La Cambogia ai conti col suo passato

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"Sarà pure un atto formale, ma oggi per noi questo gesto rappresenta la speranza di un futuro migliore". E' la voce che in questi giorni corre tra i villaggi della Cambogia fra chi ha vissuto l'orrore del sanguinario regime di Pol Pot. Il 3 luglio scorso, i 30 giudici - 17 cambogiani e 13 internazionali - che faranno parte del Tribunale internazionale per i crimini commessi dai Khmer rossi fra il 1975 e il 1979 hanno giurato ufficialmente al palazzo reale della Pagoda d'Argento nella capitale Phnom Pehn alla presenza di due monaci buddisti. La domanda di giustizia del popolo cambogiano sembra finalmente essere stata accolta.

Ci è voluto però molto, troppo tempo. Trentuno lunghi anni sono passati da quando i Khmer rossi di Pol Pot conquistarono il potere proclamando l'anno zero della Rivoluzione comunista e per creare l'Uomo Nuovo, il comunista perfetto, perseguirono la distruzione sistematica di tutto ciò che era legato al passato, alla civiltà cambogiana.

Il 17 aprile 1975 i soldati Khmer rossi entrarono nella capitale Phnom Pehn: cominciò l'orrore per questo piccolo Paese del Sud-est asiatico dove fu realizzato uno dei piani politici più radicali del Ventesimo secolo. Il delirante progetto consisteva in un ritorno alle origini primordiali: tornare a lavorare la terra. I contadini poveri delle zone più arretrate del Paese, liberi dalle contaminazioni della società borghese, diventavano "il modello supremo sul quale costruire la nuova società" senza ranghi né scuole né moneta, una società in cui gli intellettuali non avevano più alcun valore e dovevano essere giustiziati.

Pol Pot portò la nazione nelle tenebre: non c'è famiglia in Cambogia che non abbia perso qualcuno durante quegli anni. Tuttavia, nessuno è stato fino ad oggi chiamato a rispondere davanti alla giustizia per quei circa due milioni di morti - in uno Stato che contava appena sette milioni di abitanti - di cui rimane il ricordo immortalato nelle foto segnaletiche diligentemente archiviate da migliaia di torturatori e montagne di ossa e teschi sparsi nelle numerose fosse comuni trovate nel Paese.

È la Norimberga che nessuno vuole: per tre decenni una rete di omertà locali e internazionali ha difeso i responsabili di uno dei genocidi più atroci della storia. E' mancata la volontà politica interna. Molti ex Khmer rossi sono oggi al potere, primo fra tutti l'attuale Primo Ministro Hun Sen, una creatura dei liberatori vietnamiti, guerrigliero di Pol Pot poi fuggito in Vietnam nel 1977 e al potere da più di vent'anni.

Ma lo sconcertante ritardo nell'accertamento della verità chiama in causa anche attori più potenti, come gli Stati Uniti, la Repubblica Popolare Cinese e molti Paesi occidentali che per lunghi anni hanno dato, direttamente o clandestinamente, il loro appoggio ai Khmer rossi in chiave antivietnamita e quindi antisovietica, giacché Mosca era l'ultimo sponsor del governo di Hanoi. E fino ai primi anni Novanta hanno fatto in modo che Pol Pot conservasse il suo seggio alle Nazioni Unite.

Tuttavia, con l'inevitabile trascorrere degli anni una credibile ricerca di verità e di giustizia per il dramma occorso nella Kampuchea Democratica appare sempre più difficoltosa. Il capo e ispiratore, il "Fratello Numero Uno" Pol Pot, è morto nel 1998. Quanti si sono arresi al governo di Hun Sen, come Ieng Sary, l'ex ministro degli Esteri, Nuon Chea e Khieu Samphan, conducono un'esistenza agiata fra Parigi e la Cambogia con l'esplicito consenso del governo di Phnom Penh. Molti degli imputati sfiorano ormai gli ottant'anni. Solo l'irriducibile Ta Mok, detto il "macellaio" e Kaing Khek Ieu, noto come Duch, capo del famigerato centro di tortura di Tuol Sleng, dove incontrarono la morte 20 mila persone, sono stati arrestati. A rallentare la nascita del tribunale ha contribuito la drammatica situazione dell'economia cambogiana: il processo costerà all'incirca 56 milioni di dollari, richiesti alla comunità internazionale da un Paese ai limiti della sussistenza.

