L’Italia s’è desta. Contro Maroni

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Milano. 27 settembre. Maroni annuncia di cacciare gli immigrati comunitari e non da le case popolari ai Rom. Il discorso viene pronunciato alla Cattolica di Milano ove il Ministro dell’interno aveva presenziato alla Conferenza nazionale sull'immigrazione. Il discorso è avvenuto a dieci metri esatti dalla basilica di Sant’Ambrogio. Si. Il Vescovo dottore di grande carità che tenne la sua porta sempre aperta, prodigandosi senza tregua per il bene dei cittadini più poveri affidati alle sue cure. Chi ha tentato di contestarlo come l’Arci è stato allontanato. Poi s’è scagliato contro la magistratura in coerenza con il premier italiano, ree d’ “interpretare il reato d’immigrazione clandestina in un modo o in un altro”.

E contro i Rom in coerenza con il Premer francese. Questi devono essere esclusi dalle liste per le case popolari. Per il ministro dell’ interno la città di Milano, grazie ai 341 sgomberi degli ultimi tre anni con ben 7.004 allontanamenti, rappresenta «un modello da proporre a livello europeo» per la gestione dell’emergenza rom. «È stata una scelta di saggezza - ha riconosciuto Maroni - non si risolvono i problemi creando altri problemi». Chiuse dunque le porte delle case popolari, lo stesso Maroni ha affidato «al gran cuore di Milano» la sorte di quelle famiglie nomadi che lasceranno i campi regolari, a partire da quello di Triboniano, il più grande della città, che sarà smantellato entro la fine di ottobre. Durissima è stata la reazione di don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità cui è già stato affidato il piano per l’accompagnamento abitativo. «Noi non accettiamo queste forme di discriminazione - ha affermato il sacerdote - si rischia di far fallire un piano che offre progetti seri per risolvere un problema della città di Milano».

Bologna. 28 settembre. Il ministro è stato contestato da diversi studenti e, per le sue dichiarazioni riguardanti il reato di clandestinità, anche dall’Associazione nazionale Giuristi democratici. Di fronte all’imperativo: “applicate la legge!” ha risposto il presidente dell’Associazione, Roberto Lamacchia: “le affermazioni del ministro dimostrano una assoluta non conoscenza dei principi su cui si basa l’attività dei giudici, i quali hanno, ovviamente, l’obbligo di applicare la legge, ma hanno uguale obbligo di investire la Corte costituzionale circa la conformità di quella legge alla Costituzione”.

Roma. 12 ottobre. Nel corso di un’audizione al Comitato parlamentare Schengen il Capo del Viminale annuncia l’apertura in Veneto, Marche, Toscana e Campania di un Cie. Le tredici strutture attualmente attive, in questo momento, ha sottolineato il ministro, non vivono un problema di sovraffollamento e, quindi, «non c'è un'emergenza».

Padova. 14 ottobre. Il Ministro arrivò a Padova per un vertice in Prefettura con le autorità locali snobbando l’invito del Sindaco Zanonato per un incontro in Comune. Ad accompagnarlo, il Governatore della Regione Veneto Zaia, per promuovere l’ipotesi di costruzione di un nuovo CIE nella regione e per confermare la “strategia della sicurezza contro l’immigrazione”. A poche decine di metri un’assemblea di studenti, ricercatori e dottorandi dell’Università di Padova si era data appuntamento per mobilitarsi contro i tagli della riforma Gelmini (di cui è stato rinviato l’esame alle camere). Ma la presenza del Ministro non è passata inosservata ed il mondo della formazione ha dato via ad un corteo per le vie della città al grido di "respingiamo questa riforma non i migranti in mare", agitando i gommoni simbolo dei respingimenti in mare. Padova e questa regione, secondo i promotori, hanno bisogno di accoglienza non di un nuovo CIE come dimostra la presenza di molti rifugiati somali, ancora ospitati dall’Associazione Razzismo Stop perché privi di un posto in cui stare. L’Associazione Razzismo Stop, parte del Coordinamento veneto NO CIE ha ricordato che i centri di detenzione sono luoghi in cui ogni barbarità è lecita. Per l’Associazione si tratta di denaro speso per costruire prigioni etniche per chi ha la sola colpa di non possedere un permesso di soggiorno, che si aggiunge a quello già speso per finanziare guerre. A Padova Maroni ha anche assicurato che il nuovo Piano carceri, già approvato dal Governo, porterà un numero sufficiente di posti negli istituti di pena italiani, che attualmente ospitano una «cifra record» di detenuti. Insomma, celle per tutti: Cie per gli immigrati e prigioni per i detenuti. Ma nulla ai Rom.

Italia. 15 ottobre. Dopo quattro ore di incontro con i rappresentanti del Ministero degli Interni, le associazioni dei lavoratori immigrati hanno deciso di organizzare un corteo dall'Esquilino a Piazza Vittorio.

Giovedì 21 ottobre prima dell'incontro in programma con il Ministro Maroni, una delegazione delle associazioni antirazziste saranno audite dalla Commissione Diritti umani del Senato. Per porre la parola Fine.

Fabio Pipinato

f[email protected]

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