Yemen e armi ai sauditi: coerenza nordica, ipocrisia italica e i suoi giannizzeri

Stampa

Bombe italiane in Yemen: foto tratta dall'inchiesta del NYT

Un annuncio fastidioso. Meglio non darne notizia e non rilasciare commenti. Così è stato considerato a Roma il comunicato con cui nei giorni scorsi il ministero degli Affari esteri della Norvegia ha annunciato la sospensione delle autorizzazioni per le forniture di armi e munizioni agli Emirati Arabi Uniti. Un fastidio comprensibile considerati i lucrosi affari delle nostre industrie militari con gli Emiri del Golfo. Ma ancor più in ragione della motivazione: “Sulla base di una valutazione globale della situazione nello Yemen e dei crescenti rischi associati all’impegno militare degli Emirati Arabi Uniti nel Paese il ministero degli Affari esteri della Norvegia ha deciso di sospendere le licenze già rilasciate per l’esportazione di armi e munizioni verso gli Emirati Arabi Uniti” – si legge nel comunicato ufficiale. Che aggiunge: “Nessuna nuova licenza per gli Emirati verrà rilasciata”. Il linguaggio è comprensibilmente diplomatico, ma il significato è evidente per chi è al corrente delle gravi violazioni del diritto umanitario in Yemen imputate alla coalizione militare a guida saudita a cui partecipa anche l’aeronautica militare degli Emirati.

Una questione irritante

Sulla situazione nello Yemen e, soprattutto, sull’intervento militare nel paese del golfo arabico da parte della coalizione saudita il governo Gentiloni ha sempre preferito non sollevare troppa attenzione. Lo si è notato anche all’indomani dell’inchiesta del New York Times che ha documentato l’utilizzo di ordigni di fabbricazione italiana nei bombardamenti aerei sulle zone abitate da civili in Yemen. Fatti già ripetutamente denunciati dalla Rete italiana per il disarmo insieme a numerose altre associazioni e resi noti da vari servizi giornalistici e soprattutto dalla trasmissione “Le Iene”. Ma per lo più sconosciuti agli italiani che – come noto – leggono poco i giornali e apprendono le notizie soprattutto dai telegiornali della RAI (che non ne hanno dato notizia). “Quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota” – ha sbrigativamente commentato la Farnesina in un comunicato inviato ai media di cui – sarà un caso? – non si trova traccia nel sito ufficiale. La Farnesina non ha mancato di aggiungere che “il Governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare”. Chiarimenti che sono stati interamente riportati nel comunicato. E’ utile leggerli: “L’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea”.

Le risoluzioni del Parlamento europeo

Nessuna menzione, ovviamente, al fatto che la legge che regolamenta le esportazioni di armamenti, non vieta solamente le forniture a Paesi sottoposti a misure di embargo, ma anche “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’Ue o del Consiglio d’Europa”. Ed in proposito la Farnesina taceva le tre risoluzioni con cui il Parlamento europeo in considerazione del “coinvolgimento dell’Arabia Saudita nelle gravi violazioni del diritto umanitario in Yemen accertate dalle autorità competenti delle Nazioni Unite” ha ribadito l’invito all’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ad “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’Ue di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”.

Inchieste e risoluzioni evidentemente imbarazzanti per un governo che in questi anni ha continuato a fare affari di armi con le monarchie assolute del Golfo e ad esportare ai sauditi, con imperturbabile tranquillità, ordigni per i bombardamenti in Yemen nonostante le denunce delle organizzazioni umanitarie, le dichiarazioni del Segretario generale dell’Onu e delle sue agenzie e finanche un rapporto delle Nazioni Unite che ha ampiamente documentato l’utilizzo di bombe italiane nei raid aerei dell’aeronautica saudita sulle aree civili abbia dichiarato che tali operazioni possono costituire crimini di guerra”.

