Italia: il governo riceve Obiang, desposta della Guinea

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E' oggi a Roma per un incontro con imprenditori italiani il Presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema, accompagnato da quattro Ministri. Scopo dell'iniziativa è di avviare con l'Italia un rapporto privilegiato, aprendo il Paese agli investimenti dell'imprenditoria italiana. L'evento è organizzato dal Rappresentante Personale del Presidente del Consiglio per l'Africa, On. Alberto Michelini. "E' evidente che l'obiettivo primario di quest'incontro è l'apertura del mercato del petrolio, "alternativo" a quello arabo che ha contribuito a rendere questo Paese ambìto dalle multinazionali e dalle diplomazie estere. Poco conta che Nguema Obiang ha fatto di questo paese dell'Africa occidentale una società chiusa e repressiva, dove l'opposizione politica viene imprigionata e torturata. Questo è inaccettabile da un paese membro dell'Unione Europea - commenta in un comunicato Francesco Martone, senatore della Sinistra Europea-PRC e segretario della Commissione Diritti Umani del Senato - in particolare dopo tutta la retorica del buon governo, del sostegno alla democrazia ed ai diritti umani in Africa, che ha fatto da pendant all'ultimo G8 di Gleneagles".

Da venticinque anni il presidente generale di brigata Obiang Nguema e il suo entourage fanno i loro comodi, accumulando ricchezze, coltivando la corruzione e reprimendo ogni dissenso - riporta Nigrizia. Uno scandalo sostenuto dagli interessi petroliferi. Una situazione che si protrae grazie alla politica estera statunitense e le imprese americane che supportano questo regime, sottolinea la rivista californiana Counterpunch. "La ExxonMobil sa di finanziare una tirannia, ma apparentemente considera la collusione con il dittatore il prezzo da pagare per la sua esplorazione petrolifera offshore". Di recente sulla base degli stessi interessi petroliferi anche l'amministrazione Zapatero ha proseguito nell'opera di avvicinamento al regime di Obiang già cominciata nell'ultimo periodo dal governo di José Maria Aznar, che inizialmente aveva mantenuto rapporti quantomeno freddi con la controparte guineana. A prezzo però di vedere le compagnie petrolifere spagnole tagliate fuori dai giacimenti equatoguineani. Almeno fino al 2003, quando la Repsol ha avviato alcuni lavori di esplorazione nelle acque territoriali del piccolo stato africano.

L'85% dei cittadini vive nelle bidonville, nel paese la libertà di espressione arretra e la corruzione e la centralizzazione paralizzano lo stato. Anche la Comunità economica e monetaria dell'Africa centrale (Cemac), di cui fa parte la Guinea Equatoriale, deplora che le ricchezze nazionali contrastino con la povertà della popolazione. Le organizzazioni Usa Human Rights Watch e Freedom House parlano di regime militare, mentre l'Heritage Foundation sottolinea che l'economia è "dominata dal petrolio e dalla corruzione governativa".

La nazione vive sotto lo stivale del presidente Nguema che da un quarto di secolo ha fatto di questo paese dell'Africa occidentale una società chiusa e repressiva, dove l'opposizione politica viene imprigionata e torturata. Secondo l'Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Parigi), siamo in presenza della "dittatura di un clan famigliare", dove la giustizia è sottoposta all'esecutivo, e dove l'economia è dominata dal petrolio e dalla corruzione governativa. Tra gli esponenti della dittatura figurano quasi esclusivamente membri della famiglia del presidente, se non del suo clan, in gran parte militari. Sui 50 ministri del governo - cioè un ministro ogni 10.000 abitanti - 20 appartengono alla stretta famiglia di Nguema. Non solo controllano il territorio con l'esercito e le forze di polizia, ma monopolizzano anche i ministeri dell'economia e della finanza, degli affari esteri e della giustizia, senza dimenticare naturalmente petrolio, gas naturale e legno.

"Poco importa tutto questo ai nostri rappresentanti del governo, poco importa al Ministro degli Esteri Fini e tantomeno interessa all'imprenditore Berlusconi che il 17 marzo 2005 ha accolto a palazzo Chigi Obiang Nguema, per concludere un accordo tra la Guinea e alcune imprese italiane, soprattutto Finmeccanica, leader dell'industria armiera. Petrolio, legno, pesca, armi. Molti i settori del piccolo paese del golfo in cui sono attivi governo e mondo economico italiani. pronti a lusinghe e corteggiamenti, disposti a accettare con colpevole connivenza le gravissime violazioni dei diritti umani compiute in quel paese, pur di aggiudicarsi una fetta, della ricca torta in palio. E' questo il costo del nostro modello di sviluppo e dell'internazionalizzazione del sistema Italia? - conclude il comunicato dell'on. Martone. [GB]

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