TRIPS: situazione del negoziato sull'accesso ai farmaci

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La questione del mancato accesso alle cure nei paesi in via di sviluppo è uno dei più scottanti argomenti all'ordine del giorno nell'ambito del negoziato in seno all'OMC; in particolare, la soluzione che dovrà essere trovata al paragrafo 6 della Dichiarazione di Doha approvata nel novembre 2001. Si tratta infatti di colmare al più presto il vuoto giuridico degli accordi internazionali in materia di proprietà intellettuale, così da garantire un rapido accesso alle terapie nei paesi in via di sviluppo vittime di epidemie, paesi che perlopiù non sono in grado di produrre autonomamente i farmaci necessari a combatterle con tempestività.

Il paragrafo 6 della "Dichiarazione di Doha sull'Accordo dei TRIPS e la Salute Pubblica" riconosce che i paesi con insufficienti o inesistenti capacità produttive e tecnologiche nel settore farmaceutico debbano potersi avvalere delle norme di salvaguardia della salute pubblica, utilizzando le eccezioni peraltro contemplate nei TRIPS. Nel pieno rispetto dei diritti brevettuali, dunque, si impone la necessità di mettere a punto un sistema solido e sostenibile.

La Dichiarazione di Doha formula al contempo la promessa e l'obbligo di interpretare ed attuare l'accordo TRIPS in modo da sostenere il diritto di tutti i paesi membri dell'OMC di proteggere la salute pubblica e garantire l'accesso ai farmaci per tutti. La sfida è quella di far applicare le norme di salvaguardia dei TRIPS, inequivocabilmente, ai paesi ricchi e a quelli poveri, ai membri con mercati interni avanzati oppure no, ai paesi con diversi livelli di sviluppo tecnologico.

La posizione della Commissione Europea sembra volere insistere su una soluzione che privilegia l'Art. 31 dell'accordo TRIPS. Questo articolo presenta però degli svantaggi, primo tra tutti la lentezza del processo decisionale, prima che la licenza obbligatoria sia avallata e l'esportazione abbia luogo. Inoltre, il paese in grado di rendere disponibili le copie generiche dei farmaci richiesti dovrebbe acconsentire alla deroga dei diritti sulla proprietà intellettuale di quei farmaci, ciò che rende il paese beneficiario dell'importazione inaccettabilmente dipendente dalla volontà politica di un altro governo.

Molti paesi membri dell'OMC e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in un comunicato del 17/09/2002 raccomandano una soluzione sulla base dell'Art. 30 dello stesso accordo TRIPS che consente di portare i maggiori benefici per i paesi in via di sviluppo. Esso prevede eccezioni che non richiedono l'autorizzazione del detentore del brevetto, e quindi assicurano maggiore autonomia operativa del paese beneficiario dell'importazione

Durante tutti i negoziati, i testi proposti non hanno fatto altro che conformarsi sempre più alle domande dei paesi ricchi, al fine di soddisfare le loro posizioni estreme e intransigenti e restringere l'accordo ad una lista di farmaci. L'ultimo modello, quello del 16 dicembre (testo Motta), pendeva pesantemente a loro favore, ma alla fine è stato rifiutato dagli Stati-Uniti, che lo trovava troppo generoso nello spettro delle malattie.

I medicinali sono beni di utilità pubblica, e la loro disponibilità non può essere limitata a seconda delle malattie, ovvero per i soli casi di emergenza o solo per alcune pandemie (AIDS, Tubercolosi, Malaria), come richiedono oggi alcuni paesi industrializzati in sede OMC. Secondo l'OMS, d'altra parte, ogni anno nei paesi in via di sviluppo muoiono 3,9 milioni di persone per infezioni respiratorie, 2 milioni di diarrea, 1,3 milioni per malattie infantili prevenibili, 173.000 persone di meningite, mentre la maggior parte di queste morti sarebbe evitabile favorendo laccesso ai farmaci, ed in particolare favorendo la produzione di generici nei paesi produttori per l'esportazione nei paesi in via di sviluppo che non hanno capacità produttiva.

