Montagne più sicure anche per il cuore

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Foto: facebook.com

Un libro nato con l'obiettivo di “liberare”, in un certo senso, le persone che frequentano la montagna: da un lato i professionisti, che devono potersi sentire liberi di abbandonare la cima e tornare a casa anche se manca poco alla vetta, se le condizioni (fisiche o metereologiche) non lo permettono; e dall'altro le persone comuni, di poter andare in montagna senza rischiare la vita in caso di problemi di cuore. Il libro, dal titolo “Montagne senza vetta, il coraggio di sentirsi liberi”è stato curato da Massimo Dorigoni e contiene i contributi di alcuni tra i più importanti alpinisti italiani; promosso dal Tavolo trentino della Montagna (di cui fanno parte l'Accademia della Montagna del Trentino, il Soccorso Alpino-Servizio Provinciale Trentino, il Collegio delle Guide alpine del Trentino, la Società Alpinisti Tridentini e l'Associazione Gestori Rifugi del Trentinoe coordinato da Trentino School of Management e Accademia della Montagna.

Il libro nasce in primis con un obiettivo sociale: raccogliere fondi per dotare i rifugi del Trentino di un defibrillatore semiautomatico, strumento per salvare la vita a chi, in montagna, viene improvvisamente colpito da un malore. L'obiettivo era di raccogliere le risorse necessarie per l'acquisto di dieci defibrillatori, ed è stato raggiunto e superato,grazie al Rotary club Trento che ha donato due defibrillatori oltre ai 10 già acquistati. La consegna degli strumenti è avvenuta a fine aprile, nella splendida cornice del Trento Film Festival: ogni rifugio cardioprotetto sarà riconoscibile da una targacaratterizzata dalle formichine, contributo di Fabio Vettori. “Ormai sono due anni giusti che lavoriamo al progetto” – racconta Massimo Dorigoni, non solo curatore del libro ma anche ideatore dell'iniziativa - “perché il primo spunto mi era venuto proprio un paio d'anni fa al Trento Film Festival dove ero stato invitato a presentare una collana di quaderni che parlano dell'etica dell'alpinismo. Al Film Festival dell'anno successivo ho presentato il progetto; e al Festival di quest'anno i risultati”. L’iniziativa proseguirà in occasione della Terza Giornata Europea del Rifugio, prevista per il 24 giugno 2018, primo fine settimana di apertura dei rifugi.

I rifugi che hanno ricevuto la dotazione sono Tuckett e Pedrotti per il Brenta, Mandrone per l’Adamello, Altissimo per il Baldo, Setteselle per il Lagorai, Rosetta per San Martino di Castrozza, Maddalene per la Val di Non, Vaiolet e Roda de Vael per la Val di Fassa, Vallaccia per il gruppo dolomitico Vallaccia-Monzoni, Sandro Pertini per il Sassolungo e Malga Kraun per il Monte di Mezzocorona. Oltre alla consegna dei defibrillatori sono stati consegnati anche gli attestati di frequenza al corso per il loro utilizzo. Infatti, come ha riportato il dott. Alberto Cucino, medico specializzando in anestesia e rianimazione e ricercatore presso l'Istituto Mario Negri: “Abbiamo organizzato delle serate dove c'è stata una discreta partecipazione, il risultato è stato proprio positivo” - e prosegue: “Per quanto riguarda il rifugio cardioprotetto è stato un sogno che si realizzava anche per me, lo avevo pensato molte volte perché lo vedevo come un modo per coniugare la passione per la montagna ed il lavoro. Il defibrillatore non è una macchina magica e non è la soluzione al problema dell'arresto cardiaco. Nei rifugi ne succedono pochi, ma credo che la cosa importante siano gli incontri, le presentazioni del progetto che sta facendo Massimo, perché il defibrillatore anche nel rifugio fa da antenna che moltiplica un messaggio. Vedere il cartello col simbolo del defibrillatore pone l'attenzione su un aspetto ancora poco conosciuto: realizzare queste serate e fare formazione ai rifugisti passa il messaggio che tutti noi possiamo imparare il massaggio cardiaco e la rianimazione cardiopolmonare e tutti noi possiamo fare la differenza. Anche perché prima di utilizzare il defibrillatore devi sapere non solo che c'è, ma anche come funziona; e naturalmente, bisogna sapere come fare il massaggio cardiaco che è l'elemento portante di tutto il discorso. Questo per me è il vero valore del progetto: mettere insieme montagna e salute e fare da ripetitore”.

Abbiamo poi interpellato Massimo Dorigoni, che avevamo avuto modo di intervistare lo scorso anno.

Dunque: il libro è stato scritto e pubblicato; i fondi sono stati raccolti e si è raggiunto e superato l'obiettivo dei 10 defibrillatori. E adesso?

Adesso si va avanti col percorso: abbiamo in programma 4-5 conferenze organizzate insieme al dott. Alberto Cucino. Abbiamo già realizzato serate simili: ad esempio una promossa dall'Avis dove io ho presentato il libro; avevamo un manichino ed abbiamo fatto fare alle persone in sala il massaggio cardiaco per fargli provare la sensazione; infine si spiegava cosa fare nel caso di incidenti di questo tipo.

Quindi oltre a comprare i defibrillatori e a donarli, spiegate come funzionano?

Sì, stiamo facendo un passettino in più, completiamo il quadro. Nelle presentazioni con gli alpinisti portiamo il senso della rinuncia. Con il personale medico portiamo il risultato materiale. Io credo che nel suo insieme stia uscendo un messaggio culturale perché non siamo abituati a queste iniziative. Portiamo un po' di senso civico, di quello che c'era una volta e ora non c'è più: dalle montagne scenda nelle valli.

E concretamente?

Concretamente abbiamo realizzato due corsi di formazione sui defibrillatori ai rifugisti: hanno partecipato circa 40 persone di diverse professionalità...è un buon risultato, soprattutto se si considera che siamo partiti da zero.

Ho sentito che il libro sta uscendo dai confini regionali.

Sì, ci stanno aiutando da altre regioni: in Piemonte e Valle d'Aosta hanno iniziato a comprare le copie del libro per aiutarci nell'acquisto dei defibrillatori. Lo stesso sta succedendo a Trieste, grazie ad una rete di contatti personali; stiamo iniziando a pensare ad organizzare delle serate per parlarne: alla fine è un progetto che come idea copre tutte le Alpi. Ecco, diciamo che la voce si sta spargendo per tutto l'arco alpino.

Il libro può essere richiesto ad Accademia della Montagna del Trentino (in via Romagnosi, 5 - 38122 Trento; 0461.493175).

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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