano di non aver visto disabili. Ma non è che non ci siano, è che sono chiusi dentro perché ci sono le barriere. Qui non siamo a questo punto, però siamo a metà del guado. Non puoi dire che non ti muovi nel Trentino: l'ho appena detto e lo confermo. Manca quel passo in più delle amministrazioni, dei politici, della società di dire: “facciamo in modo che ci sia più accessibilità in tutti i sensi”.

 Novella Benedetti

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