Ma il giuramento che i giudici hanno effettuato alla Pagoda d'Argento ha finalmente acceso una speranza: "Lo aspettavamo da tanto tempo" - dichiara Chea Vannath, già presidente del Centro per lo Sviluppo Sociale di Phnom Pehn e attivista dei diritti umani, ospite a Trento durante il World Social Agenda di maggio. "Forse il tribunale non risolverà molto nel poco tempo a disposizione per l'accertamento della verità (solo 3 anni). Ma sarà un segno importante per fare luce su uno dei massacri più terribili della storia e sarà anche un monito per i nostri governanti per porre fine al ciclo dell'impunità che regna nel Paese e non potrà che migliorare il nostro sistema giudiziario notoriamente corrotto". Per Chea Vannath e per molti altri sopravvissuti all'orrore dei Khmer rossi la lunga e dolorosa attesa sta per terminare.

di Arianna Miorandi

LA SCHEDA DI UNIMONDO

Quando:

Nonostante gli sforzi del re Sihanouk per tenere il Paese fuori dalla guerra con il Vietnam, la Cambogia fu coinvolta dai vietcong che ne usarono confine est come rotta dei rifornimenti di armi nella parte sud del Vietnam. Nel 1969 gli Stati Uniti bombardarono a tappeto le zone orientali della Cambogia per abbattere i guerriglieri vietnamiti e nel 1970 sostennero il colpo di stato del generale Lon Nol che depose il re. Quest'ultimo si alleò allora con il crescente movimento comunista cambogiano guidato da un gruppo di giovani intellettuali fra i quali spiccava Saloth Sar (alias Pol Pot). I Khmer rossi riuscirono a conquistare il potere nell'aprile del 1975 e lo mantennero fino al gennaio 1979 quando il vicino Vietnam liberò la Cambogia e installò un governo amico. L'invasione costrinse i Khmer rossi a ritirarsi nella parte occidentale del paese. Seguirono dieci anni di guerra civile che contrappose il governo pro Hanoi ai Khmer rossi e il paese divenne il teatro di scontro degli ultimi scampoli di Guerra Fredda: da una parte il Vietnam e l'alleato sovietico, dall'altra la Cina, amica di Pol Pot e gli Usa che favorirono i Khmer rossi, spina nel fianco del regime vietnamita.

Chi:

Con il ritiro del Vietnam dalla Cambogia nel 1989 si giunse alla fine della guerra civile siglata con la firma a Parigi degli Accordi di Pace del 1991 e l'istituzione dell'Autorità Transitoria dell'Onu in Cambogia. Le prime libere elezioni si tennero, sotto l'egida Onu, nel 1993 e quasi il 90% della popolazione andò al voto. Fu costituito un governo di alleanza fra il figlio del re Sihanouk e Hun Sen, primo ministro durante l'occupazione vietnamita. La fragile alleanza fu messa più volte alla prova e nel 1997 Hun Sen tentò addirittura un colpo di Stato. Oggi alla guida del Paese c'è ancora l'uomo forte Hun Sen, nonostante ogni elezione sia caratterizzata da intimidazioni, repressioni e violenze. Governa da padrone un paese fra i più poveri del mondo incancrenito da corruzione e continue violazioni dei diritti umani denunciate dalle Ong cambogiane e internazionali.

Cosa:

Il dialogo fra Nazioni Unite e governo cambogiano per l'istituzione di un Tribunale per i crimini commessi dai Khmer rossi, simile a quelli per l'ex Jugoslavia e per il Rwanda, è iniziato nel 1997. Dopo sei anni di estenuanti negoziati nel marzo del 2003 si è giunti alla firma dell'accordo, ratificato del Parlamento cambogiano solo l'anno scorso. L'ostacolo risiedeva nella composizione del tribunale in quanto l'Onu chiedeva una partecipazione anche di magistrati internazionali di fronte alla mancanza di indipendenza del potere giudiziario cambogiano. Alla fine l'accordo prevede che il tribunale sia misto, composto cioè da giudici internazionali e cambogiani, con una maggioranza di questi ultimi. Ma l'Onu ha imposto che condanne e assoluzioni siano sancite a maggioranza qualificata con il parere favorevole di almeno un giudice internazionale.

WWW per saperne di più:

Tribunale speciale per i crinini in Cambogia
Università di Yale Cambodian Genocide Program
Center for Social Development
Documentation Center of Cambodia

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