Nutella. Il lato oscuro del cioccolato

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“Mi chiamo Claudio Silvestri e sono il cuoco della nazionale di calcio. Una gran bella responsabilità. Al mattino non ho dubbi: frutta, latte, pane e Nutella. E poi vedi come corrono a fare colazione”. Quante volte l’abbiamo sentita? Ma la buona prima colazione sponsorizzata dagli azzurri ha un sapore strano: lavoro minorile. Lo attesta Miki Mistrati, un giornalista danese che si occupa di responsabilità sociale d’impresa.

Abbiamo incontrato il videoreporter di ritorno dalla Costa d’Avorio dove ha monitorato la presenza di bambini lavoratori nelle piantagioni di cacao. Mistrati è a Trento per partecipare al festival Tutti nello stesso piatto dove ha avuto un sold-out. Gli offriamo una colazione (pane, latte e... miele) e via alle domande.

Come facciamo a sapere se per realizzare una barretta di cioccolato è stato utilizzato lavoro schiavo minorile?

È semplice. Basta verificare la provenienza. Se c’è scritto Ecuador o altri paesi possiamo stare abbastanza tranquilli ma se non è specificato nulla (come è il caso di Nutella) dovremmo preoccuparci.

Perché?

Potrebbe venire dalla Costa d’Avorio che è il maggior produttore di Cacao al mondo: 42% o dal Ghana: 18%. In questi due stati v’è un’alta concentrazione di bambini che lavorano nelle farm di cacao.

Da quali paesi provengono i bambini schiavi e quanto costano?

Provengono dal Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Togo e Benin. Costano circa 230 euro ciascuno e vengono sfruttati anche in modo indefinito. In pochi giorni di co-presenza, nel mio film riesco a provare che l’Interpol ha liberato 65 bambini anche di soli 7 anni ed arrestato 8 trafficanti. Figuratevi le dimensioni del fenomeno: un’infinità di ragazzini alle prese con machete e pesticidi in sterminate piantagioni di cacao.

Essere i maggiori produttori di cacao non significa utilizzare “solo” lavoro minorile.

Certo. Ma il problema dello sfruttamento del lavoro minorile c’è ed è di dimensioni enormi. Le stesse multinazionali (ADM, Barry Callebaut, Cargill, Ferrero, The Hershey Company, Kraft Foods, Mars, Incorporated e Nestlé) lo conoscono molto bene anche se non sembran voler affrontarlo in modo definitivo. Dopo la denuncia dei democratici USA Harkin/Hengel sono “state costrette”, in sede ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro – Agenzia delle Nazioni Unite) nel 2001 a trovare un accordo che li avrebbe impegnati a metter fine a questo sfruttamento denunciato da molte Ong (organizzazioni non governative).

Risultato?

Poco niente. Qualche attività con le ong all’interno dell’ICI (International Cocoa Initiative) al fine di sensibilizzare le comunità locali africane sul problema ma il nodo rimane in tutta la sua gravità. Recentemente le holding hanno sottoscritto un nuovo accordo per impiegare un plafond di soli 2 milioni di dollari USA all’anno (200.000 a testa che corrispondono nemmeno a 150.000 euro) per combattere il lavoro minorile e schiavo sia in Ghana che in Costa d’Avorio. Trattasi di un quinto della somma stanziata nel 2001. Figuratevi che la sola Nestlè guadagna 12 miliardi di euro anno.

Rinnovano nel 2011 l’accordo che era già in essere dal 2001?

Si. Nel 2001 si erano dati come data limite per debellare il lavoro minorile il 2005. Oggi siamo a fine 2011 ed il problema rimane lì nelle sue dimensioni: 250.000 bambini sfruttati. In effetti, come è scritto nel comunicato ILO, in Ghana e Costa d’Avorio sono in atto inaccettabili pratiche di lavoro nelle industrie di cacao che utilizzano un ampio numero di bambini togliendo loro la possibilità di andare a scuola. Il protocollo datato 2001 per l’eliminazione delle “peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile in Ghana e Costa d’Avorio” non ha avuto successo alcuno. Se leggiamo il Protocollo (in .pdf) noteremo (art. 1) come già allora vi fosse carattere d’urgenza.

Come mai questo fallimento?

Le multinazionali non cooperano tra loro. Sono in competizione nel mercato e lo restano anche in sede di trattativa per sconfiggere il lavoro minorile. Si. Certo. L’ILO li fa sedere attorno ad un tavolo e lì le holding interloquiscono con un portavoce unico (Ron Graf, chair of the industry coalition) ma in realtà sono divisi su tutto ed hanno investito poco allora (10 milioni $USD/anno) e stanno investendo meno ora (2 milioni $USD/anno). La volontà di debellare la schiavitù entro il 2005 è stata prorogata al 2008. Il mio film è stato girato nel 2010. E siamo alle soglie del 2012.

Noi pensavamo che questo problema riguardasse solo le big company come Nestlè che fu denunciata per lavoro minorile in Africa.

Ma non è la sola.

Cosa intende dire?

Guardi. Nel protocollo vi sono più di dieci multinazionali. Io ho chiesto appuntamento a tutte. Tutte hanno risposto solo attraverso il loro portavoce ma una sola non mi ha mai risposto.

Chi?

La Ferrero. Non sono mai riuscito ad avere un appuntamento. Le dirò di più. Due delle altre multinazionali stanno tentando la via del “commercio equo”. Sono le americane Kraft foods e la Mars. Non so dirle se v’ è una conversione dell’industria verso il fair trade o, solo, un atto simbolico utile per i media ma c’è. Già il fatto di voler sottoporsi ad un monitoraggio internazionale indipendente è importante. Non c’è, invece, in Ferrero la stessa volontà. In più la Ferrero si gloria di combattere la schiavitù infantile ma non dice quanto investe per combatterla, quali codici di condotta fa sottoscrivere al proprio personale sia in Ghana che in Costa d’Avorio, quali sanzioni prevede per eventuali violazioni e quali politiche mette in atto a prevenzione dell’utilizzo di manodopera minorile straniera.

E la politica che dice?

Riguardo i ministeri africani la corruzione non ha limiti. Il 2011 per la Costa d’Avorio è stato un anno di transizione politica sofferta. Più che nelle polizie locali bisogna confidare nell’interpool – polizia internazionale come narro nel film. I governi africani non vedono di buon occhio né noi giornalisti e né i ricercatori che tentano di “portare alla luce” il lavoro minorile e schiavo in Africa. Dei due politici americani che hanno promosso il protocollo (Senatore Tom Harkin e Deputato Eliot Engel) il più arrabbiato è Hengel perché il lavoro minorile, la detenzione in schiavitù, l’impossibilità di andare a scuola da parte dei piccoli raccoglitori va contro la legge e la Costituzione americana.

V’è ricerca in questo campo?

I due politici hanno chiesto alla Tulena University di monitorare il protocollo con i rapporti su base annuale (in .pdf). Nelle raccomandazioni finali del rapporto si chiede un “cambio di passo” da parte degli stakeholders che sembra non esserci. Se si è passati da 10 a 2 milioni di USD/anno vuol dire che non si vuole affrontare di petto la questione.

Cosa possiamo fare?

Informazione. Le multinazionali non hanno paura delle Nazioni Unite, degli accordi internazionali ma solo dei consumatori. Per questo facciamo un appello responsabile alle comunità d’internet affinché diffondano la nostra denuncia.

Insomma - come dice il cuoco della Nazionale - preparare la colazione è... una gran bella responsabilità. Per tutti.

Fabio Pipinato

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