Mondo: sette divaricazioni della democrazia.

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2017. Una lettura del recente voto celebrato nelle democrazie a noi similari ci da anche questa sintesi: la maggior parte delle persone si aggregano sotto un nuovo paradigma che non è più fondato sul pensiero (liberal-popolare, socialista, eco-sostenibile) ma, sempre più, sull'identità. Per Roberto Savio (presidente emerito di Internet Press Service) i cittadini sembrano eleggere coloro che l'identificano e s'identificano senza “perder più tempo” ad ascoltare argomentazioni e visioni. Vi sono, quindi, alcune “divaricazioni culturali” alla base di questo nuovo modo di “scegliere” la rappresentanza.

La prima è città contro periferia (valli, aree rurali, piccole città, villaggi, borghi). Nella Brexit, la gente delle aree urbane ha scelto di rimanere in Europa. Lo stesso hanno fatto coloro che hanno votato contro Erdogan, che non è popolare a Istanbul, ma è un big in campagna. Negli USA coloro che hanno votato per Trump erano in gran parte gli stati centrali; lontani mille miglia dalle città costiere ove si teorizzava ma non ci si sporcava le scarpe e le mani. Lo stesso è accaduto con Orbán (Ungheria) e Szydlo (Polonia) che vivono l'Europa come molti diritti e zero doveri. Le Pen è una sconosciuta a Parigi. Insomma, nessuno degli eletti sarebbe tale se le elezioni si fossero limitate alla capitale ed alle città più grandi.

La seconda voragine è tra giovani e adulti. La Brexit non sarebbe stata approvata se i giovani avessero votato. Lo stesso vale per Erdogan, Trump, Orbán e Szydlo. Il problema è che una grande percentuale di giovani ha cessato di assumere un ruolo attivo perché si sono sentiti trascurati, esclusi. La generazione precedente gli ha scaricato un debito da paura e s'è garantita una pensione precoce. In Italia si spendono 20 mld per salvare le banche, quasi 15 per gli aerei F35 e 2 per le politiche giovanili; non ci siamo!

La terza divisione si basava sulle “ideologie”. Oggi, post ‘900, questa divaricazione si consta tra coloro che sanno un mestiere o una professione e coloro che non l'hanno appresa. Nei prossimi 20 anni, quando la robotizzazione dell'industria e dei servizi coprirà almeno il 40 per cento della produzione, decine di milioni di persone rimarranno fuori mercato del lavoro. E saranno quelle con meno istruzione che non potranno partecipare al 4.0 (quarta rivoluzione industriale).

Poi c’è una quarta divisione, che vede da un lato il ritorno al nazionalismo come una soluzione ai problemi, (per cloro che “non amano” l'euro, gli immigrati e gli accordi transnazionali), e altri, invece, che sanno di abitare un mondo sempre più competitivo (Cina 1,3 mld e India 1 mld) e vorrebbero come risposta una maggior integrazione con altri.  Attenzione; i sovranisti non si limitano a Trump, Erdogan, Orbán, Szydlo e Brexit. Anche la Cina, l'India, il Giappone, le Filippine, Israele, Egitto, Russia e metà Africa hanno governi nazionalisti e autoritari. Se facciamo la sommatoria vediamo che la maggioranza della popolazione mondiale è sotto “dittatura o democratura" ma guai a noi se ci immaginiamo nuovamente di fare gli "esportatori di democrazia". Falliremo clamorosamente e nuovamente; come in Iraq e in Libia. 

La quinta spaccatura, ben sottolineata dai giovani che tentano di avvicinarsi alla politica, riguarda sia il linguaggio (politichese) che le modalità per comunicare e render partecipi (social). Insomma, un tempo nei congressi dei partiti il segretario politico faceva discorsi fiume mentre oggi in pochi minuti bisognerebbe (forse) diffonderli in diretta streaming. Ma anche qui la velocità non sembra andare sempre pari passo con la profondità di pensiero.

La sesta spaccatura riguarda il voto. In periodo di crisi economica viene sempre più "scambiato"! D'altronde è una delle pochissime forme di potere rimaste ai cittadini che ormai sono stati sostituiti dalle lobby. Quest'ultime 7su7 e h24 fanno il proprio lavoro stressando i 700 parlamentari europei. Quando mai costoro riusciranno ad avere e quindi dare un'idea di coesione e futuro all'Europa se non hanno né il tempo fisico e ne' il luogo (partito transnazionale) per pensare! Per immaginare una qualche politica di risposta alle grandi questioni: migrazioni e pace in estremo oriente. 

Ed ecco l’ultima spaccatura per l'appunto: il pensiero. I social hanno eguagliato tutti: ricercatori e avventori da bar sport. L’opinionista fatto in casa con Eugenio Scalfari. Tutti possono dire tutto su tutto. Dai vaccini alla geopolitica transnazionale passando per il cuneo fiscale. Anzi; chi cerca di approffondire viene zittito e chi ipotizza un “pensiero altro” tacciato dalla rete! Gli internauti, al pari di Erdogan, temono gli intellettuali.  Ma serve drammaticamente pensiero per diffondere opportunità a tutti e garantire la pace alle generazioni che vengono. Servono Università libere, fucine, nuovi spazi per nuova fiducia. Merce rara.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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