Libano sorpresa per Usa e Israele, nuovo governo targato Hezbollah

Stampa

Foto: Remocontro.it

Nove mesi per dar vita ad un governo difficile

Libano, puzzle di fazioni interne e bersaglio di tutti gli altri attorno. Nove mesi di trattative sempre sull’orlo della rottura, sfide e rilanci, l’impossibile diventa accordo di governo, da verificare ora alla prova dei fatti. Capo del governo ancora una volta Saad Hariri, primo ministro sunnita e i suoi 30 ministri di tutte le formazioni politico religiose che compongono il puzzle Libano. «I problemi sono enormi, a partire dal disastro economico e finanziario del paese»,ricorda Michele Giorgio, Nena News, con Hariri costretto ad ingoiare diversi ‘rospi’ politici, segno della sua debolezza. Ad esempio la nomina di un ministro vicino allo schieramento “8 Marzo” guidato dal movimento sciita Hezbollah alleato di Damasco e Tehran. Secondo ‘rospo’, colpo personale, la chiusura del quotidiano al Mustaqbal, di proprietà della sua famiglia. Non censura la soldi che l’Arabia saudita ha tagliato. Insomma, Riyadh lo ha scaricato.

Successo Hezbollah

Il nuovo governo specchio del successo dello schieramento di Hezbollah che crea molti dispiaceri attorno. Ovviamente l’Iran è il solo Paese attorno che si è ufficialmente rallegrato col nuovo esecutivo libanese ben diverso dai desiderata di Arabia saudita e l’Amministrazione Trump. «Il movimento sciita comunque ha tenuto conto della particolarità del sistema politico e istituzionale del paese dei cedri -annota il sempre attento Michele Giorgio - attento ad equilibrare il peso delle varie comunità religiose e a favorire la sempre precaria unità nazionale». La formula è quella dell’esecutivo di ‘consenso nazionale’, che ha lasciato agli alleati cristiani della Corrente dei ‘liberi patrioti’, il partito del capo dello stato Michel Aoun, la fetta più grande della torta. Ben 10 ministeri. Hezbollah ne avrà tre (come l’altro partito sciita Amal) tra cui quello della salute, il quarto per budget, ma non solo. Questo ministero renderà quasi impossibile per i donatori internazionali boicottare Hezbollah come vorrebbero gli Stati uniti con una raffica di sanzioni contro il movimento sciita perché alleato di Siria e Iran e nemico di Israele.

Minacce militari esterne

Quasi esclusi degli scossoni politici interni, perché i pericoli più concreti per il Libano restano da sempre quelli esterni. Ed esempio una nuova e più volte minacciate offensiva militare israeliana sommata a sanzioni Usa contro Hezbollah che colpirebbe tutta l’economia libanese gia fragile. «Il Libano ha un debito pubblico di 80 miliardi di dollari, il 141% del Pil nel 2018. La sua crescita che viaggiava intorno al 9% negli ultimi due anni prima dell’inizio, nel 2011, della guerra nella confinante Siria, è crollata all’1%. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 36%», il dettaglio dio Nena News. Sfide per il nuovo governo: riforme profonde e indispensabili, un piano di tagli di spesa e di risanamento dei conti e il tentativo di non fare pagare tutto questo solo dai settori più deboli della popolazione. L’obiettivo immediato di Hariri, ottenere i 9,5 miliardi di euro promessi dai paesi donatori quasi un anno fa alla conferenza Cedre a Parigi. E saranno importanti per le casse nazionali i 500 milioni di euro messi a disposizione dal Qatar, avversario dell’Arabia saudita che mira a subentrarle sul fronte arabo interessato a condizionare la vita del fragile Libano.

Ennio Remondino da Remocontro.it

Ultime notizie

Confrontarsi con la tossicodipendenza

23 Marzo 2019
Come sta evolvendo il mondo della tossicodipendenza? Ne abbiamo parlato con il SerD (Servizio per le Dipendenze) di Trento. (Novella Benedetti)

“Acqua per tutti, non lasciamo indietro nessuno”

22 Marzo 2019
“Acqua per tutti, non lasciamo indietro nessuno” è l’appello delle Nazioni Unite per la Giornata Mondiale dell’Acqua di quest’anno, il 22 marzo 2019. (Lia Curcio)

Preoccupazione per una spedizione dell'Agenzia brasiliana per gli Affari Indigeni

21 Marzo 2019
L'Associazione per i Popoli Minacciati esprime la sua profonda preoccupazione per la spedizione organizzata dall'Agenzia brasiliana per gli Affari Indigeni partita per regione amazzonica di fr...

La terra che dorme

21 Marzo 2019
A Ulan Udè (la Porta Rossa) diparte la Transmongolica, ferrovia a binario unico e non elettrificata, che attraversa la Mongolia passando per Ulan Bator. (Matthias Canapini)

Jair Bolsonaro e il futuro dei circa 300 popoli indigeni

20 Marzo 2019
Bolsonaro fin dal primo giorno di mandato non ha perso occasione per attaccare i diritti territoriali dei popoli indigeni del Brasile. (Alessandro Graziadei)