Onu: la Bolivia chiede di depenalizzare la masticazione di foglie di coca

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Manifestazione di coltivatrici tradizionali di coca - Foto: TNI

Nei giorni scorsi l’Ecuador ha dato il suo appoggio alla proposta del Governo della Bolivia all’ONU (in .pdf) per depenalizzare la masticazione delle foglie di coca, pratica tradizionale degli indigeni della zona andina. La foglia di coca è uno dei simboli più noti e controversi della cultura locale. Oggi è la data di scadenza per presentare le obiezioni alla richiesta avanzata da La Paz di modificare la Convenzione sui Narcotici del 1961, che penalizza la coca perché materia prima della cocaina. Finora hanno presentato obiezioni gli Stati Uniti, il Canada, la Svezia ed altri paesi europei; mentre Egitto, Macedonia e Colombia, secondo quanto riferito dall’ambasciatore boliviano all’Onu, hanno ritirato le loro obiezioni.

L’Ecuador ha giustificato la sua decisione con l’appoggio al diritto dei singoli a mantenere la propria identità culturale e a praticare i propri costumi, come riconosciuto dalla Costituzione equadoregna, in una nota diffusa dal Vice Cancelliere Kinto Lucas. Anche la Dichiarazione Onu sui diritti dei Popoli Indigeni (in .pdf), di cui Quito è firmatario, difende il diritto degli indio a “praticare e rivitalizzare la loro cultura e i propri costumi”. Evo Morales, primo presidente indio (Aymara) della Bolivia, ha inserito la coca come “patrimonio culturale” nella Costituzione boliviana del 2009.

Pien Metal del Transnational Institute (TNI) di Amsterdam afferma che “nel marzo 2009 il presidente della Bolivia, Evo Morales masticò una foglia di coca alla sessione di alto livello delle Nazioni Unite sulle droghe a Vienna. Annunciò inoltre che avrebbe cercato di abolire gli articoli della Convenzione unica sulle droghe del 1961, che avevano stabilito la proibizione dell’uso di foglia di coca entro venticinque anni dall’entrata in vigore del trattato. Fu molto applaudito dalla platea, il che fece tornare la speranza che la razionalità e la giustizia fossero finalmente approdate a questo centro nevralgico del controllo internazionale sulle droghe. C’è ancora una chance di correggere questo errore quanto mai imbarazzante commesso dalla comunità mondiale cinquant’anni fa, senza aver paura di riconoscere l’umana fallacia.

A Vienna, Morales spiegò perché la Bolivia semplicemente non può accettare le regole attuali: “Se questa è una droga – disse – allora mi dovreste mandare in carcere. Ma la coca allo stato naturale non ha assolutamente alcun effetto nocivo: non provoca disturbi mentali, non fa ammattire le persone come alcuni vorrebbero farci credere, non induce dipendenza”.

Finora, non c’è mai stato nel mondo un solo caso di intossicazione per la foglia di coca, mentre è un fatto che il suo uso ha portato benefici alla salute dei consumatori, ne ha rafforzato l’identità e il senso di comunità. Si pensa ancora che i nostri fratelli e sorelle indigeni siano arretrati e ignoranti e che abbiano bisogno del nostro aiuto per capire l’universo? Sembra che coloro che non masticano la coca siano fuori di sé. Tutte le prove convergono verso lo stesso punto: la foglia di coca è un’eredità culturale che non danneggia nessuno, ma merita protezione e una base legale.

Uno studio dell’Oms sulla coca e la cocaina del 1995 ha stabilito “che l’uso delle foglie di coca non mostra alcun effetto negativo sulla salute e riveste funzioni positive – terapeutiche, religiose, sociali – per le popolazioni indigene delle Ande”. Per di più, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti degli indigeni (in inglese in .pdf) del settembre 2007 (ratificata dagli Stati Uniti il 16 dicembre 2010) si impegna a proteggere le pratiche culturali indigene.

“E’ giunto il tempo di porre rimedio all’errore commesso con la proibizione della foglia di coca. E’ triste che i governi che ci rappresentano procedano in dispregio dei fatti, spinti solo dalla paura e dall’ignoranza. Ma hanno ancora una possibilità per tornare in sé” - conclude l’esperta del TNI.

Secondo le ultime cifre disponibili, citate dall'ambasciatore boliviano all'Onu, Pablo Solon, la Bolivia coltiva circa 30mila ettari di coca. Di questi, 12mila sarebbero destinati al “consumo tradizionale” delle popolazioni indigene. “Siamo d'accordo - ha precisato l'ambasciatore ribadendo quanto da tempo già affermato dal presidente Morales - con la richiesta di ridurre la coltivazione di coca usata per altri scopi e siamo impegnati a diminuirla”.

Cristiano Morsolin (Quito)

(L'autore è operatore di reti internazionali per la difesa dei diritti umani e co-fondatore di Selvas l’Osservatorio sull’America Latina e collabora con il Transnational Institute di Amsterdam)

 

Per approfondire:

C. Morsolin: "Coca y narcotrafico en el Perú: Confusión entre el control de tráfico" (dicembre 2005)
AA.VV.: "Hablan los diablos, Amazonía, coca y narcotráfico en el Perú escritos urgentes", Quito2005 (edito grazie all’Ong italiana MLAL-Progetto Mondo di Verona)

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