Lavoro minorile, stop alle forme peggiori

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Foto: Unsplash.com

Sin dalla fondazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), nel 1919, il lavoro minorile è stato il fulcro delle sue attività. Attualmente, l’Oil stima che vi siano 152 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile, 73 milioni dei quali in lavori pericolosi. Il 70% di tutto il lavoro minorile si svolge in agricoltura ed è per lo più legato alla povertà e alle difficoltà dei genitori a trovare un lavoro dignitoso.

Nel 1999, nell’ambito dell’Organizzazione internazionale del lavoro, venne siglata la Convenzione n. 182 sulle peggiori forme di lavoro minorile e ora, a seguito della ratifica da parte del Regno di Tonga, essa ha ottenuto la ratifica universale. L’ambasciatore per il Regno di Tonga, Titilupe Fanetupouva’u Tuivakano, ha infatti depositato formalmente gli strumenti di ratifica presso il Direttore generale dell’Oil, Guy Ryder, il 4 agosto scorso. Questo traguardo importante arriva pochi mesi prima dell’inizio dell’Anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile nel 2021, il cui scopo è aumentare la consapevolezza del problema e contribuire ad accelerare il suo contrasto.

La Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile chiede la proibizione e l’eliminazione delle peggiori forme, appunto, inclusi la schiavitù, il lavoro forzato e la tratta. Vieta l’uso di bambini in conflitti armati, prostituzione, pornografia e attività illecite come il traffico didroga e in lavori pericolosi. La Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile è una delle otto convenzioni fondamentali dell’Oil. Queste riguardano l’abolizione del lavoro minorile, l’eliminazione del lavoro forzato, l’abolizione della discriminazione legata al lavoro e il diritto alla libertà di associazione e alla contrattazione collettiva. Queste convenzioni discendono dai principi annoverati nella Dichiarazione dell’Oil sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro (1998).

Il contrasto al lavoro minorile è al centro di uno dei più importanti programmi di cooperazione allo sviluppo dell’Oil, il Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile e del lavoro forzato (Ipec+), che ha sostenuto oltre 100 Paesi in tutti i continenti. L’incidenza del lavoro minorile e delle sue forme peggiori è diminuita di quasi il 40% tra il 2000 e il 2016, poiché i tassi di ratifica della Convenzione n. 182 e della Convenzione n. 138 sull’età minima per lavorare sono aumentati e gli Stati hanno adottato leggi e politiche efficaci. Tuttavia, i progressi sono rallentati negli ultimi anni, in particolare nella fascia di età più giovane (5-11 anni) e in alcune aree geografiche. Con la pandemia di Covid-19, c’è il rischio reale che anni di progressi vengano invertiti, portando a un potenziale aumento del lavoro minorile per la prima volta in 20 anni, a meno che non venga intrapresa un’azione appropriata.

Inoltre, porre fine al lavoro minorile entro il 2025 in tutte le sue forme è parte dell’Obiettivo 8.7 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile adottato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015. Il partenariato globale, Alliance 8.7, di cui l’Oil fornisce il segretariato, riunisce oltre 250 partner e 21 Paesi esploratori per coordinare, innovare e accelerare i progressi per porre fine al lavoro minorile, al lavoro forzato, alla tratta di esseri umani e alla schiavitù moderna. La ratifica universale della Convenzione n. 182 dimostra la volontà di tutti gli Stati membri dell’Oil di garantire che ogni bambino, ovunque nel mondo, sia libero dal lavoro minorile e dalle sue forme peggiori.

Il primo direttore dell’Oil, Albert Thomas, ha descritto il lavoro minorile come «lo sfruttamento dell’infanzia che costituisce il male […] più insopportabile per il cuore umano. Un lavoro serio nella legislazione sociale inizia sempre con la protezione dei bambini». Guy Ryder ritiene che «la ratifica universale della Convenzione 182 è una novità storica perché significa che tutti i bambini ora hanno protezione legale contro le peggiori forme di lavoro minorile. Riflette un impegno globale che le peggiori forme di lavoro minorile, come la schiavitù, lo sfruttamento sessuale, l’uso di bambini nei conflitti armati o altri lavori illeciti o pericolosi che compromettono la salute, la morale o il benessere psicologico dei bambini, non hanno posto nella nostra società».

Si tratta della prima volta nella storia dell’Oil che una convenzione internazionale sul lavoro sia ratificata da tutti gli Stati membri e, sebbene la sua adozione alla conferenza internazionale del lavoro risalga a ormai 21 anni fa, questa è dunque la convenzione ratificata più rapidamente nella storia dell’Oil. In effetti, anche se 21 anni possono sembrare tanti, bisogna considerare i tempi lunghi che impiegano solitamente gli Stati per portare a termine i processi di ratifica al loro interno (normalmente da parte dei parlamenti nazionali). La ratifica di tutti gli Stati del mondo è indubbiamente una buona cosa, ma è necessario che essi implementino (e poi facciano rispettare) legislazioni nazionali in linea con tali principi. Se non altro, con l’ultima ratifica statuale, la comunità internazionale, nel suo insieme, dimostra che vuole contrastare la piaga del lavoro minorile.

Fabio di Nunno da Cittanuova.it

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