Usa: 'rischio sicurezza' anche per le bombe nucleari in Italia

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Sessione di formazione su una bomba nucleare B-61 a Ghedi Torre (BS) - foto: USAF-Fas

"La maggior parte delle basi militari europee in cui vengono custodite le armi nucleari statunitensi sul continente - fra cui i siti italiani di Aviano e Ghedi Torre - non rispettano i necessari standard di sicurezza". Lo afferma un rapporto dell'USAF (Aeronautica militare statunitense), sotto la cui responsabilità si trovano gli ordigni reso pubblico nei giorni scorsi da Hans Kristensen, ricercatore della Federazione degli Scienziati Atomici degli Stati Uniti (FAS).

L'allarmante rapporto riservato dell'Air Force Usa rivela problemi di sicurezza "molto maggiori nel Vecchio Continente di quanto si conoscesse fino ad ora". Già a febbraio scorso il Pentagono aveva reso pubblica una sintesi del documento, ma adesso vengono rivelati i problemi di sicurezza: personale non sufficientemente formato, strutture non messe in sicurezza, carenze di illuminazione, recinzioni insufficienti che porrebbero il rischio di trafugamento di materiali sensibili e l'impossibilità di sventare un attentato.

"Sapevamo già che erano lì in violazione del Trattato di Non Proliferazione. Adesso sappiamo anche che sono custodite in condizioni di sicurezza insufficiente, secondo gli stessi standard del Pentagono" - afferma Lisa Clark di 'Beati i costruttori di pace' e portavoce della campagna 'Un futuro senza atomiche'. "Il rapporto comunque smaschera ancora una volta il 'segreto di Pulcinella' della presenza delle bombe nuclerari USA sul territorio di Stati europei non-nucleari. Un segreto non confermato né smentito da tutti i governi dei Paesi Nato".

Per le associazioni che si occupano di disarmo, però, la conferma della presenza era arrivata da un rapporto pubblicato dallo stesso Kristensen nel febbraio 2005 ("US Nuclear Weapons in Europe" in .pdf), con dati ricavati sempre da documenti del Pentagono. In seguito, nell'aprile 2007, in un documentario di RaiNews24 veniva intervistato il Generale Guy Roberts, Vice Segretario Generale della Nato a Bruxelles: Roberts conferma che il numero di testate atomiche nei Paesi alleati è oggi molto ridotto " non possiamo dare cifre esatte, ma diciamo che le abbiamo ridotte ad alcune centinaia".

Sono di due tipi le basi europee che ospitano bombe atomiche USA. Alcune sono basi statunitensi: Aviano, Incirlik (Turchia), Lakenheath (Gran Bretagna) e, fino al 2006, Ramstein (Germania). Altre sono delle forze armate dei paesi ospitanti: Ghedi (Italia), Kleine Broghel (Belgio), Volkel (Olanda) e Buchel (Germania). Dal rapporto si capisce che le situazioni di sicurezza insufficiente sono state riscontrate nelle basi degli alleati. All'inizio di giugno il Generale Roger A. Brady, comandante delle forze USAF in Europa, ha visitato le basi di Volkel e Kleine Broghel. Un articolo sul sito dell'USAF, che riferisce di questa sua visita, afferma che i problemi di inadeguata sicurezza sono stati riscontrati in altre basi, quindi a Ghedi e a Buchel.

In ognuna di queste 4 basi è di stanza uno squadrone di munizionamento USA, MUNSS in sigla. Dalle informazioni raccolte dalla FAS, i comandi statunitensi avrebbero intenzione di ritirare uno di questi MUNSS, forse il 704mo di stanza a Ghedi. Kristensen azzarda l'ipotesi che le 40 bombe di Ghedi possano essere trasferite ad Aviano, base USAF, quindi presumibilmente in regola con le norme di sicurezza. In Italia ci sono una novantina di testate nucleari dislocate tra Ghedi di Torre e Aviano. In queste due basi ci sarebbero tre tipi di ordigni chiamati in gergo "B61-3", "B61-4" e "B61-10" con una potenza complessiva pari a 900 la bomba di Hiroshima. Se esplodessero tutte insieme, sarebbero capaci di cancellare metà dell'Italia.

"Ricordiamo che già per la presenza delle 50 B61 esistenti ad Aviano esiste una causa civile intentata da cinque cittadini pordenonesi per la minaccia alla loro sicurezza che queste bombe rappresentano. E ribadiamo che in ogni caso ogni arma nucleare sul territorio di una Stato militarmente non-nucleare come l'Italia è una violazione degli impegni assunti dalla ratifica del Trattato di Non Proliferazione del 1975" - sottolinea Lisa Clark.

In Germania la notizia ha suscitato forti reazioni da parte di tutti i principali partiti politici. Guido Westerwelle, portavoce dei Liberali, afferma che "le armi atomiche in Germania sono un avanzo della Guerra Fredda. Devono essere rimosse". Il leader dei Verdi, Juergen Trittin, è dello stesso parere, mentre Gregor Gysi, della Linke, sostiene che la Germania dovrebbe essere abbastanza determinata per chiedere che le bombe vengano immediatamente ritirate e smantellate. Ma anche uno dei partiti della coalizione al Governo, la SPD, per bocca del responsabile esteri Niels Annen, crede che il ritiro di queste armi è auspicabile, "segnerebbe un grande passo verso il disarmo nucleare".

"Se anche in Italia avessimo una simile presa di posizione, forse si potrebbe intanto dare anche da parte nostra un contributo al disarmo nucleare, facendo smantellare le bombe di Ghedi. Triste, però, che si ponga rimedio ad una situazione di violazione degli accordi internazionali per motivi di sicurezza e non per rientrare nella legalità" - conclude Lisa Clark.

"Intanto - afferma l'ex senatore Francesco Martone - alla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati giace non calendarizzata la proposta di legge d'iniziativa popolare per far dichiarare l'Italia 'paese libero da armi nucleari'. Lo scorso marzo la campagna 'Un futuro senza atomiche' ha presentato all'allora Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, oltre 70mila firme di cittadine e cittadini che chiedono che le bombe nucleari sul territorio italiano di Ghedi e Aviano vengano smantellate". [GB]

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