Politiche 2022: tra assenteismo e volubilità elettorale

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Chiuse le urne dunque e netto trionfo per Giorgia Meloni ed il suo partito di nostalgici - e non mi riferisco al MSI -, che si appresta a prendere le redini di un paese che rischia lo sfascio, in piena crisi energetica, inflazione da capogiro, lo spread e il costo del debito in salita, destinato a una recessione nel 2023, che potrà solo essere mitigata da sacrifici da parte di tutti. Un bel mix esplosivo, che di fronte alle lisergiche promesse di spesa per centinaia di miliardi in assenza di copertura dei partiti, incluse in pressoché tutti i programmi elettorali, chi più chi meno, rendono il futuro prossimo del nostro paese ancor più surreale, mi vien da dire teatrale. Ormai l’importante è semplicemente promettere di dare, dare tutto quello che ti venga in mente, senza proporre soluzioni strutturali ai problemi reali o immaginari che gli stessi partiti denunciano. Così il popolino si alimenta di fesserie e con la pancia piena si gongola. Mentre si fa trattare de ebete inconsapevole. A questo giro pero la serie infinita di promesse avrà vita ancora più corta del solito, tramutandosi in carta straccia ancora prima che il governo si instauri, data la criticità della stagione che abbiamo alle porte e la necessità di interloquire con l’Europa.

Risultato, quindi, ampiamente atteso: la coalizione di centro destra, colpevole col M5S di arenare il governo Draghi e di averlo fatto cadere, manda l’Italia a elezioni anticipate, sicura di un riscontro elettorale favorevole. Probabilmente nel peggior momento possibile tra pandemia e guerra in corso. Ma tranquilli che questo sarà il governo della responsabilità… Ad ogni modo, al netto delle considerazioni puramente politichequeste elezioni offrono anche altre chiavi di lettura, valide almeno per i politologi da spritz come me.

La prima è sull’enorme assenteismo alle urne: questo 25 settembre ha votato solo il 63.9% degli aventi diritto, un dato mai così basso nella storia della Repubblica Italiana. E questo nonostante si fosse ampliato il diritto di elettorato attivo al Senato fino ai 18 anni. Un calo di ben nove punti rispetto alle politiche del 2018 assieme ad un livello record di astenuti attestatosi al 9%. A dire il vero, questo processo di decadenza democratica è iniziato tanti anni fa, almeno una quarantina (il 1983 fu l’anno in cui per la prima volta l’affluenza scese sotto la soglia psicologica del 90%), ma la tendenza spiccatamente negativa oggi sembra inesorabile. Si perché il numero di quanti non si recano alle urne è in crescita pressoché ovunque nel mondo, persino in paesi dove votare è un obbligo, e non solo un diritto – e un dovere civico - come da noi. In sostanza, in Italia, dove il diritto di voto è sancito dall’articolo 48 della Costituzione, oggi, più del 36% degli aventi diritto preferisce non votare, perché si sente tradito, abbandonato, non rappresentato, se non addirittura schifato dal panorama politico. Di fronte a un’offerta politica così diversa e multiforme, fatta di mille partitini e coalizioni, il 36% degli italiani non ne trova neanche uno a cui sia disposto a dare la sua delega. Mi pare allarmante. Guardandoci bene, non sarà magari che queste offerte politiche non sono poi così diverse l’una dall’altra?

La seconda si riferisce al carattere totalmente schizofrenico e imprevedibile dell’elettorato italiano, un popolo che si stufa e cambia idea al ritmo di come si cambiava i cappelli la regina Elisabetta II. Raramente si è vista cotanta mobilità elettorale dove, nel breve volgere di una legislatura, ci sono partiti che passano dal 3-4% al 25-30%. Tanto veloce a materializzarsi è il disincanto per un partito politico, quanto immediato e fluido l’atto di votarsi a un nuovo santino (di simili fattezze, ma uguali promesse vacue). Gli italiani sono in evidente difficoltà, se non totale disperazione. La funzione di rappresentanza della democrazia sta scricchiolando ormai da tanto tempo.

Infine un’ultima doverosa considerazione è relativa all’alto costo del voto per certe categorie di persone, e più precisamente alle difficoltà di voto per i fuori sede. Che l’Italia non fosse un paese per giovani lo sapevamo, ma essere ancora uno dei pochi paesi in Europa dove nel 2022 non si possa votare a distanza (per posta, procura o addirittura internet come in Estonia) fa davvero riflettere. E mi riferisco a tutti gli studenti ed ai lavoratori fuori sede, per i quali sono previsti solo dei rimborsi parziali sul prezzo del biglietto del viaggio (se arriva…). Secondo il libro bianco sull’astensionismo “Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”, ultimato pochi mesi fa, tra studenti e lavoratori domiciliati fuori dalla propria provincia di residenza, si parla di una platea di quasi 5 milioni di elettori. Elettori, se vogliamo, anche mediamente più istruiti e preparati. Una cifra non molto distante dal numero degli italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire (Anagrafe per gli Italiani residenti all’estero) di 5,8 milioni. Sarà mica ora di adeguarsi ai tempi e promuovere modalità di voto alternativo a quella di andare fisicamente al seggio? Sul web ci sono iniziative di raccolta firme come questa.

Non resta che fare un in bocca al lupo al nuovo governo, nella speranza che almeno l’imminente legge di bilancio si riesca a fare a quattro mani col governo uscente, così per poter dire che la recessione che già si staglia all’orizzonte sarà colpa dei “poteri forti” e non di una coalizione legittimata democraticamente. 

Marco Grisenti

Laureato in Economia e Analisi Finanziaria, dal 2014 lavoro nel settore della finanza sostenibile con un occhio di riguardo per l'America Latina, che mi ha accolto per tanti anni. Ho collaborato con ONG attive nella microfinanza e nell’imprenditorialità sociale, ho spaziato in vari ruoli all'interno di società di consulenza e banche etiche, fino ad approdare a fondi d'investimento specializzati nell’impact investing. In una costante ricerca di risposte e soluzioni ai tanti problemi che affliggono il Sud del mondo, e non solo. Il viaggio - il partire senza sapere quando si torna, e verso quale nuova "casa" - è stato il fedele complice di anni tanto spensierati quanto impegnati, che mi hanno permesso di abbattere barriere fuori e dentro di me, assaporare panorami, odori e melodie di luoghi altrimenti ancora lontani, appagare una curiositá senza fine. Credo in un mondo più sano, equilibrato ed inclusivo, dove si possa valorizzare il diverso. Per Unimondo cerco di trasmettere, senza filtri, la veritá e la sensibilità che incontro e assimilo sul mio sentiero.

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