Pax Christi: 'linguaggio duro e intimidatorio' della Cei

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"Devo dire che ho trovato il linguaggio duro, distaccato, quasi intimidatorio e, scusate, lontano da quello che è accaduto" - così don Fabio Corazzina commenta il "pesante comunicato" diffuso ieri dalla sala stampa della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sulla Marcia della Pace di fine anno a Trento. "Corrono tempi così fatti, in cui la fatica di ammettere alcune responsabilità ci mette l'uno contro l'altro" - commenta don Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax Christi. "Tempi in cui un comunicato stampa (della CEI - ndr) sulla Marcia della Pace dice che qualcuno "alimenta ad arte alcune polemiche prive di fondamento", genera equivoci per un "modo improprio di procedere", perché si è ritenuto di "avere la responsabilità dell'iniziativa", e che sono "fuori luogo ogni altra interpretazione e ulteriori affermazioni che volessero accreditare inesistenti prevaricazioni". "Non continuo, ma devo dire che ho trovato il linguaggio duro, distaccato, quasi intimidatorio e, scusate, lontano da quello che è accaduto" - commenta il coordinatore di Pax Christi sottolineando che è "giunto il tempo dei volti e dei nomi (una bella metodologia nonviolenta), non dei comunicati o dei messaggi a distanza".

La lunga nota di don Corazzina si apre con un titolo sferzante: "Vuoi che andiamo a strappare la zizzania?" - che fa pensare ad un desiderio della CEI di fare "piazza pulita" di quello che non andrebbe bene nella chiesa. "Io sono figlio di contadini, la terra è mia madre, e la terra mi ha insegnato tanto in termini di fatica, di pazienza, di cura e di attesa" - ribatte don Corazzina che richiama la parabola evangelica del "grano buono e della zizzania". "C'è un campo che è questo mondo, l'uomo, la società, la chiesa stessa, un campo di ombre e luci, di speranze e delusioni, di buon grano e di cattiva zizzania" - commenta don Corazzina. "I servi del potere o del padrone, convinti di fargli un piacere corrono e si rendono disponibili: "Vuoi che andiamo a strappare la zizzania? Ci pensiamo noi!" Ma la risposta è altrettanto chiara e decisa: "No! Rischiate di strappare via anche il grano buono".

La nota è condivisa dal Presidente Pax Christi Italia, mons. Tommaso Valentinetti che specifica: "Pensavamo di essere giunti alla definizione del programma della marcia per la pace (...) Evidentemente non era così, visto le tante polemiche che ci hanno accompagnato fino ad oggi". Mons Valentinetti ringrazia don Corazzina per "la gran fatica che lui ha fatto in questi mesi per poter giungere ad una buona organizzazione e ad un buon programma per la marcia e per il Convegno". "Le mediazioni, alle volte molto difficili, sono state molto faticose. Lo ringrazio per quanto ci ha fatto condividere e accolgo tutti i suoi inviti e le sue riflessioni che faccio anche miei. Pensavamo di essere giunti alla definizione del programma della marcia per la pace, quando i Vescovi si sono riuniti ad Assisi, per l'assemblea nazionale a metà Novembre. In quella sede il Vescovo di Trento Mons. Bressan, il Vescovo presidente della Commissione C.E.I. Mons. Miglio, il Vescovo Mons. Montenegro presidente della Caritas ed io avevamo accolto il programma dei relatori presentato dal tavolo di lavoro più volte riunitosi a Trento. Evidentemente non era così, visto le tante polemiche che ci hanno accompagnato fino ad oggi" - nota mons. Valentinetti.

Tutto è nato dal 'non placet' della CEI circa la partecipazione alla Marcia di Arturo Paoli, il piccolo fratello di Charles de Foucauld per oltre 40 anni missionario in America Latina, per il timore che il relatore potesse sollevare questioni sulla guerra in Iraq al convegno che precede la Marcia della Pace. Anche il prof. Antonio Papisca (docente di Diritto internazionale all'Università di Padova) e il coordinatore del dibattito, Francesco Comina (giornalista e membro di Pax Christi) non sono stati graditi dalla Cei che ha risposto a Pax Christi con un programma corretto dove i nomi dei relatori erano stati cancellati a penna e sostituiti da altri. Di fatto questi tre relatori sono stati sostuiti nel programma finale del Convegno. Ma la questione è più ampia: alla Cei non piace l'attivismo di Pax Christi su molti problemi, dalla guerra in Iraq agli inteventi contro gli "sponsor armati". "Una pace a caro prezzo come stiamo vivendo qui in Italia e dentro la Chiesa" - afferma una recente nota del movimento che ribadisce la necessità di "collegialità, corresponsabilità, riconoscimento delle competenze e delle storie". "Crediamo che il problema non è spegnere ma dare voce, a chi con passione e scelte di vita coniuga il Vangelo, unica realtà "critica" di ogni cammino" - concludeva la nota del Consiglio Nazionale di Pax Christi Italia.

Nella sua nota don Corazzina afferma che è "giunto il tempo dei volti e dei nomi (una bella metodologia nonviolenta), non dei comunicati o dei messaggi a distanza" ed invita il Segretario Generale della CEI, mons Giuseppe Betori, a partecipare al Convegno di Pax Christi a Trento dal titolo "Infaticabili provocatori di nonviolenza: il nesso fra le 'grandi' e le 'piccole' scelte". "Invitiamo mons Giuseppe Betori a stare con noi e aprire un dialogo sereno, sincero e fruttuoso sul tema dei metodi e contenuti della corresponsabilità nella Chiesa". "In fondo la Marcia proposta da Pax Christi è stata fatta propria e promossa dalla Chiesa italiana, dalla Caritas e dalla Diocesi di Trento" - nota don Corazzina.

Nei giorni scorsi anche il Presidente emerito di Pax Christi, mons. Bettazzi era intevenuto in merito alla decisione del cambiamento da parte della CEI del programma già concordato per la "Marcia della Pace di Capodanno"; decisione che ha scosso la fiducia di molti laici impegnati. "Quanto al tema della Marcia, penso che, proprio per il binomio del titolo ("Nella verità per la pace" - Ndr) se sarebbe stato auspicabile che anche in questo ambito una verità trasparente avesse contribuito alla pace, nella situazione attuale possa valere anche l'inverso: partecipare con impegno di pace - dalla pace nel mondo alla pace tra noi, tra i partecipanti e con gli organizzatori - possa portarci alla trasparenza della verità" - notava l'anziano presule. "La sofferenza e la fatica saranno il contributo perchè anche nella Chiesa una più piena trasparenza possa far crescere la pace'' - concludeva mons. Bettazzi. [GB]

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