Yarn bombing: il risveglio urbano “a colpi” di uncinetto

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Un esempio di yarn bombing

“Alle cinque del mattino, in Piazza Costituzione, con un vento maestrale fortissimo che di certo non mi fu di nessun aiuto, legai a un palo una pezza di 1 metro per 60 con la scritta ‘Oggi Sorridi’. Era il 5 Gennaio 2012, il giorno del mio compleanno quando, dopo un’allegra serata passata con amici, decisi di regalarmi quello che sarebbe diventato il primo intervento realmente significativo di yarn bombing a Cagliari”.

A parlare è Margherita Atzori, classe 1980, psicologa-artista e “guerrigliera” del gomitolo di lana: è grazie a lei, infatti, che il capoluogo sardo è entrato in contatto con un fenomeno già in pieno fermento in tutto il mondo, ma lì ancora poco conosciuto. Si tratta appunto dello yarn bombing, che letteralmente significa “bombardamento di filati”, una street art sgargiante e totalmente ecologica, che utilizza morbide maglie di lana fatte a uncinetto – senza disdegnare altri tessuti e materiali di recupero – per ricoprire di tutti i colori dell’arcobaleno gli angoli dimenticati o degradati della città.

Pali, semafori, transenne, l’esplosione di colori può apparire nei luoghi più impensati, suscitando sorpresa e buonumore nei passanti, portandoli a riscoprire luoghi spesso ignorati e a guardarli con occhi nuovi. Così, da quella pezza, da quell’esortazione tutt’altro che scontata a sorridere, sia per Margherita sia per la sua città è iniziata un’avventura speciale, destinata a cambiarle entrambe: “Tutto è nato come un gioco per poi diventare qualcosa di più grande, è diventato comunicazione col prossimo e interazione – racconta l’artista cagliaritana – La gente lasciava biglietti e qualche rosa legata tra le maglie della pezza. Nessuno l’ha mai toccata. È rimasta lì un anno e con la piazza è invecchiata, sotto gli occhi attenti dei passanti”.

Pur essendo una forma d’arte pacifica e innocua, lo yarn bombing viene inserito nel filone delle “urban guerrillas”: “La parola guerrilla è intesa come attacco, bombardamento di lana nell’ambiente urbano – continua Margherita, che porta avanti le sue opere proprio sotto il nome di “Guerrilla Crochet Casteddu“ – La procedura non è poi tanto diversa da un’azione di graffitismo. Si esce in tarda notte, con un minimo di tre persone. Io chiudo il manufatto già pronto e gli altri fanno da palo. La chiusura deve essere veloce, la location già scelta in precedenza”. I temi dell’attacco possono essere i più disparati, dai contenuti sociali a quelli ambientali, o intimisti. Nel caso di Margherita, a colpire maggiormente la sua fantasia e il suo uncinetto sono i personaggi di fiabe o libri, quasi sempre appartenenti al mondo dell’infanzia: come il gatto Murr spuntato all’improvviso alla passeggiata del Terrapieno, dal libro di Ernst T. Hoffmann, o il cane Spicciola, protagonista della favola di Gianni Rodari “La Freccia Azzurra”, lo spaventapasseri de “Il mago di Oz” e tanti altri, compreso un coloratissimo Pinocchio apparso come per magia in una piccola via del centro. Ognuno porta sempre con sé una frase, tratta anch’essa dal libro in questione.

