Isolamento sociale e dipendenza da videogiochi: fenomeni recenti

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Immagine: Noisiamofuturo.it

Il fenomeno degli hikomori – giovani in ritiro sociale – e degli internet gaming disorder (dipendenze da videogiochi) è in ascesa tra i giovani, ma si possono prevenire lavorando insieme alle famiglie. Il segreto? Interessarsi a quello che fa il ragazzo offline che online, ed è questa la differenza rispetto al passato. Per i ragazzi, nativi digitali, non c'è distinzione tra mondo virtuale e mondo reale,come invece spesso accade per gli adulti. Per questo motivo la classica domanda “come è andata oggi a scuola?” non è più sufficiente: bisogna imparare a chiedere come vanno le attività online, informarsi sui giochi che fanno e le relazioni che instaurano. Si parte dalla base: se per il ragazzo quella dimensione è importante, vedere che il genitore se ne interessa crea un rapporto. 

È la relazione genitore-figlio infatti al centro di moltissime azioni legate alla prevenzione di queste dipendenze per le quali non esiste ancora una risposta strutturata da parte dei servizi. L'associazione Auto Mutuo Aiuto di Trento ha iniziato ad occuparsene un paio di anni fa perché le operatrici ricevevano chiamate di genitori preoccupati con ragazzi che facevano “qualcosa” su internet. Così hanno organizzato delle serate informative; dopo gli incontri le richieste di aiuto sono state numerose e ci si è resi conto di come il tema fosse molto sentito. Fin da subito si sono aperte due strade: da una parte i ragazzi con un problema più o meno grave di utilizzo di videogiochi e dall'altra ragazzi con un ritiro sociale - gli hikikomori.

I due disagi a volte vanno in parallelo, e il risultato comune è che alla fine il ragazzo si isola dal mondo esterno: nei casi più gravi di hikikomori possono interrompersi tutte le relazioni, anche quelle con la propria famiglia. Il ciclo sonno-veglia viene stravolto, e spesso il ragazzo dorme quando gli altri sono svegli (e viceversa). Se il problema è la dipendenza da internet e da videogiochi invece la situazione è un po' differente: il ragazzo comincia a giocare, gioca sempre di più e di conseguenza a un certo punto smette di uscire: il risultato non cambia.

Come e quando si scatenano queste patologie? In parte, da una certa predisposizione: se sono stato esposto alle tecnologie digitali fin da piccolissimo e senza regole da seguire, arrivato nella tappa della preadolescenza avrò delle abitudini già consolidate. Oltre a questo, molto spesso un fattore determinante è il bullismo, che le tecnologie digitali amplificano. Gli insegnanti riportano come tante difficoltà che hanno in classe derivino da quello che i ragazzi si sono o non si sono detti su Whatsapp. Oltre a questi due fattori anche i cambiamenti forti generano stress e disagio: il trasferimento dei genitori o la loro separazione, un cambiamento di scuola o di città, il passaggio da una scuola all'altra - dalle elementari alle medie e soprattutto dalle medie alle superiori. Non è un caso che l'abbandono scolastico legato a hikikomori o dipendenza internet avvenga nei primi due anni delle superiori. 

L'hikikomori è stato riconosciuto dal ministero della salute giapponese come patologia, mentre a livello italiano ed internazionale se ne sta ancora discutendo. L'hikikomori è un ragazzo, prevalentemente maschio ed intorno alla fase adolescenziale (16-17 anni)che smette di fare le attività che lo interessavano ed incomincia a ritirarsi socialmente. Ci sono degli hikikomori che stanno in camera a disegnare o a leggere tutto il giorno, senza per forza collegarsi a internet. Anche nel piccolo Trentino si iniziano a registrare dei casi; uno limite? “Abbiamo incontrato la mamma di una ragazza che non esce da 10 anni, adesso ne ha 24; oppure un ragazzino che avrebbe dovuto iniziare la prima media, ma non l'ha mai cominciata”, riporta Miriam Vanzetta, responsabile progetto gioco d'azzardo di AMA. Secondo studi realizzati da Marco Crepaldi, psicologo e Fondatore della rete Hikikomori Italia, in Italia ci sarebbero circa 100.000 casi.

Per quanto riguarda la dipendenza da internet evideogiochi, nel 2018 è stata riconosciuta come patologia dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); i giochi di oggi sono studiati in modo tale per cui quantopiù tempo si sta davanti allo schermo, tanto più si sale di livello; ci sono vari tipi di videogame, anche quelli multiplayer dove giochi con altre persone – che sembrerebbe un bene dal punto di vista della relazione; l'altro lato della medaglia però è che se manchi tu il gioco non va avanti, quindi resti in casa a giocare. Stime prudenti di questo fenomeno, realizzate in Trentino e su ragazzi in fase preadolescenziale e adolescenziale, parlano di un 3-4% di ragazzi a rischio.

“Su questo c'è molta inconsapevolezza da parte dei genitori” - aggiunge Miriam Vanzetta - “perché ad esempio è importante controllare il pegi dei videogiochi, ovvero è l'età indicata per quel determinato tipo di videogame. Il pegi in genere riporta un numero, ad esempio “12”, quindi vuol dire che è consigliato ai ragazzini dai 12 anni in su. Poi però ci sono bambini di 12 anni che giocano con videogame pegi 18 con contenuti molto violenti e aggressivi”.

Rimanere in casa quando c'è l'obbligo scolare si può? “Solo se viene attivato il servizio di neuropsichiatria infantile”, conferma Giulia Tomasi, facilitatrice gruppo hikikomori di AMA. “Altrimenti vengono i carabinieri, ed è traumatico per la famiglia. Anche perché magari hai gli insegnanti che ti hanno cercato, hanno creato situazioni dove c'erano degli incontri, tu sei andato ma non sei riuscito a portare tuo figlio. Anche il 'ti trascino' non funziona; una delle storie che noi raccontiamo più spesso è quella di ragazzina presa e trascinata a scuola, genitore esasperato perché non sa più cosa fare, appena il genitore se ne va lei prende e si fa 7 km sotto la neve per tornare a casa. Questa non è pigrizia, è che io non so stare in quella situazione; e davanti a questo cosa può fare un genitore?” 

Si torna quindi all'importanza della prevenzione; in entrambi i casi è importante avere attenzione ai campanelli di allarme: il ragazzo che rinuncia alle attività che faceva di solito (partite a calcio, uscite con gli amici) per rimanere in casa, o ha difficoltà ad uscire e non vuole fare altro. Se il ragazzo gioca online è importante dare dei limiti, fissare degli orari precisi da rispettare, evitare il gioco di sera perché c'è un'attivazione. Cercare di fare in modo che il ragazzo giochi negli spazi comuni, evitare la console in camera perché contribuisce all'isolamento. Dovrebbe passare il messaggio che come si hanno delle regole nella vita reale, ci sono delle regole anche nella vita virtuale: e anche queste devono essere monitorate. Nel momento in cui si vede che queste regole non vengono rispettate o che c'è un particolare nervosismo da parte del ragazzo abbiamo le indicazioni che sta diventando un problema ed è importante prenderlo in mano. Per farlo, ci si può rivolgere ai SerD (Servizio per le Dipendenze) del territorio di competenza; alla rete Hikomori Italia; a Milano una realtà che lavora molto in questo ambito è l'associazione Il Minotauro; a Roma invece il riferimento è il dott.Tonioni.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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