Italia “Rifondata sulla bellezza”

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Foto: E. Casalini ®

Fin quando non comprendi il valore della tua Terra ti permetti il lusso di sfregiarla. Lo abbiamo fatto con le coste, con il cemento e lo facciamo con le sigarette”.

Emilio Casalini, giornalista e scrittore, con il suo libro “Rifondata sulla bellezza” propone un viaggio nell’Italia che non sfrutta il suo enorme potenziale. Attraverso aneddoti da tutto il mondo, spiega come nel Bel Paese il turismo possa generare ricchezza e produrre lavoro. Non solo un’apologia del turismo, ma, dati alla mano, idee concrete ed esempi di reali cambiamenti. 

Riqualificazione del turismo è innanzitutto consapevolezza della nostra identità. Quando parli di ritrovare un’identità fai riferimento alla bellezza che il mondo riconosce all’Italia e alla difficoltà di capire, come popolo, chi siamo. Perché?

“Propongo una ricerca di identità a due livelli: in uscita e in entrata. Il conoscere la tua origine e offrirla agli altri è una delle più grandi ricchezze del mondo del turismo. L’identità di un luogo, come Genius Loci di un territorio, è un racconto che va al di là della vacanza al mare, perché è filo conduttore tra settore enogastronomico, il paesaggio e i beni culturali. Deve essere offerto al viaggiatore più che al turista. Ad esempio: l’identità della Versilia non è rappresentata dal mare, ma dalle cave di marmo di Michelangelo. In ingresso significa che gli altri riconoscono in te l’identità che tu proponi e tu ne diventi consapevole e diventa più facile proteggerla e valorizzarla.  In quest’ottica le scuole dovrebbero lavorare per riscoprire l’identità del territorio a cui appartengono e per diventare loro stessi i creativi narratori della propria terra. Quando capisci che un territorio ti appartiene lo ami e lo rispetti e quindi diventa più facile non buttare una sigaretta per terra”.

A questo proposito, parliamo di civiltà. Esistono città americane dove è vietato fumare alla fermata dell’autobus. Di contro, vediamo marciapiedi o strade italiane trasformate in posaceneri a cielo aperto. Il divario è enorme, come ridurlo?

“Fin quando non comprendi il valore della tua Terra ti permetti il lusso di sfregiarla. Lo abbiamo fatto con le coste, con il cemento e lo facciamo con le sigarette.  Di fatto noi non consideriamo nostro il territorio in cui viviamo. Ecco allora che il turismo diventa una chiave interessante di approccio. Una strada sporca non attrae un turismo di qualità, ma solo un turismo straccione a cui frega poco. Un luogo pulito rispecchia anche la dignità di chi lo vive. Se non lo impariamo per il rispetto della nostra terra impariamolo per il futuro occupazionale dei nostri figli. Semplificando al massimo: non buttare le sigarette per terra perché portano disoccupazione a tuo nipote che non potrà aprire una pizzeria in una strada sporca dove nessun viaggiatore sarà interessato a trascorrere il suo tempo. Le ragioni per cui non sentiamo nostra questa terra sono anche storiche. Io credo che l’Unità di Italia sia stata fatta molto male…”

Quello che proponi, e che qualcuno potrebbe definire visionario, richiede una strategia di lungo termine. I cinesi, per esempio progettano oltre i cinquant’anni. Come può conciliarsi con una mentalità, soprattutto meridionale, intrisa di arte dell’arrangio e di improvvisazione?

