Mamma, li islamici!

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La Libia è il simbolo di un mondo in confusione, la nuova scacchiera di un “occidente economico” che credendosi civilizzatore ha finito per gettare benzina su un’enorme polveriera e darle fuoco, preoccupandosi e terrorizzandosi un secondo dopo delle fiamme che si sono scatenate. E l’Italia? Lambita dall’incendio e, sembra, incapace di reagire con prontezza e intelligenza.

Intendiamoci, il terrorismo è un pericolo serio e una minaccia alla quale non rimanere indifferenti e, giustamente, impressionano e preoccupano le centinaia di miliziani che da tutta Europa hanno deciso di prendere un areo e arruolarsi tra le file dell’Isis o delle vari formazioni estremiste presenti nel mondo.

Altrettanto però preoccupa il clima che si è venuto a creare in Europa e soprattutto in Italia nelle ultime settimane con il neo leghifascista Salvini che riesuma la guerra santa e si intesta pensieri e filosofie di nientepopodimeno che Oriana Fallaci, la quale se si fosse sentita chiamare in causa da Salvini in vita probabilmente lo avrebbe grillinamente salutato con il dito medio alzato.

Lo scopo dichiarato dell’aspirante leader della nuova destra italiana è quello di aumentare la paura del diverso in tutta la nazione e per questo ai terun, ai negher e agli strolic (zingari) ha di corsa aggiunto anche gli islamici. Facile l’equazione:  paura+islam+vicinanza della Libia e del nuovo Califfato al Sud Italia = anche chi vive al Sud si spaventa, dimentica gli insulti che per anni hanno permesso alla Lega di stare in Parlamento e gridare Roma ladrona – mentre qualche leghista comprava lauree e diamanti – et voilà: sparisce la lega antimeridionale e nordica e nasce, grazie ai moderati e democratici di Casa Pound e Alba Dorata, il nuovo Front National de noantri. Terrificante e grottesco, ma è esattamente quello che si sta realizzando.

Inevitabile che su queste basi si arrivi ad un clima da caccia alle streghe e ad arbitrarie espulsioni dal paese di presunti terroristi, nei confronti dei quali lo Stato può agire anche senza avere in mano nulla di concreto come ha recentemente spiegato l’avvocato Guido Savio dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione spiegando le scelte operate nei confronti di giovani immigrati, cacciati nelle ultime settimane dal suolo italiano per opinioni diffuse e ripetute sul web.

Savio ha portato gli esempi di un operaio pakistano, volontario della Croce verde, il quale nel tempo libero avrebbe cliccato qualche “like” su contenuti Facebook riconducibili al jihad; di un saldatore marocchino residente in Brianza, stimato da tutti e considerato un gran lavoratore, il cui legame col terrorismo internazionale sarebbe venuto a galla su Twitter, dove esaltava le pretese virtù di giustizia sociale dello Stato islamico e dileggiava i combattenti curdi.

Scalpore a livello nazionale ha poi creato il caso dello studente turco presso la Normale di Pisa, un vero e proprio genio precoce della fisica dei buchi neri con evidenti e riconosciuti squilibri psichici: tra un’equazione e un calcolo quantico, inviava lettere minatorie ai governanti d’Italia e Stati Uniti, autodefinendosi un “jihadista pagano, alla maniera di Nietzsche”.

Prontamente queste persone sono state espulse dall’Italia e una domanda nasce spontanea: siamo di fronte ad un pernicioso attacco di isteria collettiva o effettivamente i sopracitati espulsi rappresentavano un vero problema per l’incolumità di milioni di cittadini?

Su questo si esprimerà la giustizia dato che molti degli espulsi hanno prontamente reagito con un ricorso legale al provvedimento di espulsione, dichiarando che se necessario arriveranno fino alla Corte di Giustizia Europea.

“Intanto” spiega ancora Savio “lo Stato afferma di agire secondo le sue prerogative e cita a sostegno l’articolo 13 del testo unico sull’immigrazione e il decreto legge del 2005 per la prevenzione del terrorismo internazionale, i quali concedono al Ministero dell’Interno la facoltà di espellere uno straniero qualora sussistano ragioni di sicurezza. Si tratta di un atto politico, generalmente utilizzato quando qualcuno viene trovato ‘con le mani nel sacco’ e senza che lo stato abbia però nulla di concreto contro di lui: perché, se le prove ci fossero, va da sé che non lo manderebbero a casa, ma in carcere. Tanto è vero che il ministero, avendo facoltà di secretare gli atti, non è tenuto a produrre prove o capi di imputazione. Un esempio potrebbe essere l’imam che si lancia in sermoni particolarmente virulenti e, pur non avendo infranto la legge, viene rimpatriato”.

Tutto secondo la legge, insomma. Ma se la legge fosse arbitraria o semplicemente sbagliata, chi restituirebbe alle persone ingiustamente cacciate il loro lavoro, la loro famiglia e il loro diritto alla libera espressione?

Perché dobbiamo intenderci: se per essere considerati delinquenti e terroristi bastano alcune frasi offensive o stupide scritte su Facebook e Twitter, almeno una trentina di parlamentari italiani, di ogni provenienza politica, dovrebbero essere stati espulsi dall’Italia parecchi anni fa.

Fabio Pizzi

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