Italia: Niscemi e la Sicilia contro il MUOS

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Foto: Marsalace.it

Mentre è in corso il dibattito a chi scarica più velocemente in campagna elettorale (almeno a parole) il progetto di dotare le nostre forze armate dei nuovi, costosi e “sensibili” ai fulmini caccia F35, in Sicilia a Niscemi, provincia di Caltanissetta, le forze dell’ordine hanno da pochi giorni sgomberato il pacifico presidio dei comitati No MUOS (Mobile User Objective System), il sistema militare di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è in fase di ampliamento all’interno della locale base militare americana posta nella Riserva naturale della Sughereta. Nonostante la sospensione dei lavori voluta nelle scorse settimane dal Governatore della Sicilia Rosario Crocetta per la mancanza di uno studio dell’impatto sulla salute pubblica delle onde elettromagnetiche rilasciate dalle antenne Muos i lavori nella base militare della marina americana continuano tra la forte paura della società civile, visto che le attuali 46 antenne che trasmettono dal 1991 sono ritenute responsabili dell'altissimo numero di casi di tumori a Niscemi e nel Calatino.

“L’accordo tra governo italiano e gli Stati Uniti per la realizzazione dell'impianto Muos subordinava la realizzazione stessa dell'impianto ai nullaosta ambientali della Regione Sicilia - ha affermato Crocetta - e i nullaosta ambientali emessi, a nostro avviso, potrebbero essere nulli, laddove l'impatto sulla salute dei cittadini sia realizzato da uno studio di ingegneria e non da un organismo sanitario ufficiale, quale potrebbe essere ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità o l’Organizzazione mondiale di sanità". Insomma “Non siamo contro gli americani e non siamo contro il Muos, ma vogliamo tutte le garanzie per la tutela della salute dei cittadiniha concluso Crocetta avviando l’11 gennaio l’iter di interruzione dei lavori che per il momento è rimasto inascoltato dalle autorità americane, forti dell’appoggio del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri arrivato negli scorsi giorni, assieme allo sgombero forzato da parte della polizia degli attivisti accampati fuori dalla base americana.

Da settimane i manifestanti presidiavano l’ingresso della base Usa, pronti a fare della resistenza passiva in attesa dei quattro camion e delle due gru che avrebbero dovuto completare l’opera e che puntuali sono arrivati nella notte tra il 10 e l’11 gennaio scortate dalle forze dell’ordine. “I poliziotti erano circa trecento divisi in blocchi - ha raccontato Elvira Cusa, del comitato No Muos di Niscemi -, noi una cinquantina. Ci siamo buttati a terra, ci hanno detto di alzarci, al nostro rifiuto ci hanno caricato. Non c’è stato nessun dialogo, anzi ci sono stati anche colpi di manganelli e calci”. Solo 70 uomini, invece, secondo la Questura di Caltanissetta. “Non c’è stata nessuna carica - ha precisato il capo di gabinetto Sergio Lo Piano - Ma solo azioni di alleggerimento” visto che i manifestanti hanno usato metodi pacifici di resistenza passiva, ammettono anche le forze dell’ordine e sono stati spostati di peso ai lati della strada.

Lo sgombero per i sempre più partecipati comitati (ultime le mamme No Muos) non è una sconfitta “ma l’inizio di una nuova fase di resistenza pacifica all’installazione del Muos” che vede ora anche l’assemblea regionale siciliana e il presidente Crocetta a fianco degli attivisti determinati a difendere la propria salute ancor prima che il proprio territorio. “Questo sistema prevede di utilizzare tre antenne radar con parabole da 18.4 metri di diametro, che emetteranno costantemente onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e a banda stretta di grande potenza che per studiosi del Politecnico di Torino costituiscono un rischio per la salute”. La pericolosità dell’installazione è dovuta all’estrema vicinanza con la popolazione residente, un comprensorio di oltre 300.000 abitanti che comprende Gela, Vittoria, Caltagirone, Niscemi, Butera, Riesi, Mazzarino, Acate, Mazzarrone, Piazza Armerina, San Cono, Mirabella Imbaccari, Chiaramonte Gulfi, San Michele di Ganzaria e Vizzini. “Si tratta di un comprensorio che è già stato definito Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale dallo Stato Italiano” e per questo trasformata dal 1997 in un area naturale protetta e “definita dalla Comunità Europea Sito di Importanza Comunitaria per l’ecosistema del territorio” hanno precisato i No Muos.

Ma non solo. “Lo studio del Politecnico di Torino - hanno spiegato in una petizione pubblica gli attivisti - mette in luce anche evidenti problematiche legate alle interferenze create dal Muos alle comunicazioni radar dell’aeroporto di Comiso con reali pericoli di malfunzionamento delle apparecchiature avioniche soprattutto in fase di atterraggio e decollo dei velivoli” visto che, come auto denuncia lo stesso progetto presentato dalla Marina navale degli Stati Uniti, il sistema satellitare supera i limiti di emissione elettromagnetiche consentite dalla legge italiana. Inoltre, fa sapere il popolo No Muos nel progetto “non è stata prevista alcuna strumentazione pubblica, istallata sul territorio di Niscemi, che possa controllare in modo permanente le emissioni elettromagnetiche”.

La salute e la sicurezza al primo posto, ma anche la pace. Alla dichiarazione del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Crocetta gli attivisti No Muos hanno aggiunto che:

 “Se i pareri attesi sull’impatto elettromagnetico dal Governatore Crocetta dovessero dirci che il Muos non farà male ai cittadini, noi come coordinamento regionale No Muos, dichiariamo che questo è soprattutto un’arma da guerra. Contestiamo le affermazioni dell’ambasciatore U.S.A a Roma che dichiara che i Paesi membri della Nato, come l’Italia, ne trarranno beneficio come sicurezza e pace internazionale e ricordiamo a tutti che l’Us Navy di Niscemi non è una base Nato ma una base ad uso esclusivo della marina statunitense”.

Anche per questo il popolo No Muos contesta un sistema di satelliti che come ha ricordato il giornalista Gilulietto Chiesa “consente agli Stati Uniti d’America, senza alcun controllo da parte italiana, di condurre azioni di rilevazione, controllo, guida di droni, possibili e multiple azioni di disturbo e di offesa verso terzi, oltre che rappresentare un potenziale bersaglio bellico”. Opponendosi al Muos la Sicilia può ora rifiutare il ruolo di avamposto cancerogeno di guerra per diventare invece un ponte di cultura, pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Per questo hanno concluso i pacifisti di Niscemi “Noi chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Presidente della Regione Siciliana, ai Ministeri della Salute, della Difesa e dell’Ambiente: l’adozione di ogni utile provvedimento finalizzato alla revoca delle rispettive autorizzazioni rilasciate per l’inizio dei lavori di realizzazione del sistema Muos”. Intanto i presidi continuano.

Alessandro Graziadei

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