Moschea a Milano: molto più di un luogo di culto

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Fino a quando si pregherà per strada? – Foto: libero.it

Milano è in subbuglio. Dopo la vittoria di Maroni alle Regionali e la riorganizzazione interna che ha visto Salvini vincere su Bossi, la Lega si oppone alla sua maniera e attacca il Sindaco Pisapia che da anni si è espresso a favore della costruzione di un luogo di culto pensato per i fedeli dell’Islam. L’edificazione della nuova moschea diventa quindi il simbolo della contrapposizione politica tra centrodestra e centrosinistra locale e il metro per capire a che punto sia la capacità di accoglienza e integrazione nella capitale lombarda.

Pace e bene. Ma non a Milano per quanto attiene il dialogo interreligioso messo a dura prova dalle polemiche e dall’attivismo, non sempre corretto e meditato, delle fazioni pro e contro nuova Moschea.

I toni sono durissimi e basta un salto sull’ormai onnisciente e onnirappresentante facebook per rendersene conto.

Da un lato la pagina-comunità Sì alla moschea a Milano con il chiarissimo e sintetico incipit: “Per chi pensa che la libertà di religione sia un valore da difendere. Sempre.” Dall’altro lato, troviamo il tutto leghista-gruppo aperto No alla moschea a Milano molto più prolisso e variegato nell’elencazione dei propri intendimenti: “Per chi pensa che non ci sia né spazio né bisogno di una moschea a Milano e in provincia !” Per chi si è stancato dei tanti filoislamici del PDL!! Per chi è stanco delle stranezze di Gianfranco Fini, dalla “cittadinanza facile” all’introduzione dell’ora di islam a scuola!!!

Ce n’è per tutti, addirittura si va riesumare Fini, il quale sul finire di una vicenda politica personale trentennale si era espresso a favore dello Ius soli e per la libertà religiosa, risultando simpatico- per una volta- a chi non lo votava, e antipatico –una volta e per sempre- a chi aveva seguito il suo peregrinare dall’MSI a Futuro e Libertà, passando per Alleanza Nazionale.

E se, il gruppo per il sì continua a riportare vicende e lotte della comunità islamica a favore della propria accettazione nella società lombarda, sul gruppo del no sbuca – giornata di reminiscenze – quel Magdi Allam che ora si fa chiamare Cristiano e con tutta forza si oppone alla costruzione di un centro di aggregazione islamico, organizzando ed invitando gli internauti a serate contro la moschee e che recentissimamente ha lanciato strali contro la chiesa cattolica colpevole, riportiamo testualmente, di considerare tutti gli uomini fratelli. “Sono contrario al globalismo che porta all’apertura incondizionata delle frontiere nazionali sulla base del principio che l’insieme dell’umanità deve concepirsi come fratelli e sorelle, che il mondo intero deve essere concepito come un’unica terra a disposizione di tutta l’umanità; Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a ergersi a massimo protettore degli immigrati, compresi - e soprattutto - i clandestini”….fortuna che ora si fa chiamare Cristiano, di certo non si nota differenza tra il suo fondamentalismo e quello che ,convertendosi, aveva detto di riconoscere nella religione islamica.

Comunque sia, è bene ricordare l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani per il quale ad ogni individuo viene riconosciuta libertà di pensiero coscienza e religione.

Su questo tema, estremamente interessante e ben fatto è il commento realizzato dal Prof.Antonio Papisca, cattedra Unesco Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova.

In un passaggio troviamo questa definizione. L’articolo 18 va letto insieme con l’articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. I due articoli contengono la parte per così dire sacrale dell’intera Dichiarazione universale. I soggetti di riferimento sono, ovviamente, tutte le persone umane, quindi ‘credenti’, ‘non credenti’, ‘atei’, ‘agnostici’. Pensiero, coscienza, religione: è il triangolo valoriale di più denso spessore etico, che qualifica la soggettività giuridica originaria della persona umana la cui retta coscienza (foro interno) è vero tribunale di ultima istanza dei diritti”.

Con buona pace di tutti gli Allam e i leghisti del mondo, qui si parla di uomini non di partiti.

Tornando al caso di Milano, il 2013 si era chiuso con una dichiarazione della Comunità Islamica, la quale si era detta pronta a riferirsi al Tar del Lazio per ottenere uno spazio dove costruire il proprio luogo di culto come previsto dalla  legge regionale 12 del 2005.

E mentre l’amministrazione comunale di Milano – alla quale viene ricordato che su questa promessa Pisapia aveva costruito buona parte del consenso alle primarie 2011 - prova a smorzare i toni e a cercare una soluzione che soddisfi tutti , Bobo Maroni, nel frattempo divenuto Governatore della Lombardia entra a gamba tesa nella vicenda utilizzando twitter alla stregua di una mazza ferrata e affermando di voler “impedire la diffusione del virus”.

Al neo-eletto leader leghista Salvini l’assist non sembra vero e si affretta ad aggiungere “la sinistra islamica è pronta alla moschea. I milanesi no! Chiederemo un referendum”.

Dal subbuglio in continua emersione emerge chiaramente un fatto inconfutabile: non si tratta più di concedere o meno la costruzione di uno stabile a fini religiosi, il confronto qui è tra due modi diversi di vedere l’uomo e il mondo.

Uomo e mondo che nel 2015 – ritardi permettendo – Milano dovrebbe accogliere a braccia aperte con l’EXPO.

La domanda quindi non è solo moschea sì?, Moschea no?, bensì: Ce la faranno Milano e l’Italia ad essere parte inclusiva di un mondo in continuo cambiamento?

Fabio Pizzi

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