Occupazioni studentesche in Paraguay

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Foto: Agensir.it

Un’impresa politica davvero notevole quella realizzata dagli studenti delle superiori in Paraguay. In meno di tre giorni sono riusciti ad avere “la testa” della ministro dell’Educazione Marta Lafuente. Lunedì, per le strade e nelle scuole di tutto il Paese migliaia di ragazzi hanno festeggiato le dimissioni al grido di “Se va a acabar, se va a acabar, esa costumbre de robar” (“Finirà, finirà, questa abitudine di rubare”), parafrasando i cantici in voga nell’ultimo periodo dell’ultima, lunghissima (1954-89) dittatura militare. I leader del movimento studentesco, ma anche tanti altri semplici alunni impegnati nelle manifestazioni, per le quali non hanno praticamente dormito per due notti, assicuravano ai giornalisti per la strada che questa vittoria era solo l’inizio. “Non ho intenzione di permettere che il mio paese continui ad essere al penultimo posto al mondo in educazione”, ha detto in tv la diciassettenne dirigente Camila Benítez.

Hanno cominciato in 10. Sì, in 10, che martedì scorso sono penetrati (non si sa ancora bene come) nell’Istituto República Argentina - quel giorno chiuso e vuoto a causa di attività di formazione per docenti che li impegnava tutti - e l’hanno occupato. Poi si sono aggiunti altri compagni, una cinquantina. Il comitato digenitori della scuola ha subito manifestato all’opinione publica il suo sostegno ai ragazzi, che ricevevano da amici e parenti alimenti, acqua e coperte (siamo in inverno), chiesti via reti sociali. Gli irriducibili hanno dovuto sopportare l’indimidante irruzione della Polizia, che ha abbattuto la porta di ingresso, solo per costatare, da parte dell’ufficiale giudiziario, che la scuola non aveva sofferto atti di vandalismo. Intanto, hanno chiesto via facebook vernice, pennelli, chiodi e martelli ed hanno approfittato il loro “soggiorno” per imbiancare porte e riparare banchi e sedie fatiscenti. Ma soprattutto, alunni di altre tre scuole dell’area metropolitana li hanno imitati, attraverso altrettante occupazioni. Il giorno dopo oltre 20 scuole di tutto il Paese hanno aderito alla protesta con scioperi e sit-in. Nel pomeriggio, erano già 130! L’unica innegoziabile condizione per permettere la ripresa delle lezioni era la rinuncia della ministro e una riunione con il presidente della Repubblica Horacio Cartes.

Dopo tre giorni e una riunione di 4 ore con Cartes, la ministro Lafuente si è dimessa. Grandi festeggiamenti, come detto, e quattro giovani eroi ricoverati per quadri respiratori, a testimonianza del sacrificio fatto, che è andato ben al di là della goliardia o dell’avventura. Ma lo sciopero sarebbe continuato, fino alla riunione col primo cittadino - capo del governo.  La pessima qualità dell’educazione, l’indegna situazione edilizia delle scuole (sei crolli negli ultimi otto mesi, l’ultimo dei quali ha provocato la decisione dell’occupazione) e l’inefficiente gestione del Ministero dell’Educazioney dellaCultura (MEC), insieme diffuse pratiche di corruzione (l’ultima, un clamoroso caso di sovrafatturazione nei coffee-break di un evento) e la totale mancanza di partecipazione concessa agli studenti hanno provocato la reazione dei ragazzi, che hanno cominciato a farsi sentire dopo il grande e storico corteo del 15 settembre, il primo in vari decenni (la dittatura ha lasciato tracce profonde, e ancora oggi le rivendicazioni e le associazioni in qualche modo sindacali sono debolissime) capitanato dalle scuole cattoliche, prima fra tutte, l’Istituto Cristo Re, l’unico visitato dal papa durante il suo viaggio dello scorso luglio. 

Dopo ore di sospensione prima della nomina del nuovo ministro e al ritorno di un viaggio lampo a Buenos Aires nel bel mezzo delle occupazioni - e per il quale gli studenti non hanno risparmiato “munizioni” - mercoledì finalmente i rappresentanti degli studenti si sono riuniti col ministro Enrique Riera (un politico di profilo tecnico, ben più dialogante della sua predecessora) e col presidente. Al termine della quale, hanno tutti firmato un decreto ministeriale che contiene l’impegno di derogare l’impresentabile risoluzione ministeriale che regola la rappresentazione studentesca ancora in chiave dittatoriale-autoritaria, a dichiarare l’emergenza edilizia per le scuole in cattive condizioni e formare un tavolo di lavoro con potere decisionale e con partecipazione di studenti, genitori e docenti (la cui gran parte è alleata dei ragazzi) per analizzare principalmente una riforma educativa e “reingegneria” del ministero e la formazione docente.  Insomma, una grande vittoria e un motivo di speranza per la società, l’azione di questi ragazzi che, insieme ai loro colleghi universitari, ancora in processo di riforma sono realisti, ben organizzati, per nulla ingenui e attenti a non farsi strumentalizzare.

La ministra uscente probabilmente non era personalmente corrotta, e non tutta la sua gestione è stata negativa, anzi. Ma non ha saputo rispondere alla necessità di partecipazione, non ha aperto al dialogo se non come un “contentino” che i ragazzi non hanno “bevuto”, e non è riuscita a sconfiggere un sistema corrotto. Il prossimo passo degli studenti sarà esigere di indagare governatori e sindaci, che spesso hanno utilizzato fondi destinati alla scuola per altri fini.

Da Cittanuova.it

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