Malawi, il libro dei sogni dell'Fmi

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Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi), quest’anno l’economia del Malawi crescerà del 4,5%, (in calo rispetto al 5% previsto solo sei mesi fa) grazie al miglioramento della produzione agricola e alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, lo scorso marzo, dal ciclone Idai.

E non è finita: l’Fmi stima che a medio termine ci potrebbe essere una crescita del 6 o 7%, se sostenuta da un maggiore accesso ai finanziamenti, dalla diversificazione delle colture, da migliori prestazioni aziendali e nuove infrastrutture energetiche. Naturalmente, il ministro delle finanze, della pianificazione economica e dello sviluppo, Joseph Mwanamvekha, si è subito allineato e ha affermato che già il prossimo anno il Malawi potrebbe crescere del 7%.

Questi esercizi dell’Fmi assomigliano molto a un libro dei sogni. Oggi in Malawi mancano beni essenziali come il cibo e l’elettricità, mentre il debito estero alla fine del 2018 è arrivato alla cifra record di 1,57 trilioni di kwacha (2,14 miliardi di dollari). Inoltre, secondo i dati della Banca Mondiale, oltre la metà dei 18 milioni di abitanti della piccola nazione dell’Africa meridionale vive al di sotto della soglia di povertà (meno di 2.200 chilocalorie al giorno per persona). L’aspettativa di vita è tra le più basse al mondo (51,55 anni).

Tra le principali ragioni di questa situazione, un’agricoltura basata ancora sulle piogge stagionali che durano solo quattro mesi e una popolazione in forte crescita, due terzi della quale non supera i trent’anni. L’economia dipende in gran parte dalle vendite di tabacco, tè e canna da zucchero, che negli ultimi anni sono state rallentate dalla siccità provocata dal rafforzamento di El Niño, fenomeno meteorologico dovuto dal riscaldamento dell’Oceano Pacifico, i cui effetti sono sempre più estremi. La siccità ha notevolmente ridotto la coltura del mais, fondamentale per la preparazione dello nsima, una specie di zuppa che costituisce l’alimento base.

A influire in maniera significativa sulla grave crisi economica, oltre alla carenza di fornitura elettrica, c’è l’incertezza politica. Gli attivisti della Human Rights Defenders Coalition (HRDC) nei giorni scorsi sono tornati a manifestare nelle principali città del paese per chiedere le dimissioni del capo della Commissione elettorale Jane Ansah, implicato nei sospetti brogli che avrebbero consentito la rielezione di Arthur Peter Mutharika lo scorso maggio.

È lecito chiedersi su cosa si basa l’ottimismo dell’Fmi. Probabilmente, poggia sulla linea di credito di 112 milioni di dollari che ad aprile 2018 ha concesso al paese per aiutarlo a stabilizzare il debito e combattere la povertà. Finora l’organismo di Washington ha erogato 22 milioni di dollari e il ministero del tesoro malawiano ha chiesto di erogare al più presto altre risorse. Quello che abbiamo di fronte è un paese vulnerabile, che ha bisogno di sviluppo effettivo più che di crescita del Pil.

Marco Cochi da Nigrizia.it

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