Nairobi. Il futuro è nero

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Il parco al centro di Nairobi – Foto: Pipinato

NAIROBI - Il passato era bianco (occidente); il presente è meticcio (Cindia) ma il futuro è decisamente nero (Africa)!

Se volete vedere il terzo millennio non dovete più andare a Shanghai ma a Nairobi. In Kenya. Ogni settimana, dico, ogni settimana c’è un new building. I nostri anni ‘80. Gru ovunque.

Non più condomini in pietra che si vedevano costruire una decina d’anni fa con improbabili impalcature in legno ma grattacieli con gru montate sul piano. A mo’ di Bilbao o Singapore. Il vetro cemento spopola in centro, alla faccia dell’architettura armoniosa ed in sintonia con il paesaggio. Chissenefrega; più urla e più è bello. È l’Africa, amici!

Pulita. Nairobi è pulita. Certo; sto parlando dell’ Hururu Park con le sue aree riservate ai fumatori e del centro storico tra Ministeri, ambasciate ed una sede del Cardinal Njue da paura e non certo delle decine di slum che la circondano. Ma è incredibilmente pulita con un’infinità di alberi indigeni piantati a divider le carreggiate laddove un tempo v’era solo spazzatura.

Ma Nai-robi (in lingua Masai “luogo dell’acqua fredda”) con il suo parco al centro, salvato in extremis dal nobel per la pace Wangari Mathai dalla cementificazione, sembra il Central park di New York. Al posto di vecchi edifici del ‘700 vi sono hotel di lusso abitati da business men, ambasciatori, turisti con portafoglio gonfio e cooperanti. Cooperanti? Si; certo! Una sorta di missionari laici che dovrebbero pensare in primis ai poveri ma che poi, una volta lì, pensano soprattutto a loro stessi ed ai report da fare alle holding umanitarie. Non è difficile vedere auto di grandi organizzazioni internazionali fuori dai 4 stelle. (tranquilli; ho dormito alla Consolata Fathers).

La “Safari Capital of the World” ha dei centri commerciali grandi come quartieri. Uno di questi fu oggetto di un attacco terroristico che lasciò sul campo 62 morti lo scorso settembre. La gente sembra averlo dimenticato. Il supermarket è chiuso ufficialmente per “rinnovo locali”. Avanti; sempre più avanti. Un appartamento in città costa come a Milano; smog compreso.

I semafori sono dei mercati all’aperto. Si vende di tutto: cellulari, gadget, mappe geografiche, occhiali; persino scarpe. Le strade sono perennemente intasate, a parte il week end. Mancano ancora pochi mesi per terminare le circonvallazioni - bypass. I bilici per la Tanzania o l’Uganda passano ancora per il centro storico. Fumo nero. Un disastro. Tra le auto ferme sfavillano i Suv, 4 x4 e le Jeep. Saranno anche i più di seconda mano che arrivano va Dubai ma tutte scure e metallizzate. Sfoggio e status symbol. Vengono sfiorate da mototaxi che sfrecciano incuranti del rosso. Moto cinesi; durata scarsa. Se la polizia li ferma basta pagar qualcosa; senza ricevuta, of course. 

Sabato sera. Locali ovunque; matatu e bus everywhere. Le ragazze degli slum vestono al meglio per le vasche serali. Tutti si chiedono come possano uscire immacolate da Kibera, il secondo slum al mondo dopo Soweto (Sudafrica) ove le baracche arrivano sino ai binari...eppure, è possibile. Se usciamo noi dai “sotterranei della storia”, per dirla con Alex Zanotelli, saremo sudici.

La domenica nel cortile antistante la cattedrale la gente si affolla non per assistere alla Santa Messa ma per prepararsi ad assistere alla Santa Messa. Una ogni due ore. A rotazione. Fuori una folla, dentro un’altra. Con il vestito migliore. Il prete, durante la predica, dice 3 cose: approfittiamo del boom economico per lavorare di più e non di meno; un cristiano non deve accontentarsi delle sue 8 ore. 2) Votare per il deputato della propria zona e della propria etnia non è sempre bene; meglio studiare bene i programmi e votare per il migliore che potrebbe abitare lontano da noi. 3) Ho parlato abbastanza; ora lascio la parola ad una madre di famiglia che vi narra la sua storia! Ecco, come in Italia. Ove i preti si affannano a far intervenire i laici al loro posto.

The Daily Nation, principale newspaper, pubblica la foto dei 10 magnati kenyoti. Non si parla d’altro. Il giorno seguente si scende dalla classifica. Il top è avere! E l’essere? Cerco una libreria ma fatico un bel po’ a trovarla; stanno per lo più dentro le molte Università e campus, sempre a rischio sciopero, che affollano la capitale. Il vecchio dittatore Moi: “per pascolar le capre non servono i libri” e l’arricchito, senza scrupoli, necessita d’esser un po’ ignorante. Avete mai visto intellettuali ricchi sfondati? 

Insomma il tasso di crescita di Nairobi, parimenti altre capitali subsahariane, è incredibilmente alto. I locali riferiscono di grattacieli che nascono come funghi e si chiedono se il sistema sotterraneo fognario e relativo approvvigionamento acqua potabile (nere e bianche) sarà in grado di adeguarsi a questo sviluppo in superficie. Anche l’agenzia delle Nazioni Unite Un Habitat, nel suo ultimo rapporto, evidenzia rischi e problemi di una crescita esponenziale di città che non stanno soffrendo la crisi a discapito delle loro periferie ove si sopravvive con 1,2 $ al giorno.

Ma non è solo Nairobi a viaggiare ai mille all’ora con smartphone e palmari ma tutto il Kenya usa la telefonia mobile (e chi l’ha mai conosciuta quella fissa?) non solo per telefonare ma per pagare beni e servizi. E con un tasso di crescita, di anno in anno, del 22%; al confronto statistico siamo noi i sottosviluppati. Le nuove tecnologie hanno anche fatto lievitare la percentuale di popolazione che ha ora accesso a servizi bancari. Secondo un sondaggio di FinAccess, l’inclusione finanziaria tra gli adulti è passata dal 27,4% del 2006 all’attuale 66,7%.

Ma non è finita. Si sta ipotizzando la stampa di farmaci in 3D anche negli ambulatori periferici. Siamo ancora alla fase sperimentale ma il futuro è già qui.  

E l’Italia? Va al traino! Vuole cavalcare il boom con un accordo siglato pochi giorni fa a Nairobi tra confindustria Sicilia ed un rappresentante del governo del Kenya. C’è il nuovo aeroporto internazionale di Nairobi che diventerà un Hub da ristrutturare; la modernizzazione e l’estensione della rete ferroviaria fino all’alta velocità; il potenziamento della rete stradale; lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili; l’attuazione di politiche avanzate nel settore dei rifiuti e dell’ambiente; interventi nei settori delle risorse idriche, dell’agroindustria, del turismo e dei beni culturali. What else?

Nairobi sta aiutando l’Italia. Mettetevi in riga; non spingete. Ce n’è per tutti. 

Fabio Pipinato

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