Un calcio alla politica: ecco il mondiale delle nazionali senza stato

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Uno dei logo della manifestazione-foto: tamilguardian.com

Dal 4 al 9 giugno si tiene nel Kurdistan iracheno la quinta edizione della Viva World Cup, il mondiale per nazioni che non fanno parte della federazione internazionale, la Fifa. La Viva World Cup è un campionato di cui si è parlato in Italia, sul Corriere della Sera, e anche all’estero, perfino sulla BBC. Per molti si tratta semplicemente di un evento farsesco; ed è effettivamente difficile capire a quale serietà possa ambire una manifestazione in cui alcuni partecipanti alle volte non riescono ad arrivare in quanto si dimenticano di non avere il visto Schengen (accadde qualche anno fa ai Valacchi della Macedonia); o in cui i campioni in carica, il cui team manager era un consigliere provinciale piuttosto famoso in Italia per ragioni extra-sportive, rinunciano a partecipare perché non hanno più i fondi per pagarsi le trasferte. Alcuni, probabilmente, non prenderanno mai sul serio un torneo che sembra più una sfida ad Age of Empires, un Risiko medievale o al limite, “il campionato di Topolinia”, con una fantasiosa lista di partecipanti: il Regno delle Due Sicilie, Occitania, Bassa Sassonia, Grigioni, Frigia, Frisonia del Nord, Karatschay, Lapponia, Tibet e Isole di Pasqua. Dal Trentino, Südtirol e Cimbria. La presenza di queste piccole patrie potrebbe anche irritare quei popoli che veramente lottano per avere un territorio proprio su cui vivere liberi: mettere insieme la Padania con il Tibet o il Kurdistan è un’operazione sicuramente arbitraria. In positivo può gettare luce sulla realtà composita di molte regioni di cui a volte non si suppone neppure l’esistenza.

Senza dubbio, quello che risalta in questa manifestazione è la componente folkoristica. Tuttavia, per comprendere il vero significato di questi eventi bisogna andare oltre dragoni rossi gallesi, inni d’Aragona e grotteschi premi intitolati Nelson Mandela Trophy, senza alcun reale coinvolgimento dell’ex presidente sudafricano. È anche facendo sport che si fanno gli Stati; senz’altro, si fa politica. Soprattutto in un Paese che, secondo molti, fu tenuto assieme da campioni del ciclismo e che mandò al governo un partito chiamato “Forza Italia” e i cui deputati si definivano “azzurri”. Non sarà un caso che l’ex primo ministro italiano era, prima di tutto, presidente del club calcistico più titolato d’Italia. Bisognerebbe quindi riflettere con maggiore attentamente sul significato di questa mescola di squadre che uniscono piccole comunità di trecento abitanti, come i cimbri venuti da Luserna, e popoli da tredici milioni d’ abitanti come gli occitani. Scavando tra paradossi ed accostamenti improbabili troviamo tracce importanti.

Se sfogliamo gli archivi, ad esempio, scopriamo che nelle passate edizioni della Viva World Cup scesero in campo ex calciatori di buon livello (Alessandro Dal Canto, i fratelli Cossato, Maurizio Ganz: gente che ha giocato in club che hanno vinto scudetti e che ora assicurano un apporto sportivo e anche politico), ma anche intellettuali oggi piuttosto influenti: nell’articolo del Corriere viene citato un emozionato terzino destro dei cimbri che si unisce alle urla dei compagni, «Viva la Cimbria!». Oggi quel terzino è direttore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige, su nomina della Giunta Provinciale di Trento.

In questo mondo, come d’altronde in quello del calcio professionistico, l’intreccio calcio politica è fortissimo, ad ogni livello. Non a caso, la federazione internazionale (la Nouvelle Fédération-Board, NF-Board, che risulta ufficialmente riconosciuta anche se l’apparenza rimane sempre decisamente semi-seria: il sito sembra tenuto assieme con la colla, ed il ranking è aggiornato al 2007) ha come fondatore e attuale Segretario Generale Luc Misson, famoso avvocato dell’ex-calciatore Jean-Marc Bosman. D’altra parte, come ricorda il Corriere, queste manifestazioni sono probabilmente “più vicine alla Lega Nord che alla Lega Calcio”. Non a caso, la nazionale padana è oggi costretta a chiudere in quanto, secondo le dichiarazioni dell’allenatore ai giornali, dipendeva esclusivamente dai fondi dei rimborsi elettorali, oggi al centro di una nota vicenda giudiziaria. Non è la prima volta: alla fine degli anni ‘90 la selezione lombarda fu chiusa nonostante i successi contro l’Ausonia in seguito a forti pressioni da Roma, e da Silvio Berlusconi in particolare. La nazionale rinacque nel 2007, collezionando successi costruiti sui ricchissimi fondi provenienti dal partito, che pagava integralmente spese di viaggio e alloggio a giocatori e fan, compreso l’affitto del castello resort di Fjallnas ai mondiali 2010. Certamente anche quest’anno la Viva World Cup verrà seguita dai media come un evento folkloristico; ma in verità è molto, molto di più.

Lorenzo Piccoli

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