Nigeria: il gigante del petrolio senza benzina

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Infernal Combustion in Nigeria

10 novembre 1995. Il regime militare nigeriano non tollera intromissioni nelle questioni del petrolio e decide di farla finita con Ken Saro-Wiwa e la sua organizzazione (il Mosop) che si batte in difesa dei diritti del popolo ogoni, una delle 250 etnie della Nigeria. Wiwa e altri otto attivisti ogoni, dopo un processo sommario e un'inverosimile accusa di omicidio, vengono impiccati nella prigione di Port Harcourt.

Non sono stati dimenticati: lo scorso 10 novembre, in Nigeria e a Londra, ci sono state manifestazioni per ricordare il loro impegno. Saro-Wiwa e i suoi hanno avuto il torto di voler vivere con dignità nella propria terra. Solo che la loro terra si trova nel delta del Niger, una riserva di greggio tra le più ricche del mondo. Hanno avuto il coraggio di mettersi contro la Shell e contro la giunta del generale Sani Abacha portando in piazza nel 1993, nell'Ogoniland, più di 300mila persone per denunciare i disastri ambientali causati dai continui sversamenti di petrolio, l'impossibilità per gli ogoni di vivere di agricoltura a causa dell'inquinamento del terreno e dell'acqua, l'iniqua ripartizione delle risorse petrolifere.

Pur essendo cambiato in meglio lo scenario politico nigeriano, la condizione degli ogoni e degli altri popoli del delta del Niger non è però migliorata: il 70% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. Amnesty International e Friends of the Earth hanno di recente pubblicato dei rapporti in cui dimostrano che in quell'area della Nigeria i diritti umani sono ancora un miraggio e gli scempi ambientali una regola. Del resto la Nigeria è un serbatoio petrolifero privilegiato per Europa, Stati Uniti e in misura crescente anche per la Cina. E mentre il Medio Oriente rimane un'area difficile, la Nigeria e altri stati africani del Golfo di Guinea continuano ad essere "corteggiati" dall'Occidente. Corteggiamento che prevede una blanda attenzione per i diritti dell'uomo in cambio di concessioni per lo sfruttamento di petrolio e gas alle multinazionali del settore.

Poco importa se Friends of the Earth spiega che la Shell prosegue nella pratica di bruciare coltivazioni e foreste come misura per limitare gli sversamenti di petrolio. O se Amnesty International documenta con dovizia di particolari che lo scorso febbraio, nei dintorni del terminale petrolifero di Escravos, il popolo degli odioma ha subito uccisioni, stupri e soprusi che vedono coinvolti, con diversi gradi di responsabilità, il governo nigeriano e le multinazionali Chevron e Shell.

A guardare quello che succede nel delta del Niger, la repubblica federale della Nigeria sembrerebbe essere ancora sotto il tallone di una giunta militare, come è stata quasi sempre dall'indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960. Non è così. Dal 1999 il presidente si chiama Olusegun Obasanjo, che è un ex militare, ma anche una personalità stimata sul piano internazionale. Obasanjo è stato eletto e poi riconfermato nel 2003 sulla base di un programma di riforme piuttosto denso. Nei primi quattro anni è parso agli osservatori internazionali che qualche passo in avanti sia stato fatto sia nel rispetto delle libertà fondamentali sia nel preservare la coesione nazionale sempre traballante per il complicato insieme di appartenenze religiose ed etniche, oltre che per l'accavallarsi degli interessi economici.

Era tuttavia chiaro già dall'inizio che il presidente eletto democraticamente aveva davanti almeno quattro difficili sfide. Prima di tutto rompere con la "monocultura petrolifera" e diversificare l'attività produttiva: tanto più che il paese, tolta la fascia saheliana, è in un'area umida favorevole all'agricoltura e può puntare non solo all'autosufficienza alimentare ma anche all'esportazione. In secondo luogo combattere la corruzione, vero cancro morale e civile, per ridare un'accettabile efficienza alle pubbliche amministrazioni e per far funzionare i servizi: è emblematico che il maggiore produttore di petrolio dell'Africa non riesce a rifornire di benzina i propri automobilisti. La terza colossale sfida è quella di ripartire con più equità le entrate derivate dalla vendita del petrolio che rappresenta il grosso del gettito fiscale. Infine, porre un freno alla violenza: da quella interconfessionale (nel Nord 12 stati su 19 hanno adottato la shari'a, la legge islamica, e gli scontri tra musulmani e cristiani non sono inconsueti) a quella prodotta dalla grande criminalità (ecomafie, sfruttamento della prostituzione su scala internazionale) a quella della microcriminalità (Lagos è invivibile per questo). Una cosa è sicura: Obasanjo ha bisogno che i nigeriani si ricordino di uomini come Ken Saro-Wiwa. Ed anche noi.

* di Raffaello Zordan (Nigrizia)

LA SCHEDA:

Quando:
Protettorato britannico dal 1901 e colonia dal 1914, la Nigeria ottenne la completa indipendenza nel 1960. Dopo due colpi di stato e la sanguinosa guerra civile che si concluse con la sconfitta nel 1970 della Repubblica del Biafra, nel 1975 un nuovo colpo di stato senza spargimento di sangue portò al potere Murtala Ramat Mohammed che promise un rapido ritorno ad un governo civile del paese, ma fu ucciso durante un fallito golpe. Gli successe il capo del suo staff, Olusegun Obasanjo e nel 1979 le elezioni, sostanzialmente democratiche, furono vinte da Shehu Shagari. La Nigeria ricadde sotto governo militare nel 1983 e nel 1993 il generale Sani Abacha prese il potere. Alla sua morte nel 1998, dopo il breve periodo del Consiglio Governante Provvisorio, nel 1999 in Nigeria si celebrarono le prime elezioni libere in 16 anni nelle quali Olusegun Obasanjo venne eletto Presidente Federale e fu riconfermato nelle elezioni del 2003.

Dove:
Stato dell'Africa Occidentale situato nel Golfo di Guinea, con oltre 120 milioni di abitanti la Nigeria è la nazione più popolosa dell'intero continente. Tra i 250 gruppi etnici locali, il gruppo dominante nel nord è quello degli Hausa-Fulani, la maggioranza dei quali è di religione islamica. Tre etnie hanno da sempre il controllo politico: Hausa-Fulani al nord, Yoruba nel sudovest, Igbo nel sudest. La nazione è suddivisa in 36 stati federali ed il reddito pro capite non raggiunge 300 dollari.

Cosa:
Sui 51 miliardi di barili di riserve accertate in Africa, la Nigeria ne ha 34,3: oggi produce 2,4 milioni di barili al giorno e già nel 2007 prevede di estrarne 3,2. Ma, in seguito alla crisi dei mercati petroliferi, i governi dei G8 hanno chiesto alla Nigeria di portare la produzione a 6 milioni di barili al giorno entro il 2010. I maggiori importatori di greggio nigeriano sono gli Usa, l'Europa e la Cina. Tra il 2003 e il 2004, le entrate petrolifere nigeriane hanno sfiorato i 30 miliardi di dollari. Il petrolio rappresenta il 90% delle esportazioni, l'80% delle entrate statali, il 90% delle riserve in valuta estera.

WWW per saperne di più:

- Sulla Nigeria: Nigrizia e Misna
- Su Saro-Wiwa: www.remembersarowiwa.org

- Sul petrolio del delta del Niger:
Rapporto di Amnesty International
Rapporto di Friends of the Earth
www.priceofoil.org
Infernal Combustion (Oneworld TV)
[G.B.]

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