“Non voglio arrendermi a una visione fallimentare del nostro futuro. Esempi dimostrativi della realizzazione delle mie proposte ce ne sono tantissimi. Dove si è realizzata rigenerazione urbana oggi c’è economia, occupazione e ricchezza. Favara è un modello di cultura farm che ha rivoluzionato l’economia di un’intera cittadina. Con arte, cultura e rispetto. Il Rione Sanità a Napoli è un riuscitissimo progetto di innovazione sociale e turismo. Il recupero delle Catacombe di San Gaudioso rappresenta proprio la valorizzazione di quella bellezza diventata ormai invisibile. E questo è avvenuto, è reale. Vedendo gli effetti immediati si può pensare anche a una visione a lungo termine. Oggi tutta la politica nazionale non pianifica a lungo termine. Sarebbe necessario un cambio politico, con un leader che veda oltre i 25 anni”. 

Organizzazione strategica degna delle migliori aziende, in cui tu inserisci la cartellonistica stradale come elemento fondamentale di narrazione della nostra storia. Puoi spiegarci meglio?

“I cartelli stradali sono un simbolo del disinteresse dello Stato per il territorio. Un classico è che per tre rotatorie segui le indicazioni per l’autostrada e alla quarta non vedi più niente. Sarà capitato a molti occhi attenti di notare la cartellonistica stradale e turistica a volte assente, spesso confusa o sbagliata; è uno dei tanti motivi per cui il sistema non decolla. Rigenerare la fruizione di un territorio passa anche dalla politica nazionale e territoriale del recupero dei cartelli stradali, che andrebbero pensati anche come narrazione culturale o identitaria del territorio. Unire la funzionalità al racconto rappresenterebbe il prendersi cura sia del cittadino, sia del visitatore. Ancora una volta turismo e vita quotidiana vanno a braccetto”. 

Per esempio la statale Jonica 106…

“Sì, trovo ridicolo che all’altezza di Soverato io veda Taranto come indicazione se prima di arrivarci incontro Catanzaro, Lamezia Terme e Cosenza. Uno degli infiniti esempi di mancanza di attenzione al dettaglio da parte dello Stato. E in Tutta Italia è così. La chiarezza delle indicazioni stradali è sintomatica della cura che un’amministrazione ha del territorio. Dobbiamo andare nella direzione opposta: oggi tutto funziona solo se curato nei minimi dettagli”.

Sentiamo dire da decenni che potremmo vivere di turismo, perciò ti chiedo cosa proponi tu di diverso e così inedito?

“Il contesto internazionale, che ci ha portato in questo momento ad avere il fattore turismo tra i settori economici di maggiore espansione. Mentre moltissimi settori sono in crisi, vedi quello industriale. Quello del turismo cresce del 5 %. Questo è dovuto a mille fattori: a un benessere che si è diffuso nel mondo, alle compagnie low cost, alla sharing economy, al meccanismo dei visti meno rigido. Un mondo che si è aperto negli ultimi 20 anni, le condizioni per viaggiare sono migliorate tantissimo e questo ha portato a una crescita esponenziale del turismo.  Il mio libro è un manifesto politico che propone una rivoluzione politica e culturale. La parte politica definisce il turismo non uno dei settori in cui investire, con la retorica che lo accompagna da vent’anni, ma il settore principale in cui investire la maggior parte delle risorse economiche di uno Stato, come scelte e come mezzi, quindi anche Leggi. In quest’ottica definirlo solo turismo è riduttivo, è un amalgama di settori che si intersecano: l’enogastronomico, l’agricoltura di qualità, i beni culturali, l’ambiente, l’artigianato. Visto così, si avrebbe una componente del PIL che, a fianco dei servizi indispensabili dello Stato, la polizia, la giustizia, la scuola, cominci ad andare verso percentuali di PIL dominanti. Secondo me è ridicolo che nell’agenda politica, Confindustria abbia la stessa importanza dell’ambiente”.

La tua proposta di inserire in un preambolo della nostra Costituzione “Fondata sulla Bellezza”. Credi sia davvero realizzabile?

“Non è una provocazione. È la più simbolica di tutte le proposte che espongo. La nostra Costituzione per me inizia male. Che sia fondata sul lavoro è un ragionevole compromesso di settant’anni fa, ma ormai anacronistico”.

Samanta La Manna

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