Non cantano più gli uccelli (parte prima)

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L'inferno non può essere peggiore.Vivi scene che ti fanno sprofondare di girone in girone. Senza pietà. Non c'è fine al peggio sino a trovarti in Paradiso. Mi spiego. La gente sorride, collabora. I bambini saltellano, indicano ai genocidari dove si sono rifugiati i loro coetanei tutsi come stessero giocando a nascondino. Le donne aiutano l'esercito a compilare la lista come fosse quella della spesa ed invece è la lista delle persone da eliminare. A migliaia. Uno studente delle superiori, vedendomi, mi grida: "E' la nostra Rivoluzione Francese". Altri "Libertà, libertà". C'è raduno, folla, lo "stare assieme". Tutti rubano di tutto. E' finita la fame, l'oppressione, l'umiliazione d'essere figli di un dio minore.

Giorni di terrore che la maggior parte degli organi di informazione ha voluto ignorare, relegando la tragedia che si svolgeva sotto gli occhi dell'intera comunità internazionale alla tesi di uno scontro tribale folle ed irrazionale.

Rwanda, 7 aprile 1994.

Ore 6.00 del mattino. Sveglia. Esco dalla porta di casa. Silenzio. Non si muove foglia. I primi raggi, deboli, illuminano l'acqua del lago. Ferma. Non vi sono pescatori, oggi. Le canne di papiro non ondeggiano. Non cantano più gli uccelli. 
 Mi reco alla fonte. Sarà o no una buona giornata? Tutto regolare. L'impianto funziona a meraviglia. Esce acqua potabile in abbondanza ed i filtri donati da Rotary di Bologna vanno che è un piacere. Buona nuova. I rifugiati burundesi, siti nei campi a confine con il Burundi, ormai dall'ottobre dell'anno precedente, avranno anche oggi acqua pulita.

Carico le cisterne dei camion di color bluastro. Lo stesso colore delle tende di plastica che l'Alto Commissariato per i Rifugiati ha da poco distribuito per ricoprire dalla pioggia le capanne fatte intrecciando ramaglia. La stessa plastica la ritrovi, in abbondanza, nel mercato nero. Venduta per sopravvivere un giorno in più. Vorrei farmi aiutare per il carico d'acqua dagli zamu (guardiani notturni) che stanno confabulando tra loro e non danno retta alla mia richiesta d'aiuto. Li saluto. Mwaramutse... che significa. Siete sopravvissuti alla notte? Non rispondono! Non è da loro. 
 Mi trovo in bilico sopra il cassone del camion con una pompa che spara a pressione incontrollata e loro ancora lì impalati con una radiolina gracchiante.

Alzo la voce. Si avvicinano. Mi guarda Joseph, il più anziano e con un francese impastato di Kinyarwanda mi dice: - "Non è bene andare dai profughi, oggi!"
 Rimango impietrito! E' successo qualcosa di grave. La radiolina trasmette musica classica e proclami in lingua locale che non comprendo.

M'era capitato due mesi prima di disattendere i loro consigli e mi son trovato nei guai. Dicevano: - "Non è bene andare a Kigali, oggi!" Ed io presa l'auto m’infilai, come un pivello, dentro una confusione tale che sembrò di stare a Sarajevo, nei giorni dell'assedio. Allora come oggi, la radio trasmetteva musica classica e proclami solo in lingua locale.

Ci son voluti tre giorni di paura, un referente incosciente della Focsiv che risponde al nome di Guido Acquaroli ed i caschi blu belgi per uscire da quel girone. Con quest'ultimi ho condiviso la fuga dalle granate e gli spaghetti stracotti immersi nei sughi in scatola. In seguito sono stati "promossi" guardie del corpo del Primo Ministro Agathe Uliwingiyimana - donna e politico formidabile. Dopo pochi giorni il 6 aprile sono stati passati tutti all'arma bianca; uno ad uno. Dall'ultimo al Primo Ministro.

