Kenya, il marcio torna a galla

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Foto: Nigrizia.it

Già si sapeva. La corruzione è un problema serio per il Kenya, tanto che il governo ha creato un’istituzione governativa apposita, la Ethics and Anti-Corruption Commission (EACC), per raccogliere le denunce in proposito. Si trova in una delle strade principali di Nairobi ed è segnalata con una grande insegna, tanto da far pensare di voler essere un monito per i keniani tutti. A quanto pare però, non basta a scoraggiare i tentativi di appropriarsi di fondi pubblici o di estorcere ai cittadini denaro per mandare avanti pratiche che altrimenti non sarebbero mai esaminate. Infatti nell’ultimo rapporto dell’organizzazione internazionale Transparency International il Kenya occupa il 143° posto in classifica, su un totale di 175 paesi esaminati. Ma gli scandali che stanno venendo alla luce in queste ultime settimane sono talmente gravi che potrebbero far precipitare il paese anche più in basso nella classifica del prossimo anno.

Negli ultimi giorni le prime pagine dei giornali sono state occupate dal caso del Servizio Nazionale per la Gioventù (National Youth Service, istituzione paramilitare governativa per la formazione di giovani), dalle cui casse sarebbero spariti circa 100 milioni di dollari di denaro pubblico. Nello scandalo sono implicati tutti i vertici attuali dell’istituzione e quelli della gestione passata. Si fa il nome anche di Anne Mumbi Waiguru, fresca governatrice della contea di Kirinyaga, ex ministra per la Devolution, cioè per il trasferimento di competenze e fondi alle contee, già chiacchieratissima per altri casi di corruzione, e sempre finora prosciolta con sentenze non del tutto convincenti. 

Tra gli accusati anche uomini d’affari che si sarebbero prestati a fare da tramite per il passaggio indebito dei fondi, gonfiando prezzi, vendendo servizi inutili o inesistenti e in molti altri modi “creativi”, avendo in cambio una buona parte della “refurtiva”. L’ultima lista resa pubblica dalle autorità competenti è composta da ben 54 persone, una trentina delle quali sono già state arrestate. Tra loro anche funzionari di altissimo livello, fatto che costituisce un fatto davvero eccezionale in un paese dove molto raramente i corrotti pagano. Ed è forse il segno di un cambio di passo nella lotta alla corruzione che era stata indicata come una delle priorità dal presidente Uhuru Kenyatta durante la campagna elettorale che ha portato alla sua rielezione. Nell’ultimo periodo le critiche sulla mancata attivazione di politiche atte a realizzare la promessa elettorale si erano fatte aspre e stringenti.  

Infatti, quello del Servizio Nazionale per la Gioventù è l’ultimo di una serie di episodi gravissimi che pure avevano occupato le pagine dei giornali per molti giorni nelle scorse settimane: quello del National Cereal and Produce Board (NCPB) - una sorta di Authority governativa  che deve controllare la produzione e la disponibilità dei cereali necessari al fabbisogno del paese - e quello della Kenya Power and Lighting Company (KPLC) la società che gestisce la distribuzione dell’energia elettrica nel paese. Il Board dei cereali è stato recentemente accusato di diversi episodi di malversazione, per un ammanco totale di diverse decine di milioni di dollari. Per quanto riguarda Kenya Power, un audit recente ha rivelato irregolarità amministrative enormi, circostanza che ha portato, per ora, al licenziamento di numerosi funzionari. 

Citizen, uno dei più autorevoli media indipendenti del paese, stima che in questi tre episodi di corruzione siano stati fatti sparire almeno 120 milioni di dollari e ha provato a stimare quanto questo è costato ai keniani. L’esercizio è scioccante. Con quei denari, un intero villaggio di mille persone avrebbe potuto vivere per 32 anni se ogni abitante avesse speso 1.000 Ksh al giorno (poco meno di 8,40 euro), una cifra veramente molto esagerata rispetto alla realtà. Dice anche che si sarebbe più che coperto il budget annuale per la contea Turkana, per cui sono stati stanziati 107 milioni di dollari. 

Secondo l’ex capo della EACC, nel 2016 il Kenya perdeva un terzo del budget dello stato in corruzione, una cifra pari a circa 6 miliardi di dollari ogni anno. Una situazione davvero imbarazzante, tanto che lo stesso presidente Kenyatta aveva dovuto riconoscere che la corruzione aveva raggiunto livelli tali, da mettere a serio rischio la sicurezza del paese.

Bianca Saini da Nigrizia.it

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