Paraguay: FNC chiede terre, vescovo si candida alla presidenza

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La Federaci㳀n Nacional Campesina (FNC) del Paraguay ha consegnato al governo una nota esigendo la consegna immediata di 100mila ettari di terre per fine di riforma agraria. L'hanno firmato i segretari generali Marcial Gomez e Odil㳀n Esp㭀nola. "Se quest'anno il governo non implementa una politica di attenzione a questa richiesta, i Sem terra inizieranno una campagna di occupazioni e proteste più dura" - ha dichiarato Gomez.

La nota è diretta all'Istituto Nazionale di Sviluppo Rurale e della Terra (Indert). I contadini hanno iniziato la pressione contro lo Stato giovedì scorso, 11 gennaio, con una mobilitazione e distribuzione di volantini partendo dalla Plaza Uruguaya di Asunciòn dirigendosi verso il centro della capitale paraguaiana alla sede del Indert, entità a cui era diretta una nota: "Nessun paese che cerca il proprio sviluppo, autodeterminazione e sovranità può rinunziare alla produzione nazionale. Per questo dobbiamo utilizzare le risorse disponibile, come la terra, energia abbondante, mano d'opera disoccupata e risorse pubbliche".

La richiesta di 100 mila ettari è basata su un studio svolto dalla FNC tre anni fa dove è stato eseguito un recensimento parziale dei senza terra affiliati alla organizzazione. Gòmez ha ricordato che i dati indicano almeno 11.700 famiglie senza un pezzo di terra. Da questo numero la FNC ha precisato la quantità di terra necessaria, visto che ogni famiglia ha bisogno di almeno 10 ettari. Gòmez ricorda che nel 2000 l'Indert ha firmato un contratto con la FCN dove circa 6000 ettari dovrebbero essere stati consegnati alla federazione. Tuttavia il governo non ha fatto la sua parte. "Senza la risposta dello Stato non esiste altra via che non l'occupazione dei latifondi e per questo ci stiamo già preparando" - ha avvertito Gòmez.

Il FNC calcola che esistono almeno 300mila famiglie senza terra in Paraguay, ma non ci sono dati ufficiali e che questo numero è soltanto una stima sulla quale concordano tutte le organizzazioni contadine. Il Paraguay è uno dei paesi con la maggior concentrazione di terra del mondo con più di 80% delle terre in mano a 1% dei proprietari, mentre 85% della popolazione rurale occupa soltanto 6% di tutta la terra coltivabile del paese. Secondo l'Indert tra 2004 e 2006 sono stati consegnati circa 88 mila ettari di terra a diverse organizzazioni contadine incluso la FNC. Secondo l'istituto esistono 25 mila domande di terra da parti di tutte le organizzazioni contadine del Paraguai: ciò significa una richiesta di almeno 250 mila ettari.

Intanto con l'appoggio dei contadini e degli indigeni e nonostante la severa "ammonizione canonica" il vescovo emerito di San Pedro, mons. Fernando Lugo Méndez ha annunciato che accetterà la candidatura alle elezioni presidenziali del 2008, che gli è stata offerta da una coalizione di partiti che si oppongono al presidente in carica, Nicanor Duarte, candidato per un secondo mandato. "Oggi - ha dichiarato - prendo ufficialmente la decisione di mettermi al servizio del popolo paraguayano attraverso la politica, sperando che la comunità mi assegni il ruolo che dovrò svolgere".

Invitando tutti i settori del Paese ad unirsi "senza timore a questa grande crociata per pulire la Repubblica dalle erbacce che l'hanno condannata a questa deplorevole situazione di abbandono" - fra tracce di feudalesimo e un'enorme corruzione nella gestione dei fondi pubblici -, Lugo ha denunciato il totale snaturamento a cui è stata sottoposta la politica, il cui fine ultimo dovrebbe, invece, essere la ricerca del bene comune: è necessario - ha detto - mettere ordine nel caos in cui ci hanno fatto sprofondare avventurieri e opportunisti di ogni tipo che, usando e abusando dei loro spazi di potere, hanno sottoposto le casse pubbliche a un vero saccheggio", dividendo la società paraguayana "tra coloro che rubano e coloro che sono vittime delle ruberie, tra coloro che calpestano e coloro che sono calpestati".

Affermando di non sentirsi né di destra né di sinistra, ma neppure di centro, Lugo ha sottolineato la necessità di iniettare nella politica "una grande dose di etica e morale", relegando la questione ideologica in secondo piano, "perché vi sono questioni più urgenti che ci uniscono e che bisogna risolvere tutti insieme".

Nei giorni scorsi, mons. Lugo Méndez aveva ricevuto l'ammonizione canonica dalla Congregazione per i Vescovi, con la firma del cardinale prefetto Giovanni Battista Re, che aveva intimato al presule di rinunciare ai suoi propositi, altrimenti sarebbe stato "sospeso".

di Marco Aurelio Sambaqui Gamborgi

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