La Spagna si prepara a offrire la cittadinanza a un milione di ebrei sefarditi

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Foto:  Mosaico-cem.it

Oltre mezzo millennio dopo l’Editto d’Espulsione che nel 1492 costrinse la comunità di ebrei sefarditi a lasciare il Paese, il Parlamento spagnolo si prepara ad approvare una legge che permetterà a circa 1 milione di discendenti di ottenere la cittadinanza spagnola. Dopo l’approvazione alla Camera, adesso il Senato spagnolo si prepara a votare la Legge di Discendenza Sefardita. Il ministro della Giustizia Ruiz-Gallardon ha promosso questa iniziativa come un rimedio per quello che fu “il più grande errore della Storia spagnola”. Le ambasciate spagnole in Israele, Turchia, Venezuela e tanti altri Paesi del mondo sono già state inondata di richieste.

La legge prevede tre prerequisiti per l'acquisizione della cittadinanza. Primo, la persona deve avere un documento che attesti origini ebraiche; secondo, la persona deve dimostrare di conoscere il ladino, la lingua tradizionale parlata dagli ebrei in Spagna: e, da ultimo, la persona deve essere in possesso di un certificato emesso dall'Unione delle Comunità Ebraiche di Spagna che confermi l'ascendenza sefardita – Sefarad in ebraico significa Spagna. Quest’ascendenza deve risalire almeno al quindicesimo secolo, quando musulmani ed ebrei furono espulsi dalla Spagna in un pògrom che viene considerato il primo Olocausto della storia del popolo di Israele.

Fu nel marzo del 1492 che i re cattolici Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia emanarono un editto che imponeva a tutti gli ebrei sefarditi di lasciare il regno iberico entro quattro mesi. Dopo la caduta di Granada e delle ultime roccaforti della popolazione musulmana in Andalusia, toccava ora agli ebrei. Una lunga ed attenta analisi delle cause profonde di questo editto è stata scritta sul Corriere della Sera da Dino Messina. Qui basti ricordare che la cacciata pose fine a oltre quindici secoli di coabitazione e costrinse gli ebrei sefarditi a una precipitosa fuga. Migliaia di persone dovettero lasciare il Paese con le rispettive famiglie e vendere o abbandonare tutte le loro proprietà. Ad essere cacciati, si stima, furono circa centomila individui.

Per l’attuale ministro della Giustizia spagnolo Ruiz-Gallardon, quella di Isabella e Ferdinando fu una decisione che tutt’oggi rappresenta “il più grande errore della Storia spagnola”. Si trattò di una persecuzione di massa che allontanò individui specializzati in diverse attività – allevatori, artigiani, medici, banchieri, filosofi, commercianti. Ad andarsene fu gran parte del ceto produttivo, degli artisti e letterati, uomini di cultura: oltre a rappresentare un grave crimine, l’editto impoverì la Spagna e privò il regno di alcune delle sue migliori risorse.

E’ sotto questa doppia ottica che si può comprendere la volontà  dell’attuale governo spagnolo di approvare la Legge di Discendenza Sefardita. Da una parte si tratta della riparazione simbolica di un torto storico, oltre che del riconoscimento di una volontà a costruire un pluralismo religioso e culturale. In effetti il governo spagnolo motiva la legge nell’intento “di recuperare la memoria della Spagna, ridotta al silenzio durante troppo tempo, e concludere il cammino degli spagnoli che hanno nostalgia di Sefarad e vivono nella diaspora”. Dall’altra parte si tratta anche di una legge che potrebbe attirare forze e risorse qualificate in un momento in cui l’economica spagnola sta ricominciando a crescere. La legge, insomma, mette assieme ideali simbolici e ragioni pratiche.

Queste doppie motivazioni spiegano anche le ragioni delle persone che si preparano a fare domanda. Alcuni sono spinti esclusivamente dal riconoscimento simbolico che questa legge darebbe loro. Il presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna ha fatto l’esempio di “un anziano sefardita di Serajevo [che] ci contattò per cercare di diventare spagnolo. Non voleva venire in Spagna, solo morire come spagnolo”. Dall’altra parte, ci sono persone sono motivate dal desiderio di ottenere un passaporto europeo utile nella eventualità di un futuro difficile nell’attuale Paese di residenza. Già nel 2014 il ministro della Giustizia spagnolo aveva indicato che a presentarsi a consolati ed ambasciate sono soprattutto ebrei del Venezuela e della Turchia “perché si tratta di due nazioni a rischio, dove i pericoli si manifestano”. Tra motivazioni simboliche e interessi pratici, la legge continua il suo cammino verso il Senato.

Nell’ipotesi in cui la legge venga approvata anche dalla camera alta del Parlamento, il governo spagnolo si aspetta che siano circa in 90.000 a fare domanda; ma ad oggi non esistono statistiche ufficiale sul numero di ebrei sefarditi e quindi non è chiaro quante persone riusciranno a provare la loro discendenza. Al momento, intanto, non sono in programma leggi per estendere le stesse opportunità di cittadinanza ai discendenti dei musulmani che furono espulsi dalla Spagna assieme agli ebrei sefarditi.

Lorenzo Piccoli

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