Rifugiati e migranti, una questione globale

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Per il quinto anno consecutivo i rifugiati nel mondo aumentano. Per il quinto anno consecutivo il numero dei profughi è un record. Il rapporto Global Trends dell’UNHCR - Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, presentato il 20 giugno scorso, ha conteggiato nel 2017 ben 68,5 milioni di profughi. Mai così tanti. La proporzione, per farci comprendere meglio la portata di questa tragedia umanitaria, è di una persona ogni 110 nel mondo.

Di queste persone, 25,4 milioni hanno abbandonato tutto, fuggendo dal proprio paese; 40 milioni non hanno più nulla e sono sfollate all’interno del proprio paese; 3,1 milioni sono i richiedenti asilo in attesa di ottenere protezione in base ai diritti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Rispetto al 2016, ci sono 16,2 milioni di nuovi rifugiati: significa che per ogni giorno del 2017,44.400 persone sono state costrette ad abbandonare la propria casa. Metà della “popolazione rifugiata” è composta da bambinie adolescenti173.800 sono i minori non accompagnati

Secondo l’UNHCR, i principali eventi che hanno aggravato il numero di rifugiati nel mondo sono le crisi irrisolte in Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Afghanistan, la guerra in Sud Sudan e in Siria e l’esodo della minoranza Rohingya dal Myanmar che, in soli 100 giorni tra giugno e agosto 2017, ha visto fuggire 655.500 persone in Bangladesh per salvarsi dai massacri di cui questa popolazione è vittima.

Dovrebbe far riflettere noi europei il dato, che conferma quanto già registrato nel 2016, per cui l'85% dei nuovi rifugiati sono stati accolti in paesi in via di sviluppo.  Solo un paese europeo, la Germania, rientra tra i primi otto paesi che accolgono profughi in fuga da guerre e violenze: lTurchia oggi ospita il maggior numero di rifugiati (3,5 milioni di persone)seguita dal Pakistan, l’Uganda, il Libano, l’Iran, la Germania (970.000 persone), ilBangladeshe ilSudan.Complessivamente, il 63% di tutti i rifugiati di cui si occupa l’UNHCR, si trova in soli 10 paesi. Sul fronte dei ritorni, il rapporto dell’UNHCR ci dice che circa 5 milioni di persone hanno potuto tornare alle loro case nel 2017 ma tra queste, c’è chi è rientrato in maniera forzata ed in contesti assai precari.

Qualche giorno fa, il 25 giugno 2018, l’UNHCR ha presentato a Ginevra il Report sulle proiezioni 2019 rispetto alle necessità di reinsediamento dei rifugiati denunciando un gap trail numero di rifugiati che necessitano di essere ricollocati, e i posti resi disponibili dai governi nel mondo. Si stima che, nella situazione prospettata ci vorrebbero 18 anni per i rifugiati più vulnerabili per trovare una nuova casae tentare di ricostruire una vita al di fuori di un campo profughi o lontano da un paese in cui sono in pericolo di vita.

Nella sua comunicazione del 25 giugno, l’Alto Commissionario dell’UNHCR Filippo Grandi ha sottolineato: “In Niger proprio la scorsa settimana ho visto come il reinsediamento stia letteralmente salvando vite. Stiamo evacuando rifugiati salvati dalle orrende condizioni in Libia per insediarli prima in Niger poi in altri paesi. Abbiamo bisogno di nuovi posti per il reinsediamento”. 

Sempre recentemente, in vista delle negoziazioni europee sui temi delle migrazioni che si chiuderanno entro fine giugnol’UNHCR ha dichiarato come L’Europa oggi non sia più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati. I numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014.Oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro paesi o in quelli immediatamente vicini: paesi per lo più del sud del mondo. Per rispondere a questa sfida globale ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove, sono necessari aiuti ai paesi che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento, destinati ai rifugiati vulnerabili affinché siano trasferiti in modo legale e sicuro in nuovi paesi. Le politiche dell’UE in materia di asilo possono e dovrebbero fornire un esempio su come gestire le crisi di rifugiati con compassione e solidarietà”

È inoltre in arrivo entro luglio 2018, la prima definizione del Global Compact on Refugees un accordo internazionale le cui negoziazioni sono state avviate nel febbraio 2018 dall’ONU, insieme a quelle del Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration con l'obiettivo di istituire la cooperazione tra stati e con i soggetti non governativi, sui temi rifugiati e migrantida lungo tempo non affrontati in sede ONU a causa delle divisioni che tali tematiche scatenano. Su questi aspetti è disponibile il Policy Brief di Concord, network delle Ong in Europa per lo sviluppo e l’emergenza che sottolinea: “L’attenzione ONU per le migrazionideriva in larga parte dalla crisi politica europeaseguita al relativo aumento degli arrivi di migranti e rifugiati nel 2015 e 2016”e mette in guardiadalrischio chel’approccio di esternalizzazione e restrizione delle politiche migratorie e di asilo sostenuto dall’Europa, e l’uso strumentale della cooperazione internazionale ad esso collegato, possano essere incorporati all’interno dei Global Compact.

I prossimi mesi saranno decisivi e per riprendere le parole di Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, possiamo concludere che “Siamo ad una fase di svolta, dove il successo nella gestione degli esodi forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più complessivo, per evitare che alcuni paesi e comunità vengano lasciati soli ad affrontare tutto questo”.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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