ONG italiane: apripista in materia di trasparenza

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Nella seconda metà di gennaio 2020 sono stati pubblicati dal portale Open Cooperazione alcuni dati in materia di trasparenza delle ONG italiane: enti non-profit che operano nel campo della solidarietà e della cooperazione spesso nei paesi più poveri del mondo. La domanda di fondo è: da dove arrivano i fondi e soprattutto come sono spesi? 

I dati raccolti da Open Cooperazione si riferiscono all’anno 2018 e si basano su un campione di 120 tra le più importanti ONG italiane. Consultando la carta geografica degli interventi, è possibile farsi una rapida idea degli stati in cui è maggiormente presente la cooperazione italiana fatta dalle ONG. In vetta si confermano alcuni stati africani: Kenya, Mozambico, Etiopia, Senegal, Burkina Faso e Repubblica Democratica del Congo e tra i paesi non africani rilevano Brasile, Palestina, Bolivia, India e Peru. 

Gli aiuti allo sviluppo si realizzano soprattutto nei settori dell’Educazione e istruzione (83%), mentre il 73% si occupa di formazione, il 71% di salute e sanità e a seguire il supporto allo sviluppo rurale (67%). Più della metà degli interventi sono realizzati in risposta ad emergenze umanitarie: non si tratta in questo caso di aiuti per lo sviluppo ma di azioni in contesti di grave crisi alimentari, gravi siccità, sfollamenti, dove la priorità è quella di salvare vite.

fondi pubblici alle ONG arrivano quasi per il 35% dall’Agenzia italiana per la Cooperazione e dal Ministero Affari Esteri, un altro 35% dall’Unione Europea, il 10% da agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali. Salta all’occhio l’impegno nella così detta “cooperazione decentrata” (20%): si tratta di progetti che, insieme alle ONG, vedono impegnati in prima linea i nostri ComuniProvince e Regioni e che puntano sullo scambio di esperienze e di competenze con l’intento non solo di realizzare attività concrete nei paesi di destinazione ma anche di creare relazioni di amicizia e solidarietà durevoli nel tempo. 

fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni liberali individuali, arrivano attraverso il canale fiscale del 5x1000 (36,8%), da donazioni o partnership con le aziende (30,8%), dalla filantropia delle fondazioni (24,9%) e dalle chiese (7,5%).    

Il valore economico delle attività di cooperazione internazionale promosse dalle ONG sfiora il miliardo di euroBen il 70% delle ONG destina tra l’80 e il 100% delle risorse nei progetti di aiuto allo sviluppo e umanitario, mostrando un alto livello di efficienza nella gestione e permettendo così di rispondere alla “missione” per la quale tali associazioni sono nate. 

E il resto dei fondi? In base a quanto emerge dal portale Open Cooperazione, sono destinati ad altri oneri come l’investimento in campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi. Soprattutto, non bisogna dimenticare il lavoro delle persone, senza le quali non sarebbe possibile raggiungere simili risultati. A questo proposito, è illuminante il dato sulla creazione di lavoro in Italia e all’estero. Aumentano le risorse umane professionali impiegate dalle ONG, superando quota 22 mila. Sono 3.114 gli operatori impiegati in Italia e 19.234 all’estero, 53% uomini e 47% donne. 

Per gli operatori in Italia resta alta la fetta di contratti a tempo indeterminato (oltre il 45%), una situazione senza dubbio in controtendenza e che dimostra un’attenzione al benessere del personale. Poco più del 10% ha contratti a tempo determinato, il 29% è contrattato a progetto e il 15% attraverso consulenze a partita IVA. A questa community si aggiunge poi il preziosissimo contributo del lavoro volontario. I volontari attivi e in servizio civile che hanno operato per le ONG raggiungono quota 25.500.  

Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di Action Aid Italia commenta così i dati: «Le ONG si sono mosse per dare conto in piena trasparenza del loro operato e per rispondere con i fatti ad ogni tipo di accusa sull’opacità di bilanci e donazioniPossono essere un esempio da seguire per tutto il terzo settore. Il portale Open Cooperazione dimostra che le organizzazioni non governative italiane con la loro mobilitazione sul fronte della trasparenza sono all’avanguardia nel rendere sempre più chiaro il percorso che fa ogni euro investito in aiuto umanitario”.   

Le ONG “più brave”? Come ogni anno vengono riportate su Open Cooperazione le classifiche delle organizzazioni che hanno registrato i valori più alti (bilanci, risorse umane, donatori, volontari, progetti, ecc). Save the Children Italia, INTERSOS e AVSI hanno i bilanci più alti (ben sopra i 60 milioni di euro); Manitese ed Emergency sono tra quelle che mobilitano più volontari; Action Aid e Medici senza Frontiere tra quelle che hanno ricevuto più donazioni da privati e ben 16 ONG si contendono la vetta delle “più trasparenti” tra cui ActionAid, Amref, COOPI, Emergency, CISP, AVSI, Terre des Hommes, INTERSOS, LVIA e Medicus Mundi Italia.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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