La coerenza nordica

Il comunicato del Ministero degli Esteri norvegese non manca di riportare che Oslo non permette l’esportazione di armi e munizionamento all’Arabia Saudita. Una simile decisione è stata presa, già da tempo, anche da alcuni importanti paesi dell’Unione europea. Lo segnala, tra gli altri, la già citata risoluzione dell’Europarlamento. Nel ricordare che “la situazione nello Yemen si è ulteriormente deteriorata anche a causa delle azioni militari portate avanti dalla coalizione guidata dai sauditi”, la risoluzione UE evidenzia infatti che alcuni Stati membri hanno interrotto la fornitura di armi all'Arabia Saudita in ragione delle azioni da essa perpetrate nello Yemen, mentre altri hanno continuato a fornire tecnologie militari in violazione di vari criteri della Posizione Comune sulle esportazioni di materiali militari”.

Ha iniziato già nel 2015 la Svezia non rinnovando un consistente contratto militare con Riad in considerazione delle violazioni dei diritti umani nella monarchia assoluta saudita. L’accordo prevedeva, oltre alla vendita di sistemi militari anche una cooperazione tra le intelligence dei due paesi. Accordo che in Svezia aveva già sollevato dure critiche quando era emerso che Stoccolma aveva segretamente aiutato i sauditi nella costruzione di una fabbrica di armi.

Ha proseguito la Germania annunciando già nel gennaio del 2016 “un’ampia revisione” delle proprie esportazioni militari che ha portato il governo tedesco a interrompere le forniture di quei sistemi militari che potrebbero essere utilizzati dai sauditi nel conflitto in Yemen. Una decisone che il ministro dell’Economia saudita ha dichiarato di rispettare e che non ha affatto interrotto i rapporti commerciali tra Riad e Berlino.

A cui si sono aggiunti i Paesi Bassi: il parlamento olandese già nel marzo del 2016 ha votato la sospensione delle forniture militari all’Arabia Saudita. Una decisione assunta in ottemperanza alla risoluzione dell’europarlamento e in considerazione del rapporto delle Nazioni Unite sulle gravi violazioni da parte saudita del diritto umanitario in Yemen.

Si tratta di paesi che avevano in corso consistenti forniture di armamenti ai sauditi. Ma che, secondo le informazioni ufficiali presentate nei rapporti nazionali e all’Unione europea relative all’anno 2016 (ultimo dato disponibile) hanno azzerato le esportazioni di munizionamento all’Arabia Saudita.

L’ipocrisia italiana

L’Italia, invece, nel 2016 ha autorizzato l’esportazione di sistemi militari all’Arabia saudita per un valore complessivo di oltre 427 milioni di euro. Spicca una licenza per la fornitura all’aeronautica militare saudita di 19.675 bombe del tipo MK 82, MK 83 e MK 84 del valore di 411 milioni di euro, che rappresenta la principale autorizzazione per l’esportazione di bombe aeree mai rilasciata da un governo italiano dal dopoguerra. Si tratta di bombe prodotte dalla RWM Italia, un’azienda che fa parte del gruppo tedesco Rheinmetall, con sede legale a Ghedi (Brescia) e uno stabilimento a Domusnovas in Sardegna. Ma – e vorrei che fosse chiaro una volta per tutte – si tratta di bombe prodotte ed esportate su autorizzazione del governo italiano, rilasciata dall’autorità preposta al controllo delle esportazioni di armamenti (U.A.M.A) che fa capo al ministero degli Esteri.  L’ipocrisia italiana, ma sarebbe meglio dire dei governi Renzi e Gentiloni, sta proprio nelle parole del comunicato della Farnesina: L’Italia osserva in maniera scrupolosa….”. Non mi risulta vi sia stato finora alcuno scrupolo nell’autorizzare le forniture di bombe a Riad pur sapendo che vengono utilizzate per bombardare lo Yemen e non certo per combattere Isis-Daesh o Al Qaeda che, anzi, grazie al conflitto, hanno guadagnato posizione in Yemen.

