A chi vuole parlare seriamente di armi

Stampa

Foto: ConsapRoma

Nei giorni scorsi, a seguito della lettera delle associazioni a “La Voce dei Berici” sul regolamento della fiera delle armi HIT Show ho pubblicato sulla mia pagina facebook due post: il primo per spiegare ad un utente il regolamento della fiera HIT Show riguardo ai minori e il secondo con alcune mie considerazioni. Questi due post hanno scatenato le reazioni di molti fanatici e appassionati di armi (diversi dei quali con profili anonimi e fake) e sono stati usati come pretesto da parte di alcune “associazioni” nazionali (tra cui soprattutto tal Firearms United Italia, realtà che non ha alcun riconoscimento giuridico in Italia) che dichiarano di difendere gli interessi dei detentori di armi per mobilitare i propri seguaci. Ci sono stati anche commenti pacati e approfonditi. Ne è nata questa risposta ad un signore in tuta mimetica, tal Stefano Drake, che ha postato diversi commenti derisori. Risposta che penso possa interessare soprattutto gli appassionati di armi, sinceri e responsabili, con i quali sono sempre disponibile a confrontarmi e a dialogare

Vede sig. Drake, 
a differenza di lei e di talune associazioni non ho bisogno di seguaci, truppe cammellate, amici anonimi e trolls. Quando parlo e scrivo non devo adottare tecniche denigratorie, fare insinuazioni o attribuire nomignoli per ricevere l’applauso dei compagni di merende, dei camerati in mimetica o degli sparatori nei boschi. Non devo denigrare nessuno dicendo che èmaestro della manipolazione e della propaganda“ e non devo dimostrare di essere democratico quando cancello dal mio blog i commenti ingiuriosi e pretestuosi. Non devo accusare qualcuno di essere oplofobo per cercar di promuovere l’oplofilia (sic!), inventarmi i “pro-armi” a beneficio dei “no-armi” (chi sono?) e nemmeno rivendicare alcuna superiorità morale adducendo il fatto che sono incensurato e pago le tasse. Soprattutto non devo arruolare gli amici per farmi difendere, perché le cose che dico e scrivo so difenderle da solo: ognuno è libero di criticarle, entrando nel merito, argomentando seriamente e pacatamente, come si fa tra persone civili che non si nascondono dietro un nickname o la sigla di una associazione.

E questo la gente normale – quella che ci mette la faccia con nome e cognome per sostenere le proprie idee – lo capisce. Lo capiscono gli amici impegnati ogni giorno per lottare contro le ingiustizie, che denunciano le violazioni dei diritti in Italia e in ogni parte del mondo, che vivono a fianco dei poveri e degli emarginati, che educano i bambini all’amicizia e alla comprensione, che si impegnano in prima persona per un mondo migliore, più fraterno e solidale. Ma lo sa bene anche la gente semplice, che spesso ha paura, che si sente insicura, che lavora per guadagnarsi il pane per mantenere la famiglia e giustamente rivendica il diritto al lavoro, alla salute, alla sicurezza e alla pace ed è convinta che non avremo un mondo più sicuro quando saremo tutti armati per poterci sparare come nel Far West. Non so se queste persone siano tutte incensurate e non me ne importa: so che spesso chi lotta anche in modo nonviolento contro il potere (quello vero) rischia di essere censurato perché il potere censura sempre chi lo combatte.

