Un clima impazzito

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Foto: Lia Curcio ®

«Dopo quasi un anno di siccità, a partire dalla seconda settimana di ottobre 2019 su tutta la contea d’Isiolo, nel nord del Kenya, si sono abbattute piogge torrenziali. L’intensità e la distribuzione delle piogge hanno causato l’innalzamento del livello dei principali fiumi dell’area, i quali non essendo provvisti di alcun tipo di argine sono esondati in più punti allagando tutti i villaggi in prossimità delle proprie rive».

Inizia così il racconto di Emiliano Cesaretti, rappresentante dell’Ong LVIA in Kenya che attualmente vive nella contea di Isolo, dove opera con l’associazione per la realizzazione di progetti di lotta alla povertà e cooperazione con le popolazioni pastorali del nord Kenya, che appaiono sempre più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

La vita di queste popolazioni, la cui principale attività redditizia è la pastorizia, si svolge in balìa delle piogge. Senza pioggia non c’è acqua, si prosciugano i fiumi e non cresce l’erba… si esauriscono i pascoli e le famiglie si spostano in altre aree dove possono sperare di trovare le risorse naturali fondamentali per la sopravvivenza. Nei primi mesi del 2019, a causa delle precipitazioni insufficienti, nel nord Kenya c’è stata una drammatica siccità mentre ora le popolazioni stanno pagando le conseguenze di grandi inondazioni. Un clima impazzito che non conosce una via di mezzo e le cui conseguenze sono pagate soprattutto dai più deboli, coloro che hanno meno strumenti per farvi fronte.

Qualche mese fa, Cesaretti raccontava: “Da giugno siamo in situazione di allerta. Le piogge sono state scarse, con precipitazioni a luglio pari a 0,2 mm, mentre in situazione normale il livello è di 1,3 mm. I punti d’acqua si prosciugano e la vegetazione si dirada. L’assenza di pioggia sta causando grossi problemi ai contadini, perché non si produce, e perché le sementi coltivate vanno totalmente perse. Sono costretti a contrarre debiti per comprarne di nuove. I pastori stanno migrando in massa verso le contee limitrofe. La produzione di latte è crollata del 100%. Spostandosi, i pastori entrano spesso in parchi naturali dove possono trovare acqua ma questo sta creando tensioni sia con le autorità sia tra i pastori stessi, che competono per l’utilizzo delle scarse risorse d’acqua. Inoltre la scarsità di cibo è diventata un’emergenza e la popolazione soffre. Si stima che quasi la metà della popolazione della contea di Isiolo non abbia abbastanza di cui nutrirsi. L’aridità dei campi e l’alto costo dei prodotti sul mercato fanno sì che sono ormai pochi quelli che possono permettersi di mangiare frutta e verdura. Il tasso di bambini a rischio malnutrizione è passato da 10,7 (giugno) a 12,1 (luglio) per cento, e continua a crescere in modo preoccupante. Malattie della pelle, degli occhi e respiratorie sono in aumento visto che, tra siccità e vento, la polvere è davvero tanta e arriva ovunque».

Dalla fine di ottobre, dalla situazione di scarsità d’acqua si è passati all’eccesso opposto. L’ultimo report di OCHA (Ufficio ONU per le emergenze umanitarie) sull’area, a fine 2019 rilevava che più di 160.000 persone erano state colpite da inondazioni. Di queste, quasi 18.000 avevano abbandonato le loro case e sono attualmente sfollate all’interno del paese. Almeno 120 persone sono morte, anche a causa delle frane che hanno travolto le loro case. Diverse infrastrutture, come strade e ponti, sono state gravemente danneggiate e rendono più difficili i soccorsi.

Sulla situazione attuale, il rappresentante dell’associazione LVIA testimonia che in molti casi «Le tipiche abitazioni rurali fatte di argilla, legno e paglia si sono letteralmente scioltelasciando le famiglie senza un posto in cui dormireLe popolazioni di interi villaggi si sono spostate in altre aree distanti dai fiumi. Molte infrastrutture idriche, come i pozzi, vitali per la popolazione, sono state danneggiate o completamente spazzate via dalla violenza delle inondazioni. Solo nella Contea di Isolo 24.000 persone sono state colpite dalle alluvioni, circa il 16% della popolazione dell’area».

Come riportato nella testimonianza, la crisi umanitaria è aggravata dal danno alle infrastrutture. Secondo le informazioni divulgate dalle istituzioni keyote rispetto alla situazione nella contea di Isolo, nel solo villaggio di Gafarsa l’acqua ha portato via 2,8 km di acquedotto, che corrispondeva alla gran parte del sistema idrico locale. Ad Eresaboru il pozzo che riforniva d’acqua tutto il villaggio è completamente sommerso e non si sa ancora se potrà mai tornare a funzionare e se l’acqua sarà ancora di qualità sufficiente.

Una volta “passata la tempesta”, la crisi non sarà finita perché la popolazione si troverà senz’acqua e senza casa

Come riportato nel report dell’organizzazione internazionale CARE “Suffering in Silence: the 10 most under-reported humanitarian crises of 2019”, quella del nord Kenya è una crisi “silenziosa” tra le dieci meno raccontate dai mass-media nel mondo. 

Attraverso i racconti dal terreno cerchiamo di seguire la situazione. Per quanto riguarda LVIA, grazie al supporto dell’UNICEF si sta intervenendo per alleviare le condizioni di queste persone attraverso la distribuzione emergenziale di taniche e kit per la depurazione dell’acqua, in modo da garantire a tutti acqua potabile nella situazione attuale. Inoltre, si sta studiando la realizzazione di un nuovo progetto che miri a ricostruire o riparare infrastrutture idriche chiave dell’area più colpita dalle alluvioni.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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