E i giannizzeri?

Ne potrei presentare un lungo elenco. Sono tutti quei commentatori, analisti ed esperti di geopolitica e, ovviamente, di questioni militari e strategiche che in questi anni si sono guardati bene dal menzionare le forniture di bombe e sistemi militari italiani alla monarchia assoluta islamica saudita. Ma che all’indomani del reportage del New York Times si sono affrettati a commentare che era una questione già nota e risaputa (segnalo che i maggiori quotidiani nazionali non ne avevano mai parlato se non in qualche recondito blog). Non sono mancati quelli del “ci vuole ben altro”, o quelli del “ma le bombe le sganciano gli aerei e quelli sono americani” e anche quelli che “ma vuoi mettere l'entità delle nostre esportazioni rispetto a quelle americane o britanniche?”. I più ridicoli sono stati quelli che – come sempre – pensando di essere i più scafati, invece di guardare alla luna hanno guardato al dito: e invece di considerare l’oggetto dell’inchiesta (le violazioni delle norme umanitarie e del diritto internazionale) si sono inerpicati in funamboliche, e alquanto esilaranti, interpretazioni sui “veri” mandanti dell’inchiesta e sui suoi “veri” obiettivi. Chiacchiere da bar, buone per ingraziarsi gli amici del comparto militare e accaparrarsi una poltrona nei salotti televisivi di cui sono affezionati frequentatori.

Rattrista, anzi addolora, invece, il commento del professor Michele Nones, che tra l’altro è consulente della ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Cercando di giustificare le forniture di bombe ai sauditi, Nones si è spinto ad affermare che “risulta fuorviante” sostenere che l’Arabia Saudita sarebbe coinvolta in un conflitto armato “perché interviene insieme ad altri Paesi a sostegno del governo dello Yemen”. Nones sa bene che l’intervento militare in Yemen della coalizione a guida saudita non ha mai ricevuto alcuna legittimazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La Risoluzione 2216 del 14 aprile 2015, infatti, prende solo atto della richiesta del presidente yemenita ai Paesi del Golfo e della Lega Araba di intervenire con tutti i mezzi, compreso quello militare, per proteggere lo Yemen e la sua popolazione”. Le migliaia di vittime tra i civili causate dai bombardamenti indiscriminati  sauditi sullo Yemen non possono essere catalogate come un mero “effetto collaterale” allo scopo di “proteggere la popolazione”. Ne va della credibilità di ciascuno di noi. Anzi della nostra stessa dignità.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Ultime notizie

La partecipazione tra retorica e consapevolezza

21 Luglio 2018
Partecipazione e comunità sono le parole chiave di un percorso educativo che ha coinvolto oltre quattromila studenti a Padova e Trento nell’anno scolastico 2017-18. (Sara Bin)

Caporalato: a Nord come al Sud, condizioni “indecenti e para-schiavistiche”

20 Luglio 2018
L’omicidio di Soumaila Sacko ha riacceso – per un po’ – i riflettori sulla questione dello sfruttamento lavorativo nella filiera agroalimentare. (Anna Toro)

Progetto “Be Open”: a scuola di professionalità nel turismo

19 Luglio 2018
In Trentino si dà voce alle scuole: educare i ragazzi alla montagna e all'accessibilità per contribuire a formare il settore turistico del futuro. (Novella Benedetti)

Vacanze 100% accessibili: il tour operator made in Aism per andare sul sicuro

19 Luglio 2018
Sapevate che Aism è anche tour operator? L’impegno nel turismo accessibile di Aism non è nuovo, basti pensare alla Casa Vacanze I Girasoli di Lucignano aperta nel 2000, che nel 2017 ha vinto il pre...

Disconnettersi per ritrovarsi

18 Luglio 2018
Un campeggio per allenarsi alla comunità, fuori dalla community. (Anna Molinari)