Penso lo sappiano anche i sinceri appassionati delle armi, quelli che per tradizione familiare hanno appreso l’arte venatoria e, coscienti dei potenziali pericoli, la insegnano con diligenza ai propri figli. Ne sono consapevoli gli sportivi, quelli veri, che non hanno bisogno di armi paramilitari o di caricatori da 30 o 50 munizioni per centrare un bersaglio. Credo lo sappiano tutti i responsabili detentori di armi che non si sentono sotto una dittatura perché devono prendere una licenza, né rivangano le misure imposte da Hitler per asserire che tutti quelli che promuovono limitazioni sulle armi sarebbero dei dittatori. Spero vivamente che lo capiscano soprattutto tutte le persone che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con le armi (legislatori, autorità, aziende, associazioni della società civile) e sono consapevoli che, in un mondo lacerato dal terrorismo, sempre più violento e con tensioni crescenti, il compito di tutte le persone responsabili è quello di sostenere e promuovere misure stringenti, limitazioni severe e controlli rigorosi sulla diffusione delle armi e sui loro possessori.

Non lo capiscono – e non mi illudo di convincere – i fanatici e gli invasati delle armi, gli intolleranti e quelli del “IAMTHEGUNLOBBY” che a piè sospinto chiamano a raccolta i propri seguaci. O quelli che ad ogni articolo di giornale e per un post su un blog che parla di controllo sulle armi si sentono “sotto attacco”. Non lo capiscono quelli che tirano in ballo i “traffici illeciti” quando non hanno mai mosso un dito per promuovere misure nazionali e internazionali per contrastare questi traffici e le forniture di armi a dittatori, tiranni, autocrati, monarchie assolutistiche e ai signori della guerra che alimentano e finanziano il terrorismo internazionale. Non lo capiscono tutti quelli che si dicono minacciati nei loro “diritti” (quali?) solo perché ci sono delle regole per il loro sport, al poligono e nel bosco o sul possesso delle “loro” armi. Frignano come bambini viziati, ma sono adulti, purtroppo mai cresciuti. E fanno le vittime, come se il fato malvagio si fosse accanito su di loro. Lanciano accuse a destra e a manca, a politici, prefetti, e alti funzionari accusandoli di avere “mani sporche di sangue” solo per aver introdotto alcune limitazioni sulle armi. O, ancor peggio, atteggiandosi a novelli rambo, tirano una riga rossa sulle vittime delle stragi per dichiarare con spavalderia che “Je suis armè!” e “Venite a prenderle se siete capaci”! Si proclamano moderni Donchisciotte e con le loro armi pensano di darci un futuro migliore (“We fight together for a better future for all of us!”) e non si rendono conto che stanno combattendo contro i mulini a vento, i loro fantasmi, i loro incubi. Guardano il mondo dal loro otturatore e non riescono a vedere la realtà se non ne fanno un bersaglio. Hanno tutta la mia più sincera con-passione. Di più, sinceramente, non posso.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Ultime su questo tema

Calcio: ecco come la FIGC ha sdoganato l’Arabia Saudita

20 Aprile 2018
Chi ha deciso l'amichevole degli azzurri con l'Arabia Saudita? Non certo il commissario provvisorio della FIGC. I principali players sono stati... (Giorgio Beretta

Dall’attentato di Macerata alla fiera delle armi HIT Show

08 Febbraio 2018
Sabato, ad una settimana dall'attentato di Macerata dove un nazifascista ha sparato con la sua arma legalmente detenuta sui migranti, si terrà a Vicenza la fiera delle armi HIT Show. (G. Be...

Un pomeriggio allo stadio di Nyahururu

20 Febbraio 2017
Martina Caironi, campionessa parolimpica sui 100 metri, ha visitato il centro Saint Martin in Kenya suscitando curiosità e simpatia. (Luca Ramigni)

La partnership tra FIGC e Intralot è un segnale pericoloso

10 Ottobre 2016
A parlare è Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano, dopo la notizia dell’accordo tra il mondo del calcio e un attore dell’imprenditoria dell’azzardo: «Ci lascino almeno la parola g...

Migliorare l'accessibilità: un marchio ed un corso per creare nuove professionalità

20 Settembre 2016
Formare consulenti, esperti e valutatori per il marchio Open, creato appositamente per certificare l'accessibilità di luoghi, eventi, aree. (Novella Benedetti)

Video

Cina 2008: Human Rights Olympics