Venticinque anni senza una verità giudiziaria

Stampa

Foto: Nigrizia.it

Come un gioco dell’oca. Si è tornati al punto di partenza. Sono trascorsi 25 anni da quel 20 marzo 1994, quando la giornalista di Rai 3, Ilaria Alpi, e il suo operatore, Milan Hrovatin, furono uccisi in un agguato a Mogadiscio, Somalia. 25 anni senza una verità giudiziaria.

Non ci sono i nomi degli esecutori. Men che meno dei mandanti. Addirittura non c’è un movente. La Procura di Roma, il 3 febbraio scorso, ha chiesto per la terza volta di archiviare l’inchiesta. Nonostante i nuovi elementi emersi in questi anni. L’ennesimo tentativo di relegare nell’oblio quell’omicidio, assieme ai mille depistaggi che questa storia porta con sé. I legali della famiglia Alpi hanno depositato al gip di Roma l'atto di opposizione all'archiviazione dell'indagine. Nel documento, redatto dagli avvocati Carlo Palermo e Giovanni D'Amati, si chiede al giudice di effettuare nuove indagini legate, a loro dire, a spunti investigativi.

«Dal dicembre 2007 al giugno 2017, sul caso della uccisione di Ilaria Alpi -scrivono gli avvocati nel provvedimento - risultano subentrate ben numerose nuove risultanze, riportate e commentate ovunque, ma, quasi incredibilmente, non esaminate dal pm». Anche la Federazione nazionale della stampa, l'Ordine dei giornalisti e l’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) hanno depositato l'opposizione all'archiviazione dell'inchiesta. Nel loro documento si segnalano «le gravi carenze dell'inchiesta giudiziaria contro le quali, a 25 anni di distanza dall'esecuzione di Mogadiscio, rischia definitivamente di arenarsi il percorso di giustizia e verità intrapreso al fianco di Giorgio (morto nel 2010, ndr) e Luciana Alpi (morta nel 2018, ndr)».

Nell'opposizione viene chiesto al gip di «imporre ai nostri apparati di intelligence di rivelare le generalità della fondamentale fonte confidenziale del Sisde (oggi AISI) che nel 1997 ha riferito dei collegamenti fra l'omicidio di Ilaria e Miran ed i traffici di armi e rifiuti in Somalia». Servizi che si sono ancora una volta rifiutati di collaborare con l'autorità giudiziaria.

Documenti secretati che appaiono ancor più rilevanti oggi dopo la revisione del processo per Hashi Omar Hassan, l’unico a finire in carcere per questa storia e che dopo 17 anni è stato scarcerato dalla Corte d'Appello di Perugia perché non c’entrava nulla con l’omicidio. Anche lì s’è alzato un polverone per distogliere lo sguardo dai veri responsabili dell’agguato: somali con strette amicizie italiane.

Per difendere la memoria della giornalista e dell’operatore del Tg3 venerdì 22 marzo è stata organizzata anche serata dal titolo La verità non muore a 25 anni dall’omicidio di Ilaria e Miran al WeGil di Largo Ascianghi 5 a Trastevere, Roma.

Gianni Ballarini da Nigrizia.it

Ultime notizie

Giù le mani dai diritti umani

22 Luglio 2019
Per la riforma dei Diritti Umani non ci può essere un'azione unilaterale degli Stati Uniti. (Fabio Pipinato)

Buone notizie: il primo stop al glifosate arriva dall’Austria

21 Luglio 2019
Una buona notizia per la salute nostra e dell’ambiente è arrivata nei giorni scorsi dall’Austria.

Italia: persiste tra uomo e donna un gap enorme

20 Luglio 2019
Occupazione, politiche per le famiglie e pari opportunità sono fattori che s’intrecciano con le disparità di genere. (Lia Curcio)

Plastica: siamo più consapevoli del problema, ma…

19 Luglio 2019
Siamo più consapevoli dei problemi legati all'inquinamento da plastica, ma solo ora iniziamo a prendere in considerazione le possibili soluzioni. (Alessandro Graziadei)

I perché di Genova 2001

19 Luglio 2019
Nella ricorrenza del 18esimo anniversario di Genova 2001, un'intervista a Vittorio Agnoletto medico, docente universitario, portavoce del Genoa Social Forum nel 2001. (Danilo Minisini e L...