La BM non deve più finanziare l'estrazione di petrolio e carbone!

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Viene presentato ufficialmente oggi a Lisbona il rapporto indipendente sul settore estrattivo (Extractive Industries Review - EIR) commissionato dal Presidente della Banca mondiale a Praga nel settembre del 2000. Il rapporto contiene raccomandazioni importanti e coraggiose per la Banca mondiale, in particolare quella di non finanziare più nessun progetto per l'estrazione di carbone e petrolio nei paesi in via di sviluppo.

Più specificamente, si chiede un immediato arresto dei finanziamenti per i progetti concernenti il carbone, mentre per quelli relativi al petrolio una diminuzione progressiva con il termine finale fissato al 2008.

È un elemento di grandissima importanza che gli effetti dannosi di questi investimenti siano riconosciuti da una commissione di così alto livello della Banca mondiale. Per questa ragione le raccomandazioni dell'EIR sono state ben accolte dalle Organizzazioni non governative (Ong) internazionali, che hanno seguito i lavori della commissione e che sono presenti a Lisbona.

Le Ong hanno giudicato positivamente anche il fatto che l'EIR abbia indicato che per i prossimi investimenti su progetti petroliferi, le comunità locali, impattate dai progetti, spesso gruppi indigeni, debbano poter esprimere un consenso libero, previo ed informato e che venga proibito il reinsediamento forzato delle popolazioni indigene.

Di assoluto rilievo è anche l'inserimento di alcune considerazioni sui diritti umani, considerati come un fattore determinante per la riduzione della povertà, in particolare il riconoscimento "degli obblighi della banca Mondiale sui diritti umani che discendono dal diritto internazionale" che l'Istituzione non ha mai riconosciuto di avere, e la raccomandazione di "integrare il rispetto dei diritti umani in tutte le aree delle politiche e della pratica delle operazioni finanziate, inclusi gli aggiustamenti strutturali". In aggiunta il rapporto stabilisce che la Banca Mondiale debba d'ora in poi valutare il passato di violazioni delle compagnie private destinatarie dei prestiti e pubblicamente "nominare e denunciare" quelle con pratiche e politiche irresponsabili, escludendole dalle liste dei finanziamenti.

"Se il rapporto della EIR fosse stato pubblicato due anni fa controversi progetti come l'oleodotto Ciad-Camerun o il recente finanziamento dell'International Finance Corporation della Banca Mondiale per l'oleodotto Baku-Tiblisi Cheyan non sarebbero mai stati approvati" ha dichiarato Jaroslava Colajacomo della Campagna per la riforma della Banca mondiale.

"Tra le raccomandazioni del rapporto quella di fermare gli investimenti nel settore petrolifero è la più importante ma anche la più difficile da realizzare perché questi progetti sono i più redditizi di tutto il portfolio della Banca Mondiale, che dalla sua creazione ha fatto del ritorno alle compagnie petrolifere dei paesi donatori uno dei maggiori obiettivi (non dichiarati)" ha continuato la Colajacomo. "E' molto grave però che ad un giorno dalla presentazione del rapporto Ian Johnson, vice direttore della Banca Mondiale per lo sviluppo sostenibile, in un'intervista a Radio Popolare a Milano abbia detto le seguenti parole: il rapporto è solo una bozza che andrà ridiscussa e che non chiede alla Banca Mondiale di fermare i finanziamenti per carbone e petrolio ma stabilisce solo le condizioni alle quali questo vada fatto".

"Siamo preoccupati perché la banca Mondiale non è nuova all'abitudine di condurre e finanziare revisioni indipendenti e poi lasciare che queste raccomandazioni cadano nel vuoto. Per assicurarci che la Banca Mondiale sottoscriverà gli impegni enunciati nel rapporto, che verrà presentato per l'approvazione al consiglio dei Direttori nel marzo 2004, saremo presenti a Lisbona nei prossimi giorni" ha concluso la Colajacomo.

Il rapporto è disponibile sul sito www.eireview.org

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