Vulnerabilità: da problema a risorsa

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Foto: Il logo del network “with a different mind”

Si fa presto a parlare di disabili. Senza accorgersi che si sta parlando di persone normali. Con problemi certo. E anche diversissimi tra loro. Tuttavia, per avvicinarsi a questo universo variegato e pieno di sorprese (anche positive) occorre cambiare mentalità. Unimondo, in concomitanza di un convegno organizzato in Kenya per il 26 settembre proprio su questi temi, dedica l’intera settimana alla disabilità vista in maniera creativa e originale.

Un nuovo approccio alla disabilità può arrivare dall’Africa? Da quel continente che fino a ieri nascondeva chi presentava problemi fisici o mentali, ritenendoli maledizioni della divinità? Eppure l’Africa riserva sempre molte sorprese e anche in questo campo possiamo incontrare esperienze – teoriche ma soprattutto pratiche – che mettono al centro la disabilità, anzi la vulnerabilità come risorsa per tutta la comunità. Questa è la visione promossa dal Saint Martin CSA, in Kenya, un organismo che da 15 anni affronta le difficoltà delle categorie più vulnerabili con l’approccio comunitario, dedicando un programma specifico al supporto di più di 1000 famiglie di persone con disabilità. All’interno di questa esperienza è nata la Comunità de L’Arche Kenya, centro per ragazzi con handicap mentale modellato secondo l’intuizione di Jean Vanier: il fondatore de L’Arche International, che quest’anno celebra i 50 anni di attività con 136 comunità in 35 paesi del mondo, vedeva nella debolezza un elemento di forza per una comunità e per un intero territorio. Non c’è qui assolutamente una pericolosa esaltazione della sofferenza in quanto tale, ma la consapevolezza che ognuno possa dare qualcosa, anche se fosse solo una richiesta di attenzione.  Si passa così dallo stigma sociale del diverso perché debole, alla sua accettazione come male presente ed inevitabile,  alla prima rivendicazione di diritti (sempre e comunque passivi), all’inserimento nella scuola e successivamente nel mondo del lavoro fino a diventare non soltanto persone come tutti, ma fattori indispensabili di crescita. Ogni società nel mondo, appartenente ai cosiddetti “paesi avanzati” e  a quelli “in via di sviluppo”, deve compiere questo cammino.

Occorre cambiare mentalità. Proprio per questo è nato “With a different  mind”, un network internazionale nato dall’esperienza del Saint Martin CSA e de L’Arche Kenya, che promuove una mentalità che da dignità alla debolezza, alla fragilità, alla vulnerabilità. Invitando a lottare per una società nella quale le persone più vulnerabili non siano percepite come un problema ma come una risorsa e che anzi l’incontro con la debolezza possa portare ad una trasformazione non solo per l’individuo ma per l’intera comunità.

Il network WADM è costituito da organizzazioni non governative, organizzazioni su base comunitaria, istituzioni accademiche e religiose, che lavorano in Kenya per e con le persone più vulnerabili. Tra questi Fondazione Fontana, l’Arche Kenya, il Saint Martin, il CISP, l’Ambasciata italiana, la Kenyatta University, e numerose altre realtà che condividono esperienze  e competenze, accanto alla convinzione che un approccio differente alla  vulnerabilità  sia urgente e necessario proprio per dare  una maggiore dignità ai più deboli.

La prima uscita pubblica di questo network, prevista per il 26 e il 27 settembre, si articolerà in due giorni di convegni, incontri, dibattiti e musica che vedranno coinvolti disabili, organizzazioni della società civile, donatori, istituzioni accademiche e religiose, per un unico grande messaggio: il dono che offrono le persone con disabilità è proprio quello di essere veri e  agenti di trasformazione in una società favorendo il rafforzamento della coesione attraverso la diffusione della solidarietà.

Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi il 19 settembre presso il Safari Park Hotel di Nairobi, era presente come testimonial Musa Kirokote, un ragazzo disabile della comunità di Effathà (L’Arche Kenya – Nyahururu). Recentemente la sua storia è stata raccontata da The Nation, il più diffuso quotidiano nazionale e in un video da Michael Mc Donalds, ricercatore dell’Università di Notre Dame (Indiana - USA).  

Il convegno del 26 settembre al Tangaza College vedrà l’intervento di Don Gabriele Pipinato – fondatore del Saint Martin CSA e missionario fidei donum in Kenya per la Diocesi di Padova fino all’anno scorso.

Il concerto del 27 settembre al Sarakasi Dome – una struttura per spettacoli da 1500 posti affidata ad una Fondazione che promuove lo sviluppo artistico dei giovani appartenenti alle categorie più svantaggiate – vedrà sul palco delle vere e proprie star che hanno saputo superare la loro vulnerabilità con l’impegno e la forza di volontà: i cantanti non vedenti Denno – vincitore del Kisima Music Award nel 2012 e Mpofu no 1 , il danzatore Dalmas Otieno – star del Pamoja Dance Group – pur avendo perso una gamba all’età di 4 anni, e molti altri. L’eco dell’appuntamento è testimoniato dalla presenza delle maggiori stazioni televisive kenyane a copertura nazionale (KTN, KBC, GBS)

Si tratta di piccole gocce in un oceano di bisogni, opportunità, desideri. Eppure siamo consci che soltanto dal basso si cambia il mondo. Da comunità in comunità se si allarga questo approccio vedremo frutti positivi non soltanto in Africa, ma anche qui da noi. (PGC)

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