Mafie Unite d’Europa non solo Slovacchia

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Foto: Remocontro.it

Dunque, la Slovacchia scopre di essere infiltrata dalla ‘ndrangheta, ma non è detto che non si siano anche altre mafie e non soltanto italiane a ingrassarsi sul tessuto di facile arricchimento e corruzione che è terreno essenziale per ogni mafia. Per l’assassinio del giornalista Jan Kuciak, arrestati sette italiani in odore di ‘drina, sceneggiata politica finita in una scarcerazione per mancanza di indizi. Avete scoperto adesso che erano mafiosi? Probabile crisi politica a Bratislava, ma sopratutto figuraccia  istituzionale e culturale.

Perché le mafia hanno proliferato proprio in casa vostra?

«L’espansione della ‘Ndrangheta nell’est europeo prosegue e si consolida, insieme alla penetrazione della criminalità nel sistema politico e nelle istituzioni di paesi come la Slovacchia» dice il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. «La ‘Ndrangheta è presente nell’est europeo da 20 anni, e si sta espandendo per riciclare il proprio denaro. Incominciamo a sentirne la presenza, ad esempio, in Bulgaria, in Romania». «La ‘Ndrangheta fa votare, nei paesi in cui è presente; ci è capitato di imbatterci in ‘ndranghetisti che facevano votare parlamentari tedeschi».

«Dal 1989, anno della caduta dei regimi comunisti, c’é stata una progressiva ed inesorabile avanzata della criminalità organizzata nei paesi dell’Europa Centrale, in particolar modo in Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria».

Una inchiesta del settembre 2017 raccontata sul Fatto Quotidiano. Alcuni spunti. Proprio nel cuore geografico dell’Europa, diverse organizzazioni criminali hanno deciso di impiantare i loro quartier generali da cui organizzare e gestire i loro traffici all’interno dell’Unione Europea. Come in molti altri paesi post comunisti, molto del capitale illegale si é realizzato durante gli anni ’90, grazie al contrabbando, agli appalti pubblici e alla corruzione delle istituzioni giudiziarie e delle forze di sicurezza. Il network delle attività criminali, infatti, é stato alimentato in quegli anni dai membri dei servizi di sicurezza dell’ex regime comunista, poliziotti corrotti e servizi segreti, e da quelle figure che già operavano sul mercato nero prima del 1989 e che venivano protetti proprio dalla corruzione diffusa. Tutto ciò ha determinato scarsi controlli di sicurezza e una generale disattenzione delle normative.

Slovacchia 2017, prima delle ‘ndrine

«A Bratislava sono presenti oltre 50 gruppi mafiosi che contano circa 700 adepti; le organizzazioni criminali sono in prevalenza kosovare, ucraine, russe, georgiane e locali. La Slovacchia, a partire dagli anni ’90, é stata tacitamente divisa in zone di influenza tra i vari gruppi criminali, in modo da evitare inutile guerre che avevano negli anni precedenti prodotto numerose vittime. La capitale Bratislava ha una fortissima presenza albanese specializzata nella prostituzione illegale con dei ricavi annui stimati in oltre 50 milioni di euro. I rumeni invece sono specializzati nel furto d’auto, da rivendere poi, intere o a pezzi, nei mercati tedeschi e olandesi. Il commercio della droga é gestito dai turchi e dai kosovari, che la esportano prevalentemente in Germania, Olanda e Scandinavia. In Slovacchia c’é anche una certa attività nel mercato illegale di armi, provenienti dalla Moldova, dal Caucaso e dai Balcani: i clienti di questo tipo di attività provengono prevalentemente dall’Africa Sub-Sahariana e dal Medio Oriente e qui comprano soprattutto esplosivi e missili anti-carro».

