#RiseForClimate: l’impegno personale che fa la differenza

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Foto: A.Toro ®

Sono scesi in piazza da tutto il mondo: da Kathmandu a Barcellona, da Sidney a Copenaghen, da Bogotà a Berlino, perfino in Antartide. Sabato 8 settembre oltre 250.000 persone hanno partecipato a più di 900 azioni in 95 paesi, rispondendo all’appello di #RiseForClimate, la mobilitazione globale lanciata dall’organizzazione ambientalista 350.org per chiedere alla politica un impegno concreto verso lo stop ai combustibili fossili, al fine di garantire una transizione rapida verso l’utilizzo al 100% di energia rinnovabile per tutti. Tra flash mob, manifestazioni, dibattiti e incursioni, gli eventi sono culminati nel grande raduno di San Francisco in occasione del Global Climate Action Summit: dal 12 al 14 settembre, leader politici, istituzioni ed esperti provenienti da ogni parte del pianeta si sono infatti riuniti con lo scopo di fare il punto sui risultati raggiunti dopo la firma, nel 2015, dello storico Accordo di Parigi sul clima e rinnovare gli impegni presi, in una disperata corsa contro il tempo per evitare – o almeno mitigare – gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Anche l’Italia non ha mancato di rispondere alla chiamata di #RiseForClimate: cittadini e attivisti si sono incontrati in piazza Testaccio a Roma, in un pomeriggio all’insegna dell’informazione e sensibilizzazione sul tema delle energie rinnovabili, con al centro l’importanza dell’azione e dell’impegno dal basso, a livello individuale e di comunità.

“Cambiare il consumo di energia nella città di Roma - una abitazione alla volta” è stato infatti lo slogan che ha animato la giornata romana, organizzata da numerosi gruppi e associazioni: 350.org, Legambiente, The Climate Reality Project, FOCSIV, ANTER e ANEV i partner ufficiali, insieme a Coalizione Clima, Coordinamento FREE, Free2Change, Gruppo JOBEL, Movimento cattolico mondiale per il clima, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Women’s March Rome, e American Expats for Positive Change. I cittadini hanno così avuto a disposizione informazioni indipendenti sui fornitori di energia domestica, e su come passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili nelle loro stesse case. “Il modo migliore per essere sicuro di consumare energia verde è partecipare in qualche modo alla sua produzione. Purtroppo, questo oggi è molto difficile” ha dettoGiovanni Battista Zorzoli, ingegnere ed esperto in fonti energetiche rinnovabili, spiegando come in Italia vi sia tutta una serie di leggi e vincoli per l’installazione e utilizzo delle rinnovabili nei condomini e nei singoli appartamenti. Il modello auspicabile sarebbe quello delle comunità energetiche locali, sul modello di Danimarca, Germania e alcune zone degli Stati Uniti. “Si auto organizzano, producono la loro energia creando una piccola rete locale, e interagiscono con l’esterno. L’interesse diventa così non solo ambientale ma anche economico”. Per fare tutto questo occorre però che i cittadini tornino ad essere protagonisti: pena, il mancato raggiungimento degli obiettivi del 2030 stabiliti dall’Ue, secondo cui le rinnovabili dovranno coprire almeno il 32% dei consumi. 

“Abbiamo il dovere, la responsabilità di informarci su quello che sta accadendo sul nostro pianeta” ha spiegato Paola Fiore, che fa parte del team italiano ed europeo del Climate Reality Project, l’organizzazione per la tutela ambientale fondata nel 2006 da Al Gore. “Il cambiamento climatico non è qualcosa che riguarda le prossime generazioni, ma sta accadendo già adesso, lo possiamo toccare con mano”. Ondate di calore sempre più prolungate seguite da precipitazioni massicce, temperature in aumento a livello globale, scioglimento dei ghiaccie innalzamento del livello dei mari: siccome è molto probabile che il riscaldamento sia, per la maggior parte, dovuto all’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera dovuto alle emissioni antropogeniche, per mitigare il cambiamento climatico è necessario ridurre o evitare queste emissioni. Per questo nel 2015, la Conferenza di Rio sui cambiamenti climatici, COP 21, ha siglato lo storico accordo di Parigi, con cui le 196 nazioni partecipanti si sono impegnate ad accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Lo scopo: fermare l’aumento della temperatura a +1,5 gradi, invece dei 2 gradi previsti dal precedente accordo di Copenaghen. 

Certo, l’uscita dall’accordo da parte degli Stati Uniti voluta da Trump ha destato non poche preoccupazioni per la tenuta del piano (che, a detta di molti scienziati, potrebbe comunque non bastare). Sembra però che imprese, cittadini e enti locali stiamo continuando lo stesso a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici, mitigando gli effetti negativi di questa decisione. “Con Trump è difficile muoversi a livello nazionale, ma questo non vuol dire che a livello locale non possiamo fare qualcosa” ha confermato Neal Huddon-Cossar, originario della California e tra gli organizzatori della giornata romana. I suoi zii sono stati evacuati dalla loro casa dopo uno dei recenti e devastanti incendi che hanno colpito la California, perciò non ci ha pensato due volte ad entrare in azione. “Il riscaldamento globale colpisce tutti noi, indipendentemente dalla nazionalità, dall'etnia, dalla classe socio-economica o dal partito politico” ha detto. Anche se molte delle conseguenze ricadono soprattutto sui più poveri e svantaggiati, ed è per questo che l’attivismo ambientalista diventa anche una questione di diritti e di giustizia sociale. Secondo Paola Fiore, più che cambiamento climatico dovrebbe ormai chiamarsi “crisi climatica”, dato che ne stiamo già sperimentando gli effetti. Un momento storico difficile, che però avrebbe almeno un effetto positivo: quello di unire le persone. “In questo periodo in cui si innalzano non solo i mari ma anche i muri, il movimento climatico globale ci aiuta invece a costruire ponti – ha detto –. Il passaggio mentale da fare è quello ‘da ciò che è mio a ciò che è nostro’Se iniziamo a informarci, a conoscere, saremo più capaci di decidere, e di spingere i nostri governanti a fare il bene comune per la nostra società”.

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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