“Lo scopo di Guerrilla è far riflettere: non è solo il pupazzo ad attirare l’attenzione ma anche il messaggio che porta con sé” spiega Margherita, che sceglie i luoghi per le installazioni in base al tipo di pezza, alla visibilità che le vuol dare, e in base alla denuncia che intende fare. “Ad esempio ho scelto piazza Costituzione come primo bersaglio perché era piccola, vecchia e vista come un semplice punto di passaggio tra due vie molto importanti a Cagliari. Oggi, la stessa piazza è rifatta a nuovo e di recente riaperta al pubblico. ‘Se l’effetto di Guerrilla è questo – ho pensato ironicamente mentre la ristrutturavano – mi dovrò dare un gran da fare a cercare altre piazze!’“

Margherita spiega che, se all’inizio la gente reagiva con stupore e contentezza ma anche con diffidenza, ora ha imparato ad apprezzare maggiormente l’opera e il messaggio. Certo i problemi non mancano: al contrario dei graffiti, lo yarn bombing è infatti una forma di street art rimovibile, che non ha nulla di illegale ma che è spesso soggetta essa stessa ad atti di vandalismo, cresciuti, secondo Margherita, con l’aumentare dell’attenzione pubblica. “Il gatto Murr – racconta – è stato sgozzato dopo essere finito su un noto quotidiano locale. Se vi sia o meno un collegamento è ancora da verificare, certo la cosa non mi tocca. Se regali alla strada, metti in conto anche questo”. E poi, l’altro grande pericolo arriva dalle condizioni atmosferiche, soprattutto il sole che, ancora più della pioggia, rovina le creazioni smollando e scolorendo la lana. Ma, visto che la bellezza di Cagliari sta anche nelle sue splendide giornate di sole, l’unica cosa da fare per l’artista è mettersi alla continua ricerca di nuovi materiali da intrecciare che possano garantirle maggiore resistenza. E poi sferruzzare finché si può, fino al prossimo colpo, alla prossima idea.

Perchè dietro queste pezze colorate c’è un grande lavoro, e una tradizione antica e prettamente femminile che è riuscita finalmente a uscire dalle quattro pareti domestiche per trasformarsi in una miriade di movimenti giovanili capaci di coinvolgere comunità intere. La comparsa dello yarn bombing (conosciuto anche come yarn storming o guerrilla knitting/crochet) è attribuita a Magda Sayeg, di Houston, che nel 2005 ebbe l’idea di ricoprire la maniglia della porta della sua boutique con una pezza di lana colorata, fino a creare il gruppo di artiste “Knitta please“, da cui innumerevoli altri hanno preso ispirazione. Indimenticabile, poi, il vero e proprio “colpo” di guerrilla knitting da parte dell’artista Agata Olek che la notte di Natale del 2010 rivestì integralmente il famoso Toro di Wall Street con una maglia di lana dai colori sgargianti, dedicando la sua opera a tutti i poveri di New York City.

Ma anche l’Italia non è da meno. “Ultimamente, un po’ tutte le città si stanno muovendo per organizzare installazioni urbane collettive, di recente ad esempio c’è stata Genova – spiega Margherita che, pur lavorando da sola, ama mettere in piedi collaborazioni e partnership, oltre a partecipare a progetti e iniziative collettive. “L’evento nazionale Mettiamoci una Pezza – continua – ha dato un forte contributo a smuovere le acque in questo senso: l’idea di ricoprire la città dall’Aquila il giorno dell’anniversario del terremoto è stata bellissima e l’anno scorso anch’io ho dato il mio contributo inviando una piccola pezza colorata. Hanno tutta la mia stima e rispetto. In egual modo, Knitting Relay, la staffetta del lavoro a maglia, merita un occhio di riguardo: i loro progetti coinvolgono tutta Italia e vengono accolti con grande entusiasmo”.

Per quanto riguarda lei, la knitter cagliaritana, la sua attività è in continuo fermento, con numerosi progetti e iniziative, compresi dei laboratori per adulti e bambini, ma senza dimenticare la strada e lo yarn bombing come forma di attivismo sociale. “Il punto – termina – è che per creare nuove opere bisogna spingersi oltre, perché le persone si abituano e smettono di stupirsi, smettono di guardare e di osservare perché pensano già di conoscere. È necessario dare di più a ogni prossimo passo. Per questo Guerrilla è in continua crescita, a volte si perde, altre volte si domanda cosa vuole essere, tutto è ancora in continuo cambiamento, in continuo movimento”.

Anna Toro

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