Non solo ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa nostra

‘Ndrangheta, Camorra, Cosa nostra, ma non solo. Nei 28 Paesi membri dell’Unione europea sono attualmente sotto indagine circa 5mila organizzazioni criminali, calcola Europol nel rapporto 2017. Certo, poche fra queste hanno lo spessore delle mafie italiane, oggetto di 145 indagini a livello comunitario coordinate da Eurojust dal 2012 al 2016, ma sette su dieci operano in più di uno Stato e tutte insieme si spartiscono un mercato illecito, dalla droga alla contraffazione, stimato da Transcrime in quasi 110 miliardi di euro, pari a circa l’1% del pil dell’Unione. Le indagini e i rapporti investigativi mettono in evidenza anche l’importanza delle mafie russofone e turca, l’ascesa dei clan albanesi padroni del traffico di marijuana, o il caso della mafia siriana in Svezia e non solo, la minaccia di gruppi meno conosciuti a livello internazionale, dalle gang di motociclisti diffuse nel Nord Europa ai clan vietnamiti attivi soprattutto all’Est.

«La strategia globale delle mafie italiane all’estero è tenere il basso profilo»

Le mafie italiane sono le sole ‘Mafie originarie Ue’, nate all’interno dell’Unione. ‘Commercio estero fiorente con modalità diverse. Non conoscono confini ‘ndrangheta e camorra, meno la presenza di Cosa nostra. Le mafie non si sparpagliano a caso, ma tendono a seguire direttrici specifiche dettate dalle opportunità di traffici e guadagni. Le strade di migrazione dei clan sono essenzialmente tre. La prima: quella di fuggitivi e latitanti, che di norma non possono semplicemente scappare il più lontano possibile, ma hanno bisogno di appositi “servizi” sul posto, come è emerso in Francia e Germania. La seconda, che segue le rotte dei traffici, primo fra tutti quello della droga, come avvenuto in particolare in Spagna e Paesi Bassi, o in Est Europa. Terzo, la possibilità di investimento nell’economia legale, meglio dove esistono “competenze professionali affaristico-finanziarie, spesso a cavallo tra legale e illegale”. E’ il caso della Svizzera, Paese extra Ue in cui spesso arrivano i magistrati inseguendo i soldi dei mafiosi.

Mafie Unite d’Europa

Delle cinquemila organizzazioni criminali indagate in Europa, sette su dieci operano in più Stati e quasi la metà, 45%, in più di un settore criminale, prosegue Europol nel rapporto Serious and Organised Crime Threat Assessment (Socta) del 2017. I loro membri vantano 180 diverse nazionalità, anche se il 60% è europeo doc. La droga resta il maggiore mercato illecito dell’Unione, a cui si dedica un terzo dei gruppi, per un valore al dettaglio stimato in 24 miliardi di euro l’anno. E se eroina, cocaina e – in parte – la cannabis sono prodotte fuori dai confini comunitari, le droghe sintetiche sono per lo più autoctone e, al contrario, esportate nel resto del mondo, afferma ancora Europol.
Se la droga fa la parte del leone, il business emergente è legato al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani destinati allo sfruttamento sul lavoro. Su oltre un milione e mezzo di migranti irregolari arrivati nel territorio dell’Unione europea nel 2015 e 2016, via terra o via mare, “quasi tutti” hanno pagato un’organizzazione criminale, osservano gli analisti della polizia europea.

L’economia inquinata

Per quanto riguarda le sole mafie italiane, la relazione di Eurojust per il 2016 elenca l’infiltrazione nell’economia lecita di “Spagna (preferita in particolare dalla camorra), Paesi Bassi, Romania, Francia, Germania e Regno Unito”. La Slovacchia non compare. Come? Soprattutto con “investimenti in immobili e partecipazione ad appalti pubblici e privati, in particolare nel campo delle costruzioni e dello smaltimento rifiuti”. Il contrasto a tutto questo? Nel 2013, il già citato rapporto Europol sulle mafie italiane manifestava l’esigenza di “nuove e più efficaci misure, fra l’altro, la confisca estesa e quella senza condanna”. La macchina del contrasto comunitario alla criminalità fa piccoli progressi, ma sui fronti più delicati sembra girare a vuoto.

La storia italiana insegna che le misure antimafia più rigorose ed efficaci sono state prese sull’onda di gravi fatti di sangue. Significativamente, la strage di ‘ndrangheta a Duisburg del 2007 ha infiammato per un certo periodo il dibattito sull’espansione della mafie italiane in Europa.

Da: Remocontro.it

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