Il tentativo dell'Unione Europea di superare l'impasse sulle modalità di applicazione del paragrafo 6 della dichiarazione di Doha attraverso una lista di malattie, per quanto apprezzabile, non risolve la questione. Qualsiasi testo che restringa l'accordo ad una lista di malattie, pur con il coinvolgimento dell'OMS, costituisce un'inaccettabile restrizione per i paesi in via di sviluppo nell'uso delle licenze obbligatorie.

Perché gli Stati Uniti e l'Unione Europea possono discrezionalmente decidere quando e come utilizzare una licenza obbligatoria, mentre vogliono impedire ai paesi in via di sviluppo di fare lo stesso? Perché i paesi ricchi dovrebbero determinare cosa costituisce un problema di salute pubblica da soli ed i paesi in via di sviluppo no?

E' estremamente urgente trovare una soluzione. Il tempo entro cui alcuni importantissimi paesi produttori di generici (India, Brasile, Thailandia) devono adeguarsi alle regole per la proprietà intellettuale stabilite dall'Organizzazione Mondiale per il Commercio, sta ormai scadendo (2005) e, a meno che non venga trovata una soluzione che favorisca la produzione di generici di buona qualità e di basso costo per l'esportazione verso i paesi in via di sviluppo che non hanno adeguate capacità produttive, numerosi pazienti verranno esclusi dall'accesso a un trattamento indispensabile per la loro sopravvivenza.

Il testo Motta del 16 dicembre, anche se largamente consensuale (lo appoggiano 143 paesi su 144) viene visto da molte delegazioni come un compromesso lontano dall'ideale di una soluzione semplice, applicabile ed automatica. Forse potrebbe essere un buon suggerimento ripartire da una nuova proposta negoziale.

La soluzione del paragrafo 6 deve essere interamente basata sulla dichiarazione di Doha. L'accordo non deve costringere i paesi a negoziare "caso per caso", o farmaco per farmaco, ovvero sulla base di una situazione di emergenza sanitaria. Non deve comportare condizioni di applicazioni costose né procedure superflue. I paesi in via di sviluppo hanno il diritto di determinare cosa costituisce un problema di sanità pubblica per loro. Una vera soluzione per la questione relativa alla produzione di farmaci per l'esportazione deve essere fattibile, lineare ed economicamente sostenibile.

Se una soluzione giusta e razionale non viene rapidamente trovata, saranno i pazienti dei paesi in via di sviluppo a pagarne le conseguenze, nella maggior parte dei casi con la loro vita.

Il rischio concreto è che, se si arriverà a Cancun senza un accordo sulla questione dei farmaci, questo dossier irrisolto verrà utilizzato come merce di scambio da parte dei paesi occidentali per ottenere dei consistenti vantaggi negoziali in altri settori, a partire dalla liberalizzazione dei servizi essenziali, fino al negoziato sugli investimenti, che diversi paesi, e l'UE in testa, cercano di introdurre. In altre parole, i paesi occidentali potrebbero utilizzare la loro posizione di forza sui farmaci per pesare sugli altri negoziati, secondo il famigerato "trade off" nel quale tutto si negozia fino ad arrivare ad un accordo complessivo. Il paradosso è che vengono rimessi in discussione i risultati positivi che i paesi in via di sviluppo erano già riusciti ad ottenere a Doha.

Per questo, come primo passo, necessario anche se assolutamente non sufficiente, chiediamo all'Italia ed all'Unione Europea di impegnarsi per una soluzione al paragrafo 6 della dichiarazione di Doha che garantisca l'approvvigionamento certo e tempestivo di farmaci generici da parte di quei paesi membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio che ne hanno bisogno. Nel medio e lungo periodo sarà invece necessario discutere il ruolo ed il mandato dell'OMC, e valutare l'opportunità che sia un'organizzazione che si occupa di commercio a prendere decisioni in materia di accesso ai farmaci e diritto alla salute, così come di altre questioni strettamente legate a beni pubblici e ai bisogni dell'umanità, piuttosto che quelle agenzie delle Nazioni Unite come l'OMS che, per specifico mandato istituzionale, dovrebbero occuparsi di queste tematiche.

Fonte: Medici Senza Frontiere

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