Paraguay: l'ex vescovo Lugo è il nuovo presidente

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"Un piano nazionale per il rispetto dei diritti umani che ponga fine alle violenze e agli abusi che hanno caratterizzato l'ultimo mezzo secolo di governo del Paraguay". Lo chiede Amnesty International al neo-presidente del Paese sudamericano, Fernando Lugo. L'associaizone sottolinea "l'opportunità storica" per il combattivo ex vescovo di San Pedro "di creare una nuova cultura di rispetto e promozione dei diritti umani". A marzo, l'organizzazione aveva sollecitato tutti i candidati in corsa alle presidenziali ad elaborare un programma d'azione per risolvere le violazioni "piu' gravi" nel Paese sudamericano: la tortura, l'impunità dei crimini commessi durante la dittatura militare, l'accesso limitato alla giustizia, le discriminazioni contro categorie vulnerabili come donne e bambini.

La candidatura dell'ex vescovo è stato sostenuta "da larghi strati della popolazione, dai contadini agli indigeni, dai senza terra agli studenti universitari" - Selvas.org. "Monsignor Lugo è un vescovo scomodo sia per la conservatrice chiesa paraguyana che per il Vaticano vista la sua simpatia per la Teologia della Liberazione e la sua attività nella Pastorale della Terra a fianco degli indigeni e dei cosiddetti "senza terra". Durante la dittatura militare del generale Stroessner, Lugo venne perseguitato e una parte della sua famiglia fu costretta all'esilio. Ma i reggenti del partito Colorado, non sono gli unici ad aver preso male la candidatura dell'ex vescovo" - afferma Selvas.org. Anche il Vaticano aveva reagito con fastidio, alla notizia della sua candidatura, inviandogli un'ammonizione canonica, firmata per mano del cardinale Giovanni Battista Re, che basandosi sul "canone 285", chiede all'ex vescovo paraguaiano di non candidarsi minacciando, in caso contrario, la sospensione "a divinis" del sacerdote che per la Chiesa cattolica significa il divieto di predicare ed esercitare i sacramenti.

Un altro ostacolo nel cammino verso la candidatura dell'ex vescovo veniva, secondo alcuni giuristi di aria governativa, dalla Costituzione paraguyana, che all'articolo 235 recita che "sono impossibilitati a candidarsi alla presidenza e alla vicepresidenza della Repubblica coloro che ricoprono la carica di ministri di culto". Fernando Lugo ha dichiarato di voler chiedere la "riduzione allo stato laicale" prevista dal "canone 287" del Diritto Canonico, relativa all'assunzione di responsabilità politiche in casi di emergenza nazionale. Ma la risposta a stretto giro di posta è arrivata direttamente dalla Santa Sede che riferendosi al citato canone dichiara che " la situazione di emergenza non si configurerebbe in quanto il Paraguay è una nazione libera dove vige un regime democratico in cui i diritti della chiesa sono rispettati dallo Stato e dunque la candidatura di un vescovo sarebbe motivo di confusione e divisione tra i fedeli".

L'annuncio della vittoria di Fernando Lugo, soprannominato "il vescovo dei poveri", ha dato vita a numerosi festeggiamenti nelle strade della capitale e di tutto il paese. L'elezione dell'ex vescovo, alla testa di una coalizione eterogenea, si inquadra in una serie di vittorie della sinistra e del centrosinistra nel Sudamerica. "Oggi, voi vi siete espressi con il voto" - ha dichiarato Lugo, 56 anni, davanti a decine di migliaia di sostenitori riuniti nel centro di Asuncion, mentre il cielo era illuminato dai fuochi d'artificio. "Voi avete deciso cio' che deve essere fatto in Paraguay. Voi avete deciso di liberare il Paraguay. Grazie, grazie a tutti!". Per il paese si apre una nuova era, che pone fine a sessantun'anni di dominio assoluto del Partito Colorado - la più duratura permanenza di un partito al potere- e dal buio repressivo in cui lo ha sprofondato Alfredo Stroessner, uscito di scena nel 1989 dopo trentacinque anni di dittatura.

Nelle sue prime parole come futuro presidente, l'ex prelato ha insistito che la nuova era della politica nazionale sara" senza clientelismo ne' settarismo", ma molto dipenderà dalla composizione del nuovo Parlamento. Il Partido Colorado quasi certamente riuscirà a formare due potenti gruppi in entrambe le camere, che pero' -come ben sa l'attuale presidente Nicanor Duarte - non sempre votano in blocco a causa delle divisioni interne. Ma Duarte, riconoscendo la sconfitta di Blanca Ovelar, ha già fatto sapere che farà il possibile per recuperare il più presto possibile il potere, il che preannuncia un'opposizione ferra al prossimo governo. [GB]

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