Trovatisi in pericolo e circondati dai genocidari avevano implorato clemenza ai loro assassini e, nel contempo, chiesto via radio, a New York, il permesso di legittima difesa. Negato. Avevano la colpa d'esser belgi e su di loro cadeva l'accusa, da parte della cricca mafiosa al potere, d'aver ucciso il Presidente del Rwanda: Juvenal Habyarimana.

Con loro è morta anche l'autorità sovranazionale dell'Onu. Ma non è servito a nulla. I governi hanno permesso un anno dopo la stessa ecatombe. A Srebrenica in Bosnia, nel cuore dell'Europa. Delegittimate le Nazioni Unite. Uccisi i popoli.

- Cos'è successo? Chiedo agli zamu. 
 - Ieri sera hanno ucciso il Presidente.
 Sento che sta per crollare la piramide. Chiudo l'acqua. Mi siedo.

E' capitato ancora. Nei Grandi Laghi, quando muore un politico importante, iniziano gli scontri tribali. Si colpisce ovunque, senza ragione. Anzi, con la massima pianificazione. E' poi l'esercito, unica agenzia che dà occupazione in Rwanda, a riportare l'ordine; dove, quando, come e nella misura gli viene comandato. 
 Ma stavolta non si trattava di un pezzo grosso ma del pezzo grosso.

Corro in casa a recuperare la mia radio. France International, tra le news, conferma riguardo l'uccisione del Presidente del Rwanda ed aggiunge che, assieme, è stato ucciso anche il Presidente del Burundi, entrambi di ritorno da Arusha - Tanzania ove hanno peraltro svolto "accordi di pace", più una decina di membri dell'equipaggio e tre ufficiali francesi.

L'amico Giandomenico Colonna è già al telefono: console, amici a Kigali, l' ong "amici dei popoli" e le ong in Italia. L'equipe medica belga di "Médicins sans Vacances" sono all'oscuro di tutto e tranquillamente stanno facendo colazione in sala da pranzo; a breve apriranno la sala operatoria. In lista vi sono 10 bambini malati di polio da operare che sono nel contempo eccitati e con una tale fifa d'entrare nella sala verde.

Per fortuna ci sono loro. Il lavoro quotidiano senza il quale s'impazzisce. La microemergenza che ti fa deviare lo sguardo dalla catastrofe. Parlavamo, d'improvviso, due linguaggi: l'immediato ed il cosa accadrà. L'aldiquà e l'aldilà del nostro progetto. Ci divideva una rete di recinzione.

Dalla cartella clinica: allungamento del tendine d'Achille. Mentre il chirurgo incideva il piccolo di 8 anni con la massima cura ed attenzione per ridargli l'orgoglio di stare in piedi il fratello del bambino, a casa, cadeva a terra squartato come centinaia di migliaia di bambini, dal machete. Abitiamo questa contraddizione impotenti con rabbia, dolore e lucidità.

Non potendo andare ai campi profughi, che stavano per diventare luoghi di reclutamento massiccio per compiere l’inverosimile, aiuto mia moglie Paola a preparare altri bambini per la sala operatoria. Serve sterilità ed acqua potabile in abbondanza.

A mezzodì arrivano notizie preoccupanti da Kigali: sono iniziati gli scontri cruenti, con armi da fuoco, tra le forze del Fronte Patriottico Rwandese - FPR (di etnia tutsi) e l'esercito regolare (a maggioranza hutu) che già si contendevano zone diverse della capitale. Già dal pomeriggio vedo un via vai di camion militari dal vicino campo. In Europa, i TG ne parlano tra le ultime notizie e si limita il conflitto che v'è nella Capitale; ove, per l'appunto, c'è qualche giornalista. In città è notizia, in campagna no. E' subito notte! Si decide di dormire tutti assieme nel salone accanto al refettorio.

[Continua...]

Non cantano più gli uccelli (parte seconda)

Non cantano più gli uccelli (parte terza) 

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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